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Aquila Basket, ''Le performance e la prevenzione degli infortuni passa da un'attenta analisi e un continuo confronto'', Matteo Tovazzi, il responsabile dei preparatori fisici a livello giovanile

Determinazione, idee ben chiare e una preparazione professionale accompagnata a un percorso lavorativo di tutto rispetto, nonostante la giovane età. Nato a Trento nel 1985, Tovazzi è entrato a far parte dello staff dopo aver giocato nelle giovanili in maglia bianconera, allora Dolomiti Basket. Una rapida crescita per scalare le gerarchie e diventare il responsabile della preparazione fisica

Matteo Tovazzi (foto di Daniele Montigiani - Aquila Basket)
Di Luca Andreazza - 28 ottobre 2019 - 18:32

TRENTO. "Un trucco del mestiere? Quello di saper ascoltare i giocatori, i tecnici e lo staff medico, ma anche aggiornarsi continuamente e non sentirsi mai arrivati". Così Matteo Tovazzi, responsabile dei preparatori fisici per il settore giovanile della Dolomiti Energia

 

E' ormai tra le figure più importanti nello sport, un ruolo sempre più indispensabile per organizzare, insieme ai coach, la preparazione estiva e gli allenamenti settimanali in modo da portare i giocatori alla forma perfetta. Non si può lasciare nulla al caso per evitare infortuni oppure drastici cali di performance nel corso della stagione, soprattutto quando arrivano i momenti clou, quelli delle partite da dentro o fuori. 

 

Determinazione, idee ben chiare e una preparazione professionale accompagnata a un percorso lavorativo di tutto rispetto, nonostante la giovane età. Nato a Trento, il classe 1985 è entrato a far parte dello staff dopo aver giocato nelle giovanili in maglia bianconera, allora Dolomiti Basket. Una rapida crescita per scalare le gerarchie e diventare il responsabile della preparazione fisica del settore giovanile di Aquila Basket.

 

Quale è il tuo ruolo?

Il preparatore lavora sulla performance degli atleti affinché in campo possano esprimere al massimo le loro potenzialità fisiche. Compito del preparatore è quello di allenare il giocatore dal punto di vista fisico perché possa essere in campo il più possibile performante: si spazia da aspetti di prevenzione degli infortuni a lavori di forza, quindi velocità e resistenza per cercare di instillare nel giocatore un corretto approccio all’allenamento tecnico, organizzando quindi un riscaldamento mirato e un defaticamento post-attività.

 

Quale è stato il tuo percorso di studio e come si diventa preparatore fisico?

Nel basket per essere iscritti a referto e quindi sedere in panchina bisogna essere abilitati e si deve completare un corso federale per raggiungere la qualifica di "Preparatore fisico nazionale”, in cui la Laurea in scienze Motorie è requisito necessario. Ma questo è l'ultimo step, prima ci sono alcuni corsi di base che permettono di lavorare con i settori giovanili e le categorie inferiori.

 

Quali sono le principali differenze tra preparare una prima squadra e una formazione giovanile

In prima squadra si lavora molto sulla performance, si monitorano i carichi di lavoro e si organizza il lavoro in maniera molto accurata in termini di volume e intensità. A livello giovanile si investe molto tempo nella fase più didattica, quindi nel fornire ai giovani atleti gli strumenti per muoversi correttamente: in questa maniera si evitano predisposizioni a determinati infortuni e si crea una solida base su cui aumentare la specificità delle richieste seguendo quelle che sono le fasi dello sviluppo del ragazzo. Sia a livello di prima squadra che giovanile è sempre più importante individualizzare il lavoro all’interno del team.

 

Il rapporto preparatore-coach

E' fondamentale come quello con i giocatori. Alla base deve esserci il rispetto dei ruoli, senza però rinunciare al confronto. A livello giovanile è necessario condividere obiettivi e piani di sviluppo di ogni singolo giocatore in maniera tale che le richieste tecniche e fisiche vadano a braccetto.

 

Il tuo ruolo può essere visto dagli atleti comeantipatico”: li costringi a lavorare, anche duramente, mentre magari vorrebbero giocare e divertirsi

Non ho mai avuto questi problemi, se non forse nei primissimi anni, in cui però la mia esperienza e l’organizzazione del club non erano quelle odierne. Inoltre ho sempre avuto la fortuna di incontrare e lavorare con tecnici e dirigenti che mi sostengono e credono molto nell’aspetto fisico e atletico del giocatore. 

 

Saltare più in alto per un rimbalzo o per andare a schiacciare, tenere il contatto in un taglia-fuori, sorprendere l’avversario con un grande primo passo: è bello motivare i giovani anche con queste sfide, in cui possono immediatamente rendersi conto di come il lavoro paghi. 

 

E' sempre più evidente come l'aspetto fisico stia assumendo un ruolo rilevante nel giocato: ai miei ragazzi porto spesso in esempio i nostri giocatori della serie A che anche in estate lavorano sodo con l’obiettivo di migliorarsi.

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