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| 07 lug 2021 | 18:49

Dai Mondiali agli Europei, la storia travagliata dell'Italia e i calci di rigore tra grandissime gioie e tante delusioni

Il successo al Mondiale 2006 è stata la prima vera gioia dal dischetto per i colori azzurri che, prima del trionfo in Germania, avevano conosciuto solamente delusioni quando si parla della lotteria dei calci di rigore. Il successo di martedì contro la Spagna riporta in parità il bilancio per quanto riguarda gli Europei: tre vittorie importanti e tre sconfitte, alcune delle quali bruciano ancora

Il rigore realizzato da Fabio Grosso nella finale del Mondiale 2006 contro la Francia

TRENTO. Non c'è ancora un equilibrio, ma non manca molto per raggiungere almeno la "parità". Grazie alle "manone" di Gigio Donnarumma e alla freddezza di Belotti, Bonucci, Bernardeschi e Jorginho.
Di cosa stiamo parlando? Semplice: del bilancio tra vittorie e sconfitte ai calci di rigore della Nazionale Italiana ai Mondiali e agli Europei che, sino a quindici anni or sono, era decisamente "in perdita", visto quanto accaduto in rapida successione a Italia '90, Usa '94 e Francia '98.

 

Nel 2006 i penalty, che tanto ci avevano tolto in precedenza, hanno iniziato restituire: il successo nel Mondiale disputato in Germania (5 a 3 sulla Francia, con errore decisivo di Trezeguet) arrivò dopo 120 minuti di pathos totale e una serie di rigori che ancora oggi ricordiamo nitidamente. Apre Pirlo, pareggia Wiltord, Materazzi incrocia magnificamente con il mancino, mentre Trezeguet cerca l'incrocio, ma il il suo destra centra la parte bassa della traversa, tocca la riga e torna indietro. De Rossi, al rientro dopo quattro turni di stop dopo l'epulsione subìta contro gli Stati Uniti, la mette sotto il "sette", Abidal tiene in partita la Francia, ma Del Piero - glaciale anche lui - la rispedisce a meno due. Sagnol regala l'ultima speranza ai francesi, ma il sinistro piazzato di Grosso, che nelle previsioni il rigore probabilmente non l'avrebbe nemmeno dovuto tirare, spedisce l'Italia sul tetto del mondo e manda in visibillio un intero Paese, che si rifà delle delusioni patite nelle quattro edizioni precedenti.

 

Ecco, per l'appunto: con la sola eccezione del Mondiale di Corea e Giappone del 2002, del quale vi abbiamo raccontato recentemente e concluso con l'eliminazione beffa agli ottavi di finale per mano della Corea del Sud e dell'arbitro Moreno, nel 1990, nel 1994 e nel 1998 il nostro destino era stato deciso sempre dai tiri dal dischetto. E, in tutte e tre le occasioni, a festeggiare erano stati gli altri, nello specifico Argentina, Brasile e Francia.

 

Italia '90 era il Mondiale di casa, delle Notti Magiche che stanno tornando in voga in questi giorni grazie allo straordinario percorso compiuto dalla compagine di Mancini all'Europeo, di Totò Schillaci, passato dall'essere il convocato dell'ultimo momento al protagonista assoluto della manifestazione. Ebbene l'Italia era una squadra fortissima con campioni in ogni reparto del campo e, assieme a Germania, Argentina e Brasile, una delle favorite per il successo finale. Con il vantaggio, però, di giocare in casa.

 

Dopo un percorso netto fatto di successi contro Austria, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Uruguay ed Eire, in semifinale la squadra di Azeglio Vicini trova l'Argentina di Diego Armando Maradona. Si gioca a Napoli e il "Pibe" carica l'ambiente, cercando di portare dalla propria parte quanti più tifosi partenopei possibili. Schillaci segna ancora, pareggia Caniggia di testa nella ripresa e il risultato non cambia più. È la celebre partita in cui il fischietto francese Vautrot non controlla il cronometro e fa durare 23 minuti il primo tempo supplementare. 

 

Si va ai rigori con l'Albiceleste che aveva già provato l'esperienza, visto che nei quarti aveva superato la Jugoslavia proprio dal dischetto: segna Baresi, pareggia Serrizuela, Baggio realizza da par suo, ma anche Burruchaga è preciso. De Agostini fa 3 a 2, ma Olarticoechea è freddo. Tocca a Donadoni, che rigorista non è: para Goycochea. Maradona accarezza il pallone con il suo mancino e spiazza Zenga. Ultimo tiro: Serena (che il rigore non avrebbe dovuto calciarlo) angola poco e il portiere argentino indovina ancora l'angolo. In finale ci vanno i sudamericani, che poi pagheranno dazio all'Olimpico contro la Germania proprio per... un rigore (inesistente, tra l'altro).

 

La beffa è atroce, ma quattro anni dopo lo è anche di più. Sì, perché l'Italia raschia il fondo del barile sia nella prima fase che negli ottavi di finale, quando è sotto di una rete a pochissimi minuti dalla fine e ci vuole il destro rasoterra chirurgico di Baggio per pareggiare contro la Nigeria. Lo stesso "Divin Codino" segnerà (su rigore!) il gol qualificazione e, nei successivi due turni, gli azzurri si sbarazzano prima della Spagna e poi della rivelazione Bulgaria.
In finale, ventiquattro anni dopo, è ancora Italia - Brasile.

 

Si gioca alle 12.30 nella canicola di Pasadena, Baresi è al rientro appena un mese dopo essersi rotto il menisco, mentre Baggio gioca con uno stiramento muscolare. Succede poco, anzi pochissimo, sia nei 90' regolamentari che nei due overtime. Rigori, ancora: Baresi, che quattro anni prima aveva segnato, spara alto, ma Pagliuca (che, come dice Costacurta, "uno lo parava sicuramente") respinge il tiro di Marcio Santos. Parità: Albertini segna con la trasformazione senza rincorsa, Romario è una sentenza. Chicco Evani, oggi vice di Mancini, piazza il sinistro alla perfezione, così come Branco, che con quel piede fa quel che vuole. Tocca a Massaro, che di rigori ne ha calciati pochissimi in carriera: conclusione non impeccabile e Taffarel para. Dunga è glaciale e allora tocca a Baggio: l'Italia deve segnare e poi sperare in "San" Pagliuca. Il numero dieci azzurro, che dal dischetto ha sempre fatto quel che voleva (tradotto: la metteva dove gli pareva), incrocia il destro ma la palla va alta. Il Brasile è campione del Mondo, per dirla alla Bruno Pizzul, per decenni la "voce" che ha raccontato le gesta degli azzurri,  "Alto. Il Campionato del Mondo è finito: lo vince il Brasile ai calci di rigore".

 

Cambia ancora il Ct e tocca a Cesare Maldini, che il Mondiale l'ha vinto nell'82 da vice Bearzot. Andiamo in Francia, nel 1998, con una squadra che è un perfetto mix tra giovani ed esperti. Si passa il girone pareggiando con il Cile (con Baggio che trasforma un rigore), poi battiamo Camerun e Austria. Negli ottavi Bobo Vieri stende la Norvegia, mentre nei quarti troviamo i padroni di casa della Francia, per di più nello stadio di Saint Denis, dove poche settimane più tardi i Blues diventeranno Campioni del mondo. Zero a zero (un film già visto) nei regolamentari, mentre nei supplementari Baggio sfiora quello che sarebbe stato uno dei gol più belli della sua strepitosa carriera. Rigori, ancora una volta, maledetti rigori: apre Zidane, pareggia Baggio, sbaglia Lizarazu (super, ancora, Pagliuca), ma Barthez dice subito "no" ad Albertini. Si riparte: gol di Trezeguet, gran rigore di Costacurta e poi un altro giovanissimo francese, Thierry Henry, realizza. Vieri la mette sotto l'incrocio e Blanc spiazza il portiere azzurro. Tocca a Di Biagio: se realizza si va oltranza, altrimenti andiamo a casa. Due passi di rincorsa, botta centrale, Barthez è spiazzato, ma la traversa dice "no" al tiro del centrocampista italiano.

 

E agli Europei la tradizione è positiva o negativa? Nella massima rassegna continentale il bilancio è (clamorosamente) in parità: nel 1980, quando ancora si disputava la finale per il terzo e quarto posto, l'Italia venne sconfitta per 10 a 9 dopo i tiri di rigore dalla Cecoslovacchia nella "finalina", mentre vent'anni più tardi i penalty ci hanno detto "bene" nella semifinale contro l'Olanda con il "famosissimo" cucchiaio di Francesco Totti ai danni di Van Der Sar del quale vi abbiamo già raccontato (qui articolo). Nel 2008 la Spagna ci estromette ai quarti di finale (decisivi gli errori di De Rossi e Di Natale), mentre nel 2012 arriviamo sino in fondo (ma sono ancora gli iberici a trionfare), dopo aver estromesso l'Inghilterra ai rigori nei quarti con Montolivo che sbaglia il secondo dopo le trasformazioni di Balotelli e Gerrard. Rooney segna e siamo ad un passo dal baratro, ma arriva il "cucchiaio" di Pirlo ("Hart? Doveva abbassare un po' le arie"), seguito dalla traversa di Young. Siamo ancora vivi: Nocerino realizza, Buffon respinge il tiro di Cole e poi Diamanti ci manda in semifinale, dove Cassano e Balotelli "materanno" la Germania.

 

Proprio contro i tedeschi si arresta la corsa nel 2016, in Francia: la Nazionale di Conte stupisce tutti, elimina i due volte campioni in carica della Spagna negli ottavi e poi nei quarti è ancora Italia - Germania: 1 a 1 nei tempi regolamentari, nei supplementari soffriamo ma teniamo e si va ai rigori. Ne battiamo nove noi e nove i tedeschi: loro ne sbagliano tre, con Müller, Özil e Schweinsteiger (mica gli ultimi arrivati...), noi facciamo peggio, visto che falliscono Zaza (con una rincorsa sulla quale è meglio stendere un velo pietoso), Pellè (che dice a Neuer "ti faccio lo scavetto" e poi calcia fuori di un metro), Bonucci e Giaccherini.

 

E pensare che nel 1968, quando ancora i rigori non erano previsti dal regolamento, l'Italia vinse l'Europeo grazie al successo nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia: dopo il pareggio  nella prima sfida, nell' "atto secondo" gli azzurri s'imposero per 2 a 0. Con i penalty, chissà come sarebbe finita.

 

Di sicuro vi è che martedì sera gli azzurri sono stati praticamente perfetti. Domenica, però, tutti quanti faremmo volentieri a meno dei calci di rigore.

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