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L'incredibile storia di Irene Gonzalez, la prima calciatrice professionista a militare in una squadra maschile. Per giocare fondò un suo team ma morì di Tbc a soli 19 anni

In brevissimo tempo divenne un personaggio acclamato dal pubblico galiziano e giocò da professionista, percependo un regolare compenso per le sue prestazioni sportive. Una storia, in tutti i sensi, d'altri tempi. Dopo di lei sono rarissimi i casi, l'ultimo la breve esperienza di Carolina Morace sulla panchina della Viterbese

Irene Gonzalez, ritratta prima di una partita: la sua carriera s'interruppe bruscamente all'età di 19 anni
Di Daniele Loss - 12 aprile 2021 - 18:13

TRENTO. Nell'estate del 1990 Luciano Gaucci, si proprio lui "Big Luciano", prese una decisione clamorosa: affidò la guida della Viterbese, una delle tante società che gravitavano nell'orbita del "patron" del Perugia, a Carolina Morace, che divenne la prima donna a sedersi sulla panchina di una formazione maschile di calcio. L'esperienza fu di brevissima durata perché, in seguito agli esoneri della "vice" Betty Bavagnoli e del preparatore atletico Luigi Perrone, suo storici collaboratori, l'allenatrice romana decise di rassegnare le dimissioni.

 

Se Morace è stata la prima allenatrice a guidare, seppur per brevissimo tempo, una squadra maschile, con la sua storia che fece in rapidissimo tempo il giro del mondo, alzi la mano quanti conoscono Irene Gonzalez e la sua incredibile storia. La risposta a tale quesito è facile: pochissimi.

 

Di lei si trovano infatti rare tracce in rete (c'è su wikipedia Spagna, dove esiste un breve profilo a lei dedicato), eppure la galiziana è stata la prima donna a militare in un team maschile con lo status di calciatrice professionista. Per raccontare questa storia straordinaria bisogna tornare addirittura agli anni '20, dunque oltre un secolo fa. Irene Gonzalez è una giovane ragazza di La Coruna molto diversa dalle sue coetanee: la sua più grande passione è il calcio e, grazie all'appoggio della mamma (mentre si legge nelle cronache dell'epoca, che il papà era decisamente contrario), riesce ad entrare nelle giovanili del Racing Athletic, con cui si disimpegna come centravanti. In attacco gioca bene e segna tanti gol, diventando uno dei punti fermi della squadra.

 

Al termine del percorso nella scuola calcio, però, la società la mette alla porta: per lei non c'è posto nel calcio degli adulti e, quindi, la sua carriera è finita. Per i dirigenti del Racing Athletic, ma non per la combattiva Irene che, a soli 16 anni (e siamo nel 1925!!!) decide di fondare una propria società. La chiama semplicemente Irene Fc e diventa il capitano e, siccome la squadra è senza portiere, lei sveste la maglia numero nove per indossare la numero uno, colmando personalmente la lacuna.

 

Irene Gonzalez diventa immediatamente un personaggio e il campo d'allenamento viene preso d'assalto dai curiosi e, anche in occasione delle gare ufficiali a cui partecipa l'Irene Fc (che disputa una sorta di campionato regionale della Galizia) richiamano un gran pubblico sulle tribune. E lei? Se da centravanti se la cavava alla grande, pure in porta fa grandi cose, ispirandosi al suo mito, Ricardo Zamora, uno dei più grandi portieri della storia di calcio. Lo stile non è impeccabile, ma la Gonzalez ha un'incredibile coraggio e una personalità debordante che la rendono un portiere di spessore. Assume lo status di professionista, percepisce - giustamente - il compenso previsto e, quasi sempre, viene accolta con entusiasmo anche dal pubblico avversario risultando una delle migliori della sua squadra.

 

Nel momento migliore, quando la Gonzalez sembra destinata ad un futuro di successo nel mondo del pallone, a 18 anni, nel 1927, Irene si ammala di tubercolosi. La Spagna viene invasa da un'epidemia che, in breve tempo, falcidia la famiglia Gonzalez: la giovane calciatrice in breve tempo perde il papà, la mamma, il fratello e un nipote.

 

In città viene organizzata una raccolta fondi per aiutarla nella guarigione e la situazione sembra migliorare, grazie anche all'aiuto della sorella maggiore e del cognato, che le stanno vicini in tutto il percorso. Nella primavera del 1928, però, le sue condizioni di salute peggiorano nuovamente e, nonostante una nuova raccolta fondi promossa dal quotidiano La Voz de Galicia, alla quale collaborano anche diverse società sportive della regione, che organizzano partite il cui incasso viene devoluto interamente alla causa, il 9 aprile 1928 Irene Gonzalez muore.

 

In suo onore viene istituita la Copa Irene, ma delle sue prodezze esistono pochissime testimonianze: qualche foto ingialliti, alcuni ritagli dei giornali dell'epoca e, purtroppo, nessun video dell'erede al femminile di Ricardo Zamora.

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