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Ventotto anni senza il diavolo di Sebenico: il 7 giugno 1993 muore in un incidente stradale Drazen Petrovic, il giocatore di basket europeo più forte di tutti i tempi

Soprannominato il diavolo di Sebenico, scomparve a causa di un incidente stradale in Baviera, mentre rientrava da una gara con la nazionale. Scelse di rientrare in automobile assieme alla fidanzata, anziché prendere l'aereo come tutti i compagni. Lasciò il segno al Cibona Zagabria, con cui vinse due Coppe dei Campioni consecutive, al Real Madrid (62 punti nella finale di Coppa delle Coppe contro Caserta) e anche in Nba con i Nets che, nel momento della sua scomparsa, ritirarono per sempre la maglia numero 3

Drazen Petrovic, il giocatore europeo di basket più forte della storia, scomparso a 28 anni il 7 giugno 1993
Di Daniele Loss - 07 June 2021 - 21:18

TRENTO. Oggi il Diavolo di Sebenico avrebbe 56 anni e sarebbe certamente un allenatore incredibile per capacità, lettura e leadership. Come lo era in campo, del resto. Probabilmente occuperebbe il posto di head coach in un Top Team Europeo o, addirittura, in Nba. Lui che è stato il primo atleta proveniente dal Vecchio Continente a lasciare il segno Oltreoceano, in un'epoca in cui gli atleti europei che avevano compiuto il grande salto si contavano sulle dita di una mano.

 

E, invece, in un maledetto pomeriggio di 28 anni fa, alle 17.20 Drazen Petrovic lasciava per sempre questo mondo nei pressi di Denkendorf, piccolissimo paesino della Baviera, sino a quel momento sconosciuto ai più. Dopo aver realizzato 30 punti contro la Polonia in una gara di qualificazione agli Europei, Petrovic scelse di far rientro in Croazia in auto con la fidanzata Klara Szalantzy anziché salire sull'aereo con il resto della Nazionale Croata: la Golf guidata dalla compagna si scontrò contro un camion che viaggiava in senso opposto. Il Diavolo di Sebenico morì sul colpo, gettando nello sgomento il mondo del basket, al quale avrebbe potuto dare ancora tantissimo visto che al momento della scomparsa Petrovic aveva appena 28 anni ed era uno dei migliori giocatori del pianeta, una delle stelle indiscusse della Nba.

 

Che quel ragazzino nato a Sebenico, città della Dalmazia bagnata dal Mar Adriatico, avesse qualcosa in più lo si era capito sin dal percorso nelle giovanili. Cresciuto a pane e basket, sport nel quale si cimentava anche il fratello maggiore Aleksandar, a 20 anni approdò al Cibona Zagabria, la squadra dell'attuale capitale croata, campione nazionale e uno dei Club più importanti a livello europeo negli anni '80.

Nei quattro anni in cui indossò la canotta del Cibona vinse un campionato jugoslavo (che all'epoca si chiamava Yuba Liga), 3 Coppe di Jugoslavia, ma soprattutto due Coppe dei Campioni consecutive (1985 e 1986) e una Coppa delle Coppe (1987). In campionato segna qualcosa come 43,3 punti a partita e il 5 ottobre 1985, nella sfida contro l'Olimpija Ljubljiana di punti ne segna addirittura 112.

 

Dopo quattro al Cibona, nel 1988 approda al Real Madrid, che per lui spende la bellezza di quattro milioni l'anno, una cifra spropositata per l'epoca. È il più forte giocatore europeo, realizza record su record individuali, come i 42 punti di gara 4 della finale scudetto e gli otto assist realizzati in gara 2.
Nel 1989 con i blancos vince la sua seconda Coppe delle Coppe contro Caserta di Gentile, Oscar ed Esposito e nella fina, terminata 117 a 113 per gli spagnoli, segna 62 punti.

Petrovic non snobbò mai la nazionale durante la sua troppo breve carriera e, anzi, ne fu orgogliosamente uno degli elementi di punta, trascinando i suoi all'argento olimpico a Seul 1988 e al successo nel Campionato del Mondo di Buenos Aires nel 1990.

 

L'esperienza al Real dura solamente per una stagione, perché nel 1989 compie il grande salto, volando a Portland, in Nba. L'impatto non è significativo, a causa soprattutto di un minutaggio ridotto e contribuisce in piccola parte alla causa della squadra di Clyde Drexler, che arriva sino alla fine, poi persa in 5 gare (1-4) contro Detroit. Dopo una seconda stagione ancora con poche luci, Petrovic viene lasciato libero dal Club dell'Oregon, perché non troppo apprezzato dai compagni che lo accusano di eccessivo individualismo. Nei due anni a Portland non parte mai titolare e qualcuno inizia a dubitare anche delle sue capacità.

 

Si trasferisce allora ai Nets, dove la sua carriera decolla definitivamente anche Oltreoceano, mettendo a tacere tutti coloro i quali si erano permessi di bollarlo come giocatore solamente europeo. Diventa una delle migliori guardie tiratrici dell'intera Lega, conclude la stagione con il 51% e segna 20,6 punti di media. Celebre è la partita contro Houston: prima del match la guarda dei Rockets Vernon Maxwell dichiarò che "deve ancora nascere un europeo bianco che mi faccia il culo". Risultato? In quella partita Petrovic ne segna 44.

Nella stagione successiva la media punti passa addirittura a 24 e il Diavolo di Sebenico diventa uno dei migliori tiratori da tre dell'intera Lega, a tal punto che viene inserito nel terzo quintetto Nba: è il primo europeo a riuscirvi e il secondo non americano in assoluto dopo il nigeriano Hakeem Olajuwon.

 

Nel momento di maggior ascesa arrivò quel tragico pomeriggio del 7 giugno 1993. La Nba lo ricordò con un minuto di silenzio su tutti i campi e i Nets ritirarono la sua maglia numero 3. In Croazia è considerato tutt'oggi un eroe e il 7 giugno è giornata di lutto nazionale per ricordare il giocatore europeo più forte di tutti i tempi.

Il "Mozart dei canestri", l'altro soprannome con cui era conosciuto, però non morirà mai nel cuore del popolo croato e degli amanti del basket. Questo è il destino riservato alle leggende. La domanda è: cosa avrebbe potuto fare ancora Petrovic nei tanti anni in cui avrebbe ancora giocato? Vincere l'Nba? Probabilmente sì.

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