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L'attacco de La Gazzetta dello Sport a Sinner: "Si è scoperto definitivamente "italiano" senza esserlo completamente. Lo amiamo anche perché non ci somiglia"

Nell'articolo a firma di Giancarlo Dotto, si legge anche: "Tra un passante e un rovescio incrociato, tra un boato e un coro, Jannik ha scoperto la bellezza di essere nostro e di ritrovarsi italiano. Sentirsi italiani per adozione avvenuta, conclamata e plebiscitaria. Cosa di più bello? Cosa di più illuminante per un Paese che ancora dibatte il dubbio, nella sua pancia più triviale, se abbia diritto di sentirsi e dirsi italiano chi lo ha dimostrato con l'appartenenza, la dedizione, l'amore svelato, e non per un mero fatto di sangue o etnia"

Di Daniele Loss - 21 novembre 2023 - 17:16

TRENTO. Stavolta, veramente, non si poteva esultare e basta per quanto ha saputo fare contro i migliori del mondo? Magari togliendosi il cappello per la professionalità e la sportività dimostrate (Djokovic ha vinto, ma il suo "destino" è stato eccome nelle mani di Sinner). E pensare che, questo ragazzo di 22 anni, cresciuto tra i monti dell'Alto Adige, con le sue imprese ha fatto passare - per qualche giorno - in secondo piano anche la Nazionale di calcio, impegnata in gare di fondamentale importanza per la qualificazione al prossimo Europeo?

 

Evidentemente era chiedere troppo. Infatti c'è chi no, non ce l'ha fatta nemmeno stavolta a "limitarsi" a festeggiare un talento pazzesco, uno di quelli che ne nasce uno ogni cento anno.

E, dopo averlo messo al muro per aver detto "no" alla convocazione in Nazionale in occasione del round robin di settembre, stavolta La Gazzetta dello Sport ha fatto di peggio. Lo ha giudicato e non per le sue prestazioni sportive (che ci starebbe eccome), ma lanciandosi in un'improvvida analisi degli atteggiamenti e dei pensieri (presunti) a firma del giornalista Giancarlo Dotto che, in poche parole, ha detto che "sì, adesso Sinner è veramente italiano".

 

Sì, perché secondo l'autore dell'articolo, c'era un Sinner prima e ce n'è uno dopo le Finals.

 

"Ha diffuso secchiate di fascino magnetico non solo nella prepotenza del suo tennis totale, inesorabile quando difende e letale quando offende. La seduzione di Jannik è diventata giorno dopo giorno micidiale nel suo essere nostro, nel suo scoprirsi definitivamente "italiano" (tra virgolette, ndr), senza esserlo davvero completamente, nostro e italiano".

 

In primis non si comprende perché la parola italiano sia stata virgolettata (è nato a Sesto? Sì, Sesto è in Italia. Sì. E allora?) e poi, perché Sinner non avrebbe dovuto essere "nostro" (qui sì usiamo le virgolette) già a luglio, quando è arrivato alla soglia delle finale di Wimbledon (arrendendosi solamente a Djokovic), diventando il più giovane tennista tricolore a raggiungere la semifinale di uno Slam?

 

Anche allora aveva entusiasmato appassionati e non solo per il suo percorso nel torneo più antico, seguito e sentito del mondo. Alzi la mano chi, allora, aveva pensato che Sinner non fosse italiano sino in fondo e avesse notato in lui qualcosa di diverso.

 

Certo, le Finals si sono disputate a Torino, davanti al "caldissimo" pubblico italiano, al coperto e in un'atmosfera molto più "cinematografica" (giochi di luci, deejay, etc...) rispetto a quella compassata ed elegante che si respira sui campi inglesi di Wimbledon, ma un conto è il trasporto nazional - popolare, un altro è dire che si è visto un Sinner diverso, capace di avvicinare più gente.

 

Il fuoriclasse altoatesino è stato lo stesso. O meglio, è cresciuto tecnicamente, tatticamente e fisicamente, ma l'atteggiamento - perfetto - è rimasto quello di sempre e se qualcuno adesso lo sente più "suo" non è certamente perché il 22enne di di Sesto ha cambiato atteggiamento o altro.

 

L'articolo della rosea prosegue poi affermando che "noi abbiamo imparato ad amare Jannik anche perché non ci appartiene sino in fondo. Perché non ci somiglia. Per il suo essere così diverso e così distante dalla nostra anima latina, quando (non esulta) esulta, quando (forse) si deprime, quando (appena) sorride. Quando parla una lingua e forse pensa in un'altra".

 

In quale lingua pensa Sinner? Forse in tedesco nell'allusione di chi scrive? Sono rarissime le interviste rilasciate dal tennista altoatesino in tedesco (che si parla correntemente dalla notte dei tempi in Alto Adige, figurarsi a Sesto, a pochi chilometri dal confine austriaco), mentre se il riferimento è all'inglese, beh allora bisognerà farsene una ragione, perché uno sportivo di tale livello deve conoscere la parlata del Bardo Shakespeare alla perfezione. Quanto alla poca "latinità" di Sinner, potremmo citare centinaia di esempi di atleti di altissimo livello, di tutte le discipline, che hanno fatto della "glacialità" il proprio punto di forza.

 

Non serve andare troppo lontano per portare un esempio. Lorenzo Bernardi, il più forte giocatore di pallavolo della storia, insignito del titolo di "Mister Secolo", mai sopra le righe e capace di vincere titoli su titoli grazie agli "occhi della tigre" di Velaschiana memoria, senza mai atteggiamenti da "capopolo". Eppure, con il suo carattere (la sua forza), è stato il migliore di tutti e tra i più vincenti della storia del volley.

 

L'articolo prosegue con "le belle parole alla fine di ogni match non sono stati confetti di circostanza. Sono state le parole di un ragazzo finalmente pronto a "sentirsi" oltre che dirsi italiano. Le Finals di Coppa Davis, da giovedì, ci racconteranno questo e sarà, comunque vada un bel racconto. Da qui in poi, statene certi, la finalmente e definitivamente nostra Volpe Rossa giocherà per la "sua" Nazionale anche con un braccio ingessato".

 

Dunque - secondo il parere di chi scrive - Sinner, catturato dall'affetto dei 12mila del "PalaAlpitour", adesso finalmente si sente italiano. Prima non si sentiva tale? Eppure, a differenza di tanti altri, non ha lasciato l'Italia per allenarsi altrove. E adesso sì che è pronto a dare tutto sé stesso per la Nazionale. Non lo aveva fatto nel 2021 e nel 2022 quando ha già indossato la maglia azzurra prima di dare forfait per in infortunio che gli ha impedito di scendere in campo anche successivamente? Quest'anno ha detto "no, grazie" alla fase di qualificazione a Bologna per preparare al meglio la parte finale della stagione, Finals comprese. Dunque ha fatto bene, visto che proprio il Sinner visto alle Finals ha fatto innamorare di sé una nazione intera che prima, sì lo guardava, ma senza ammirazione e con distacco?

 

Ma c'è un passaggio, se possibile, ancora "peggiore", quasi ai limiti dell'offesa. "Tra un passante e un rovescio incrociato, tra un boato e un coro, Jannik ha scoperto la bellezza di essere nostro e di ritrovarsi italiano. Sentirsi italiani per adozione avvenuta, conclamata e plebiscitaria. Cosa di più bello? Cosa di più illuminante per un Paese che ancora dibatte il dubbio, nella sua pancia più triviale, se abbia diritto di sentirsi e dirsi italiano chi lo ha dimostrato con l'appartenenza, la dedizione, l'amore svelato, e non per un mero fatto di sangue o etnia".

 

Dunque Sinner, originario di Sesto e nato a San Candido non è italiano, ma lo è diventato solamente dopo le Finals. Voleva essere una provocazione? E' riuscita malissimo.

L'innarrivabile Conte Mascetti chiederebbe al Melandri, al Necchi, al Sassaroli e anche al Perozzi se è già "prematurata la supercazzola".

 

E, infine, risparmiateci il soprannome Volpe Rossa, oltre ad essere banale, poco si addice a Sinner: la volpe "tocca e scappa", si muove di notte nell'oscurità per non essere vista, mentre il 22enne di Sesto è lì pronto a prendere a pallate chi sta dall'altra parte della rete. Con gli occhi della tigre e il suo pugnetto. Che sarà poco latino, ma quanto scalda i cuori? In perfetto stile italiano.

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