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Bolzano
29 gennaio | 21:19

Sinner un numero uno come Thoeni? "Un fuoriclasse quando gioca e un bravo ragazzo fuori. Un esempio" commenta il numero uno della "Valanga Azzurra" degli anni '70

"Le sue imprese sportive fanno bene allo sport e, ovviamente, saranno un eccezionale veicolo per la promozione del tennis. Ci saranno tanti giovani che si avvicineranno a questo sport, come accade sempre quando i grandi campioni vincono. Sarà uno stimolo per tanti per prendere una racchetta in mano". Uno sportivo che scalda i cuori di tutti come Tomba? Non lo, ma certamente piace a tutti"

Sinner un numero uno come Thoeni?

TRAFOI. Tutti pazzi per Sinner. Ovviamente anche in Alto Adige.

 

Anche se non tutti hanno potuto ammirare la strepitosa vittoria agli Australian Open del 22enne di Sesto, in quanto la finalissima contro Medvedev è stata trasmessa solamente in modalità "pay per view" e non in chiaro (QUI ARTICOLO), l'Italia ha vissuto l'evento di domenica con lo stesso entusiasmo dei grandissimi eventi sportivi che interessano le Nazionali degli sport più seguiti e commercializzati.

 

Jannik Sinner è uno sportivo che scalda i cuori dell'intera Penisola e non solamente perché è un campione dal talento clamoroso, destinato a diventare una stella assoluta del tennis e scrivere nuove pagine di storia di questo sport, ma perché il fuoriclasse altoatesino, pur essendo sulla cresta dell'onda, continua a dimostrare di essere un ragazzo semplice, umile, intelligente ed educato.

 

In tanti, in queste ore, lo paragonano ad un altro mito dello sport italiano, quel Gustav Thoeni, che negli anni '70 dominò il Circo Bianco, diventando - di diritto - uno dei più grandi di sempre nella storia dello sci alpino, capace di vincere 1 medaglia d'oro e 2 d'argento alle Olimpiadi invernali, 5 medaglie d'oro e due d'argento ai Mondiali, 4 Coppe del Mondo generali e 5 Coppe del Mondo di specialità.

 

Trafoi, dove è nato e risiede tutt'oggi Thoeni (che continua a sciare anche all'età di 72 anni) e Sesto, la "casa" di Sinner, sono ai due estremi dell'Alto Adige, ma tra la stella della "Valanga Azzurra" e l'astro nascente del tennis mondiale ci sono tante analogie e non solamente per la provincia di provenienza. Entrambi hanno il carattere dei vincenti, fatto di poche parole e tanti fatti, nessun grillo per la testa, l'obiettivo di essere il numero uno nel proprio campo, oltre a qualità umani non indifferenti.

 

E allora, chi meglio dello stesso Gustav Thoeni può dirlo? Il Dolomiti lo ha intervistato telefonicamente, raggiungendolo nella sua casa di Trafoi e lui - gentilissimo - come sempre ha raccontato che sì, Sinner se l'è gustato proprio domenica mattina.

"Certamente, eccome se l'abbiamo visto - racconta -. Come si poteva non guardarlo?".

 

Un campione assoluto dentro e fuori dal campo.

"Sì, un fuoriclasse nel suo sport, ma anche un bravo ragazzo, sempre corretto, portatore di un messaggio positivo. Un esempio. Le sue imprese sportive fanno bene allo sport e, ovviamente, saranno un eccezionale veicolo per la promozione del tennis. Ci saranno tanti giovani che si avvicineranno a questo sport, come accade sempre quando i grandi campioni vincono​. Sarà uno stimolo per tanti per prendere una racchetta in mano".

 

Lei ha mai giocato a tennis?

"Poche volte, lo ammetto, però è uno sport che ho sempre guardato molto volentieri".

 

Sinner è anche un ottimo sciatore. Viste le sue qualità fisiche, il talento e l'abnegazione, secondo lei avrebbe potuto diventare un campione anche sulle nevi?

"E' bravo a sciare, lo so. Certamente umiltà e dedizione non gli mancano e penso avrebbe potuto fare una buona carriera anche sugli sci. Per fortuna, però, ha scelto un'altra strada: visto il campione che è diventato e diventerà direi che ha intrapreso il percorso giusto".

 

Sotto di due set ha saputo rimontare e battere Medvedev. Non le ricorda un po' la sua impresa ai mondiali di St. Moritz del 1974 quando, dopo aver chiuso la prima manche dello speciale all'ottavo posto, fu protagonista di una clamorosa rimonta, vincendo la medaglia d'oro?

"Le dinamiche forse sono un po' diverse. Io partii sapendo che non avevo più nulla da perdere e mi buttai giù "a tutta" dal cancelletto, lui ha avuto il merito di non perdere mai la concentrazione nemmeno nei momenti più complicati di una partita così importanti. Certamente entrambi eravamo in difficoltà e tutti e due abbiamo saputo reagire".

 

In tanti lo paragonano a lei come carattere e approccio (qualcuno direbbe "tipicamente altoatesino": noi preferiamo "da campionissimo), ma certamente quello che sta scatenando ricorda molto l'entusiasmo che si respirava ai tempi di Alberto Tomba, di cui lei è stato allenatore per 8 anni. Avverte lo stesso entusiasmo.

"Stiamo parlando di due sport molto diversi e di due momenti molto diversi. Non so se sia lo stesso entusiasmo di quando Alberto gareggiava e vinceva, certamente è uno sportivo che piace molto perché, come ho detto prima, non è solo un fuoriclasse che vince e fa cose eccezionali quando gioca, ma anche perché è uno splendido ragazzo. Sicuramente avrà tanta pressione da qui in avanti e quindi spero gli vengano evitate quelle inutili. Insomma che tutti lo lascino, per quanto possibile, tranquillo".

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