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Trento
18 settembre | 20:40

"Sono l'unica in provincia: gioco per vincere ma anche per abbattere pregiudizi e tabù". La storia di Martina Segato, allenatrice dell'Under 17 Provinciale del Calisio

"Fortunatamente - spiega l'allenatrice trentina - percepisco che qualcosa sta cambiando nel nostro ambiente, ma siamo ancora all'anno "zero". Uno spiraglio si sta aprendo anche se, purtroppo, sono ancora in tantissimi a strabuzzare gli occhi quando dico loro che alleno una squadra di ragazzi. E' una barriera che bisogna abbattere e io voglio fare la mia parte". E. intanto, all'esordio i suoi ragazzi sono stati travolgenti, vincendo per 5 a 1 contro il Fiemme

TRENTO. E' un'allenatrice di calcio. E' preparata, si aggiorna continuamente, è meticolosa, adora il lavoro sul campo e dedica tantissime ore alla preparazione degli allenamenti e della partite. In panchina urla, fornisce indicazioni e si arrabbia, eccome se si arrabbia. Insomma tutto normale, ma (purtroppo) non per tutti, segno tangibile che la strada da percorrere è ancora lunga.

 

Da 11 anni indossa scarpini e utilizza tutti gli altri "oggetti" del mestiere propri di un tecnico. Ha cominciato facendo la "gavetta" nella scuola calcio (dove tante allenatrici si "fermano"), poi ha scalato le gerarchie e oggi allena una squadra di Allievi.

 

Tutto normale? Sì, se non fosse che Martina Segato, psicologa di professione e allenatrice di calcio, è l'unica donna che guida in Trentino una formazione di calciatori (maschi) che rientra in quella che viene chiamata "attività agonistica".

 

Anzi, forse è la sola in tutta la regione e, volendo allargare il discorso a tutta l'Italia, forse bastano le dita di due mani per contare tutte i tecnici donna a cui viene affidata una squadra che non rientri all'interno dell'attività di base, quella che parte dai Primi Calci e arriva sino alla categoria degli Esordienti.

 

Inutile girarci troppo attorno: siamo nel 2024 ma, in tal senso, i pregiudizi e tabù esistono ancora. Fortunatamente non per tutti, certo non per il Calisio, che già da qualche anno "corteggiava" Martina e quest'estate è riuscito ad ingaggiarla, affidandole la conduzione tecnica della formazione Under 17 Provinciale (di fatto una Under 16) progettando un cammino almeno biennale per preparare i giovani grigiorossi al passaggio - nella prossima stagione - nel torneo Elite.

 

Psicologa dello sport, Martina Segato dopo aver lavorato come professionista a Venezia (dove lavorava sul campo, anche in ambito metodologico), è tornata in Trentino. Ha mantenuto una collaborazione con il club lagunare limitatamente alla formazione "Primavera" maschile e, parallelamente, segue privatamente diversi atleti professionisti (calciatori, ciclisti, sciatori), oltre a svolgere - in studio - la professione a livello clinico.

 

Una vita pena, vissuta a cento all'ora, con il calcio che ha un ruolo centrale. E una scelta ben precisa, presa 11 anni or sono e portata avanti con incredibile coerenza nel tempo: allenare in ambito maschile proprio per contribuire ad abbattere tabù e discriminazioni di genere.

 

Sì, perché sono ancora in tantissimi a pensare che una donna non possa allenare una squadra di ragazzi e adulti. Intanto, come si dice, buona, anzi ottima la "prima" perché, dopo il rinvio del match inaugurale, la compagine collinare di Martina Segato ha esordito con un roboante successo - 5 a 1 - sul Fiemme. In barba a chi dice che calcio e donne non "c'azzeccano" minimamente.

 

"Fortunatamente - spiega l'allenatrice trentina - percepisco che qualcosa sta cambiando nel nostro ambiente, ma siamo ancora all'anno "zero". Uno spiraglio si sta aprendo anche se, purtroppo, sono ancora in tantissimi a strabuzzare gli occhi quando dico loro che alleno una squadra di ragazzi. Il pensiero comune è: va bene, una donna può allenare, ma ovviamente guiderà una formazione femminile. E, invece, non è così e la mia è stata una scelta ben precisa: spero di fare da "apripista" ad altre allenatrici, sdoganando l'idea che sì, una donna può allenare i ragazzi e gli uomini e farlo con la medesima competenza, passione e autorità di un uomo. E' una barriera che bisogna abbattere e io voglio fare la mia parte".

 

Anche tra i "colleghi" allenatori c'è diffidenza?

"Sempre meno, per fortuna, anche se c'è ancora. Certo. Ricordo quando, nel 2017, frequentai il corso Uefa B, durante il quale vi sono lezioni dedicate alla pratica calcistica in ambito femminile. C'era pochissima attenzione, quasi si parlasse di uno sport diverso e di serie B, "caciara" in aula e le domande che venivano poste ai docenti erano assurde. Oh ragazzi, stavamo parlando di calcio, ma per tantissimi sembrava di essere su di un altro pianeta".

 

Il Calisio, però, il dubbio se una donna fosse o meno all'altezza dei ragazzi non se l'è mai posto.

"A dire la verità - confida - mi avevano cercato più volte nel recente passato, ma io lavoravo a Venezia e, dunque, non avrei potuto in nessun modo accettare l'offerta. Quest'anno sono tornata in Trentino, ci siamo seduti attorno ad un tavolo e abbiamo trovato subito la "quadra". Con un progetto biennale, per preparare questo gruppo all'approdo - nella prossima stagione - nel campionato Elite. Non posso che ringraziare il Calisio per la grandissima fiducia, che cerco di ripagare quotidianamente, lavorando al massimo. Come sono abituata a fare sempre".

 

E allora ci racconti. Al netto dell'ottimo esordio contro il Fiemme, come sta andando? Ha avuto problemi a rapportarsi con ragazzi giovani, abituati ad avere un tecnico e non una "tecnica"?

"Prima di tutto chiarisco che va benissimo che mi chiamino "mister". Sono abituati a farlo e non ha senso cambiare la loro modalità d'espressione. Anche se è un termine maschile poco importa. L'importante è che ci sia tutto il resto e, devo dire, che va tutto a meraviglia, il rapporto con i ragazzi è splendido, lavorano bene sul campo e non c'è mai stato nemmeno un secondo dove ci sia stato imbarazzo o non si siano rapportati a me nel modo corretto. I giovani sono più propensi al cambiamento e, per loro, l'unica cosa che conta è che chi li allena sia preparato e credibile. Gli adulti, magari, faticano di più ad accettarlo, ma questo è un altro discorso. Con lo staff stiamo facendo veramente un bellissimo percorso e le risposte dei ragazzi sono state sin qui eccezionali".

 

Non li hai mai visti "frenati", perché magari in difficoltà a rapportarsi con una donna dopo aver avuto solamente allenatori di sesso maschile?

"Mai e sono molto contenta di questo. Non è perché sono una donna devono cambiare il loro modo di essere, non devono snaturarsi. E io mi rapporto con loro in maniera chiara, ponendo gli stessi limiti che tutti gli allenatori, indipendentemente dal sesso, mettono con la squadra. Non c'è niente di diverso. Quando si abbatte il muro della conoscenza, arriva la competenza. Quella conta, indipendentemente da tutto il resto e i miei giocatori l'hanno percepito".

 

Che tipo di allenatrice è?

"Mi piace lavorare tantissimo sul campo, sia sotto il profilo tecnico tattico che - ovviamente - dal punto di vista mentale. Il mio obiettivo è quello di valorizzare al massimo i ragazzi e far emergere il loro talento, perché i veri protagonisti sono sempre loro. I risultati sono certamente importanti, ma non dobbiamo perdere di vista il percorso, trattandosi di una formazione giovanile. Percorso che, ci tengo a dirlo, perché credo fermamente nel lavoro di staff, condivido con il mio grande amico e collega Silvano Postinghel, il mio "vice" in quest'avventura e gli altri componenti del team tecnico".

 

Lei rappresenta un'unicum in provincia di Trento. Tante allenatrici si fermano alla scuola calcio perché poi non vengono ritenute "adatte" a guidare i ragazzi.

"Lo scorso anno il Pontedera ha aperto un "varco" significativo affidando la conduzione addirittura della squadra "Primavera" ad una donna, ma gli esempi sono ancora troppo pochi. Perché, invece, ci sono tante ragazze e donne che allenano i bambini? Perché si confonde il ruolo dell'allenatrice con quello della "mamma" e si pensa che per i più piccoli la figura femminile sia più adatta, indipendentemente dalle competenze tecniche. Sbagliatissimo ed è proprio questo il tabù da sconfiggere. Io, come ripeto, m'impegno anche per quello. Adesso tocca alle società, ai responsabili di settore giovanile e ai dirigenti fare la propria parte".

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