''Stessa sostanza trovata a Sinner ma per me 15 mesi di squalifica e carriera finita'', storia di Stefano Agostini ex ciclista ritiratosi a 24 anni per il Clostebol
Promessa del ciclismo italiano, campione azzurro Under23 nel 2010, Agostini militava nella Liquigas-Cannondale quando nel 2013 risulta positivo al Clostebol la stessa sostanza trovata a Sinner, solo che per lui il 'trattamento' del sistema è stato molto diverso

TRENTO. ''Io smisi di correre a 24 anni. Ad aprile il miglior tennista al mondo, 23enne, risulta positivo per la stessa quantità alla stessa sostanza. Per mesi nessuno ne ha saputo nulla e ora viene assolto. Sono felice per lui perché, sono certo, come è stato per il mio caso, l'assunzione non è stata mirata a migliorare la prestazione sportiva ma allo stesso tempo resto perplesso per la totale differenza di approccio rispetto a due atleti, entrambi professionisti, ma che praticano sport diversi''. Questo è Stefano Agostini, ex ciclista professionista che ha militato nella Liquigas-Cannondale dal 2011 al 2013, all'epoca giovane molto promettente che nel 2010 aveva vinto i campionati italiani Under-23 ed aveva partecipato anche ai Campionati del mondo di categoria. A soli 24 anni l'ex promessa del movimento nazionale, che nel 2011 aveva anche chiuso terzo al Giro d’Italia dilettanti, aveva deciso di ritirarsi dalle corse.
Un addio polemico quello del corridore friulano con tanto di lettera: ''Squalificato senza aver fatto uso di sostanze dopanti, mi arrendo a un sistema ingiusto''. Cosa gli era successo? Esattamente quel che è successo a Jannik Sinner in questi giorni. Era stato trovato positivo al Clostebol, sostanza proibita, per 0,7 nanogrammi. Il ciclista parla della stessa quantità (anche se nel caso di Sinner il Clostebol trovato è stato di 86 picogrammi per millilitro mentre per Agostini si trattava di nanogrammi, quindi la quantità era maggiore) certamente della stessa sostanza (proibita e infatti Sinner ha perso sia il titolo vinto a Indian Wells che il premio in denaro che i punti guadagnati) ma per il ciclista italiano era scattato il 'gioco al massacro' con il licenziamento dalla Cannondale e la stampa che lo aveva messo in croce. La Wada gli aveva dato 15 mesi di squalifica e per lui era arrivato il 'marchio' di 'dopato'.
Agostini aveva deciso di ritirarsi dopo settimane e mesi di stress e si era congedato dal mondo del ciclismo con una lettera amara che si concludeva così: ''Lascio il ciclismo professionistico a testa alta consapevole di non aver mai barato e di aver ottenuto tutti i miei risultati con dedizione e sacrificio, perfettamente conscio che questa assurda vicenda ha anche provocato notevoli danni alla mia immagine. Credo infine che questa vicenda, che a me ha rovinato la carriera e distrutto i sogni, andrà anche a minare la stessa credibilità, utilità ed infallibilità del Vostro sistema di controllo antidoping”.
Clamoroso, però, pensare che quello che ieri ha distrutto un atleta oggi passa in 'cavalleria' (soprattutto in Italia perché all'estero i titoli contro il campione altoatesino si sprecano e sono molto pesanti). Due volte positivo al controllo agli Indian Wells di aprile, Sinner è stato assolto perché lo steroide in questione sarebbe finito nel corpo del numero uno al mondo senza che il ragazzo ne fosse consapevole. Il suo fisioterapista, Luca Naldi, si sarebbe curato una ferita al dito con un medicinale contenente Clostebol e poi lo avrebbe 'trasmesso' al campione di tennis trattandolo senza guanti.
Questo il commento completo di Agostini affidato ai suoi social, in merito a questa vicenda.
Un episodio che ho cercato in diversi modi di rimuovere dalla mia vita, oggi, a distanza quasi di 11 anni esatti, torna vivido nella mia mente.
Era il 21 agosto del 2013 quando ad un controllo antidoping a sorpresa risultai positivo per una quantità infinitesimale di una sostanza che non avevo mai sentito prima di allora.
Il maledetto Clostebol, principio attivo di una pomata usata per il trattamento di tagli, escoriazioni della pelle e simili.
Il giorno dopo la squadra mi sospese e un mese dopo mi licenziò, un giornalista (del quale non faccio il nome, ma ricordo molto bene) scrisse della mia positività riferendo che il clostebol fosse stato largamente usato nel doping di stato dalla Germania orientale.
Per mesi cercai di spiegare all’ UCI come mai si trovassero nel mio corpo quei 0,7 nanogrammi e fu chiaro a tutti che non ci fosse stato nessun intento di alterare qualsiasi prestazione. Secondo i regolamenti WADA mi diedero 15 mesi di squalifica (un anno e 3 mesi). Non riuscii ad accettarlo. Smisi di correre a 24 anni.
Ad Aprile del 2024 il miglior tennista del mondo a 23 anni risulta positivo per la stessa quantità alla stessa sostanza, ma per mesi nessuno ne sa nulla e dopo quattro mesi di silenzio (che lo porteranno a saltare le olimpiadi per una “tonsillite”) viene assolto.
Sono felice per lui perché sono certo, come è stato nel mio caso, che l’assunzione non fosse mirata a migliorare la prestazione sportiva, ma allo stesso tempo resto perplesso per la totale differenza di approccio rispetto a due atleti, entrambi professionisti (non voglio fare paragoni),ma che praticano sport diversi.












