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"Yeman? Se continua così vale un posto tra i primi otto alle Olimpiadi. E, con il talento che ha, può sparigliare le carte". Parola del suo manager, il "guru" Gianni Demadonna

Domenica a Siviglia Crippa ha stabilito il nuovo record italiano della maratona, chiudendo in 2 ore 6 minuti e 6 secondi e ottenendo il lasciapassare per i Giochi Olimpici di Parigi. "Ha tutte le potenzialità per correre sotto le ore 2 ore e 4 minuti. Sta diventando un maratoneta nel vero senso della parola, sta cominciando a "gustarsi" la gara. Gli Europei di Roma? Ci sarà: vedremo se correrà la "mezza" o difenderà il titolo nei 10mila. E' un unicum, ha enormi margini di miglioramento"

Pubblicato il - 19 febbraio 2024 - 21:01

TRENTO. "Yeman? Se continua così per me vale un posto tra i primi alla maratona olimpica di Parigi. Ha tutte le potenzialità per correre sotto le 2 ore e 4 minuti".

 

Ha lo sguardo e la voce pieni d'orgoglio Gianni Demadonna, ex maratoneta di ottimo livello (fu secondo a New York nel 1987) e uno dei top manager a livello mondiale quando si parla di mezzofondo e "scopritore", assieme al tecnico Massimo Pegoretti, di Yeman Crippa, il pluriprimatista azzurro che domenica a Siviglia ha "polverizzato" il record italiano di maratona, coprendo i 42,195 del percorso spagnolo in 2 ore 6 minuti e 6 secondi e abbattendo il limite di oltre un minuto.

 

Una prestazione sontuosa che permette al trentino, portacolori delle Fiamme Oro, di mettere in bacheca un altro "best" tricolore, dopo quelli stabiliti nei 3mila metri, nei 5mila metri, nei 10mila metri e nella mezza maratona. E il super tempo di domenica gli ha anche aperto le porte delle Olimpiadi di Parigi.

 

"L'obiettivo era quello - spiega Demadonna, presente domenica a Siviglia - ed è stato raggiunto, anche se non come avevamo previsto. Yeman ha fatto una gara "regolare" sino al 30esimo chilometri, poi ha aumentato e, dal 35esimo chilometro sino all'arrivo, ha avuto un ritmo che è sugli standard dei migliori del mondo. Direi quasi da medaglia olimpica. Negli ultimi 2.200 metri, anzi, ha fatto qualcosa di clamoroso. Vuol dire che nel finale il suo serbatoio era ancora pieno. Avrebbe potuto spingere di più prima, ma non bisogna dimenticarsi che quella di domenica era la sua seconda maratona della carriera. E maratoneti si "diventa", perché bisogna imparare a conoscere questa gara, lunga, faticosissima sia dal punto di vista fisica che mentale. Ha margini enormi, perché ha un talento incredibile e si allena sempre benissimo: adesso dovrà metterci ancora di più a livello di volontà, determinazione e concentrazione".

 

A giugno a Roma ci saranno gli Europei: Yeman difenderà il titolo continentale conquistato nel 2022 a Monaco di Baviera, dove conquistò anche un fantastico bronzo nei 5mila, o si cimenterà nella mezza maratona, quale anche prova generale in vista di Parigi?

"Beh sicuramente da qui alle Olimpiadi non correrà nessun'altra maratona. Ci confronteremo riguardo i prossimi Europei: secondo il mio punto di vista meglio la "mezza" (che sostituirà la maratona in occasione della rassegna continentale, vista la vicinanza con l'appuntamento a cinque cerchi), una gara che si addice maggiormente alle sue caratteristiche rispetto ai 10mila in pista. Una decisione, però, dobbiamo ancora prenderla".

 

Due degli ultimi 3 mesi li ha trascorsi in Kenia, per lavorare in altura. Un periodo molto duro.

"Ormai è obbligatorio e indispensabile allenarsi ad alte quote per poter competere ai massimi livelli con atleti abituati a lavorare in determinate condizioni perché lì sono nati. Non ci sono alternative e non è certamente semplice ma, anche in questo, Yeman ha grande capacità di adattamento e spirito di sacrificio".

 

Quando ha scoperto Yeman?

"Io faccio "solo" (le virgolette le mettiamo noi: solo è riduttivo quando si parla di un talent scout e manager del calibro di Demadonna, ndr) il manager, do qualche consiglio e "fisso" le gare. Comunque tanti anni fa: c'era questo ragazzo che correva con l'Atletica Valchiese e Massimo Pegoretti mi disse che era veramente forte e con un grandissimo talento. Da lì è nata la nostra collaborazione".

 

Il suo futuro è, dunque, solamente nella maratona e, magari, anche nella "mezza"?

"Secondo me assolutamente sì. Dopo due anni di lavoro sulla distanza più lunga ci siamo resi conto che ha maggiori possibilità. E' chiaro, anche qui bisogna fare i conti con tre keniani, tre etiopi, due ugandesi, un americano, eccetera, ma è diverso il tipo di gara. Nei 10mila pronti via e si parte a tutta, mentre la maratona è una gara diversa, molto tattica, con molte più incognite e variabili per tutti, anche per i più forti del mondo. A Milano, alla sua prima uscita assoluta, si è innervosito, non è stato bene, adesso è diverso, sta metabolizzando questa disciplina che va letteralmente "gustata", perché quando si corre per 42 chilometri e 195 metri devi "assaporare" la gara: quando corri 5mila e 10mila hai poco tempo per pensare, nella maratona si sta in gara per 2 ore ed è normale vivere tante situazioni e avere dei pensieri. Ecco, gestire tutto questo significa diventare un maratoneta e lui sta maturando molto velocemente".

 

Dunque l'appuntamento è per il 10 agosto all'ombra della Torre Eiffel.

"Sarà una gara molto dura. Farà certamente gran caldo e il percorso sarà impegnativo con alcune salite che raggiungono anche il 10% di pendenza. Non ci saranno le lepri che imporranno subito un'andatura super e, dunque, sarà gara tattica. Ripeto: se continuerà a migliorare secondo quelle che sono le sue possibilità vale certamente un posto tra i primi otto. Però mancano ancora cinque mesi e mezzo: il tempo per compiere un ulteriore salto di qualità c'è tutto".

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