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La gioia di Roma con lo sguardo già su Parigi. Yeman Crippa guarda avanti: "Non mi sento all'apice della mia carriera. La fatica? Un'inevitabile compagna di viaggio"

"Non ho avuto un momento di svolta. Per me l'atleta "forte" è quello che vince i Mondiali o le Olimpiadi. In quel caso sì, chi vince può dire di essere forte senza essere smentito. Io non ci sono ancora arrivato, non mi sento all'apice e sono convinto di avere ancora grandi margini. Su di una scala da 1 a 10 sono a 7. Ogni miglioramento che ho compiuto nel corso della mia carriera è stato importante e uno stimolo a lavorare ancora meglio e più forte. La dedica? Al mio fantastico team e alla famiglia"

Photo Grana/Fidal
Di Daniele Loss - 13 giugno 2024 - 19:42

TRENTO. "La fatica? E' un'inevitabile compagna di viaggio nel percorso che ho scelto d'intraprendere. Non siamo amici. Con lei ci devo convivere: il più delle volte vinco io, ogni tanto (sempre meno, per non dire quasi mai, aggiungiamo noi, ndr) ha ragione lei. Il mio obiettivo è quello di tenerla il più lontana possibile: più tardi esce, meglio è".

 

Yeman Crippa è già ripartito. Di corsa, ovviamente. E andando sempre fortissimo. Come domenica scorsa quando, volando tra i monumenti di Roma, in uno scenario assolutamente mozzafiato, ha conquistato il suo quarto oro europeo, il secondo individuale, trionfando nella mezza maratona.

 

Ma non c'è tempo. Adesso lo sguardo del fuoriclasse trentino, detentore dei primati italiani sui 3mila, 5mila, 5mila indoor, 5 chilometri, 10mila, mezza maratona e maratona, è già rivolto in direzione di un'altra delle metropoli più belle e fascinose del mondo: Parigi.

 

Nella capitale francese non andrà per passeggiare lungo la Senna, gustarsi Place Vendome, visitare il Sacro Cuore e bere un aperitivo al Café des 2 Moulins. Indosserà sì pantaloncini corti, t-shirt e occhiali da sole, ma non da turista: il 10 agosto il 27enne targato Fiamme Azzurre correrà la sua prima maratona olimpica. Da campione europeo di "mezza" e con la voglia di andare fortissimo.

 

E, allora, il trionfo di Roma non può che rappresentare già il passato: il presente Trento, casa sua, per una settimana e poi si parte per la montagna e il ritiro del Sestriere, dove Crippa resterà per un mese, sino al 20 luglio. Per preparare nel migliore dei modi una delle gare più attese e celebrate dei Giochi Olimpici.

A Roma era il favorito, ha corso da favorito, ha stravinto, confermando il pronostico. Possiamo dirlo: è stata la gara perfetta?

"E' stata la giornata perfetta e ho fatto un'ottima gara. Ero conscio che partivo da favorito: per di più correvo in casa e, dunque, la pressione era superiore rispetto ad altre volte. Ammetto che prima del via ero un po' più agitato del solito: poi, quando si arriva, sulla linea di partenza si è tutti uguali, il contesto e i risultati precedenti non contano. La gara è stata dura e, verso il 18esimo chilometro, quando eravamo ancora in 5-6, il pensiero che qualcosa potesse andare storto mi è venuto. Poi, però, sono riuscito a fare il finale che volevo e, alla fine, posso dire di essere super soddisfatto".

 

Come si gestisce la preoccupazione in gara? E, soprattutto, come si riesce a reagire ad un momento di difficoltà mentale?

"Io sono sceso a Roma per vincere. Era il mio obiettivo ed ero certo di essermi allenato benissimo e di essere in ottima condizione. Il "però" è rappresentato dagli avversari che, ovviamente, nessuno può controllare e sapere come stanno e cosa faranno. Le difficoltà si gestiscono allenandosi. Mi spiego: chi affronta una mezza maratona o una maratona è assolutamente consapevole del fatto che dovrà fare tantissima fatica e ci saranno momenti di sofferenza. Ecco, durante le sedute d'allenamento ci si prepara non solo fisicamente alla gara, ma anche mentalmente".

 

E come si resta concentrati per 42,195 chilometri?

"E' umanamente impossibile farlo. E' impensabile che si riesca a farlo dalla partenza all'arrivo: questo è un dato di fatto. Con la mental coach lavoriamo tantissimo su questi aspetti: l'obiettivo è mantenere sempre la lucidità, essere attenti a ciò che ti succede attorno, guardare e studiare gli avversari senza pensare, ad, esempio, al piazzamento finale. Bisogna restare sempre in contatto con se stessi e riuscire ad ascoltarsi. E, ovviamente, è fondamentale non distrarsi. Tutto questo si migliora solamente in un modo: con l'allenamento, facendo tanta fatica. Non c'è altra via".

 

Ha deciso di non difendere il titolo europeo sui 10mila metri conquistato due anni or sono a Monaco di Baviera. C'entra la preparazione per la maratona olimpica?

"Assolutamente sì. Se avessi partecipato ai 10mila avrei ritardato un paio di lavori importanti che devo fare in questi giorni prima della partenza, fissata per la settimana prossima, per il ritiro in altura al Sestriere. Se non ci fossero state le Olimpiadi sicuramente sarei stato anche in pista, ma prendere parte alla gara avrebbe significato dover stravolgere quanto avevamo previsto, con il rischio concreto di non "starci" con i tempi".

 

Ecco, appunto: Parigi. Il tracciato è atipico rispetto a tutte le altre maratone e, a sentire il tecnico Massimo Pegoretti, il percorso si addice alle sue caratteristiche.

"Sono andato a studiarlo e a provarlo e si tratta di un percorso particolare che potrebbe ridurre le distanze tra i "forti" che non potranno correre "in automatico". Io, da qui al 10 agosto, mi allenerò su di un tracciato simile. La realtà dice che ci sono atleti che corrono la maratona in due ore e due minuti, quattro in meno rispetto al mio miglior tempo, ma la struttura della gara potrebbe far sì che le carte si mischino un po'. Non voglio dire che partirò alla pari con i migliori, ma nemmeno è tutto scontato e già scritto".

 

Parigi sarà una tappa fondamentale nel suo percorso. A proposito di momenti importanti, c'è un punto di "svolta" nella sua carriera. Quando Yeman Crippa ha capito di essere veramente forte?

"Non ho avuto un momento di svolta. Per me l'atleta "forte" è quello che vince i Mondiali o le Olimpiadi. In quel caso sì, chi vince può dire di essere forte senza essere smentito. Io non ci sono ancora arrivato, non mi sento all'apice e sono convinto di avere ancora grandi margini. Su di una scala da 1 a 10 sono a 7. Ogni miglioramento che ho compiuto nel corso della mia carriera è stato importante e uno stimolo a lavorare ancora meglio e più forte. Certamente Parigi sarà un momento fondamentale in vista del futuro".

 

Infine la dedica, doverosa dopo una vittoria così prestigiosa.

"Non ad una persona in particolare, ma al mio fantastico team che mi segue e supporta, dal mio allenatore Massimo Pegoretti a tutte le persone che hanno dedicato il loro tempo a me, per aiutarmi a crescere in ogni aspetto. E, ovviamente, alla mia famiglia, che c'è sempre ed al mio fianco".

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