Sinner Imperatore di Roma, battuto Ruud in due set. Jannik trionfa per la prima volta nella Capitale e completa il cerchio: ha vinto tutti i Masters 1.000 del circuito
Per la prima volta il numero uno al mondo vince a Roma. Piegato in due set (doppio 6-4) un coraggioso Ruud, che piazza subito il break ma poi viene superato dal fuoriclasse di Sesto che vince per la prima volta gli Internazionali d'Italia, conquista il sesto Masters 1.000 di fila e consolida il primato in classifica generale

ROMA. Roma ha avuto sette re, l'ottavo è Francesco Totti per definizione ormai universale e, da oggi, Jannik Sinner è l'Imperatore della Capitale. Il più grande di tutti, il più forte del pianeta.
Il numero 1 al mondo si prende anche Roma: il fuoriclasse di Sesto supera in due set (doppio 6-4) il norvegese Casper Ruud nella finalissima degli Internazionali d'Italia, conquista il sesto Masters 1.000 consecutivo e, soprattutto, trionfa per la prima volta davanti al pubblico romano, completando - a nemmeno 25 anni - il "cerchio".
Con il successo conquistato al Foro Italico, l'altoatesino ha vinto infatti, almeno una volta, tutti e nove i "1.000" esistenti. Pazzesco? No, è riduttivo: è semplicemente di un altro pianeta.
La lunghissima semifinale contro Medvedev, iniziata venerdì sera e conclusa sabato pomeriggio causa pioggia con l'azzurro che aveva accusato qualche problema fisico durante il secondo set, non hanno inficiato minimamente la prestazione di Jannik che, pur senza disporre di un'intera giornata di riposo, ha imposto forza, classe e tenuta mentale all'avversario, partito fortissimo ma poi costretto ad arrendersi allo strapotere di Sinner.
Si parte davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ad alcuni esponenti del Governo, che per la finale di Wimbledon non si sono schiodati dall'Italia (eccezion fatta per il ministro dello Sport Abodi: la polemica ci fu eccome), ma quando il campo è "comodo", non mancano.
Ruud tiene il servizio senza difficoltà, a Sinner non entra la "prima" e, allora, il norvegese serve il break, favorito anche da un paio d'errori inaspettati dell'azzurro: 2-0. Problemi? No, assolutamente, perché Jannik si riprende immediatamente: contro break piazzato subito con un colpo a chiudere il game da numero 1 al mondo (2-1).
Jannik impatta subito (2-2), poi si procede con equilibrio sino al 4-4, con il fuoriclasse di Sesto che sale di livello. Nel nono game si guadagna una palla break e strappa il servizio all'avversario con la terza - perfetta - palla corta del parziale: 5-4 e si va servire per il set. Detto e fatto: con il serve and volley l'azzurro vince la prima frazione. 6-4 in 49 minuti.
Al rientro in campo Sinner è una furia: subito break con un gran rovescio lungolinea (1-0), immediatamente consolidato con un game quasi perfetto, chiuso da un ace (2-0). Ruud riesce a restare "nel match" e accorcia non senza difficoltà (2-1).
Il numero uno al mondo tiene a distanza l'avversario (3-1), che non vuole mollare prima del tempo (3-2), ma Sinner è regolare come un orologio svizzero e non concede nulla al norvegese che riesce anche a firmare un paio di punti sul servizio dell'altoatesino, senza però impensierirlo: 4-2.
Ruud accorcia (4-3) e poi si gioca il tutto per tutto, avendo anche una palla break, subito rintuzzata dall'azzurro con disarmante facilità (5-3). Il norvegese (che, è bene ricordarlo, quattro anni fa era il numero 2 al mondo e in carriera ha disputato tre finali Slam: insomma, non l'ultimo arrivato) accorcia ancora (5-4).
Non ce n'è per nessuno, nemmeno per un coraggioso Ruud: tre match point e chiusura alla prima occasione con un fantastico dritto. Dopo 50 anni al Foro Italico risuona l'inno di Mameli.
Nella Città Eterna, Sinner si conferma il "Dio" del tennis moderno.












