Scontro Gherardi-Ciurletti, il centravanti del Trento: "Mi dispiace e auguri di pronta guarigione, ma non l'ho colpito"
Calcio. Il difensore del Comano Fiavè è rimasto a terra dopo uno schema su calcio piazzato del Trento. Enrico Gherardi: "Non fa parte del mio modo di essere e giocare. Si è trattato di uno scontro fortuito con Casagrande"

TRENTO. Ha una media realizzativa di quelle da far spavento, perché realizzare 22 reti in 16 partite non è da tutti, nemmeno se giochi nella capolista e corazzata Trento. Enrico Gherardi è il capocannoniere del campionato d’Eccellenza e domenica ha griffato la vittoria degli aquilotti sul campo del Comano Fiavè con una pregevole tripletta, la seconda della sua incredibile stagione.
Negli ultimi giorni, però, l’esperto centravanti gialloblù è salito agli onori delle cronache per il presunto colpo proibito che il 33enne emiliano avrebbe rifilato a Michele Ciurletti, difensore del Comano Fiavè, costretto a lasciare il campo dopo pochi minuti con il setto nasale fratturato.
Ebbene, Gherardi non ci sta, non vuole passare per il 'cattivo' di turno e non vuole sentir parlare per quello che colpisce 'a tradimento' un avversario. Se contatto c’è stato, questo è stato fortuito, all’interno di un’azione di gioco.
“In primis mi dispiace per Ciurletti, che è incappato in un infortunio piuttosto serio - esordisce il centravanti del Trento - e al giocatore del Comano faccio un enorme in bocca al lupo. Poi chiariamo le cose una volta per tutte: si è parlato di un colpo violento al volto, di una manata o un pugno, ma non è successo nulla di questo. Le immagini televisive mostrano chiaramente il giocatore avversario a terra e Casagrande che si tocca il naso dopo lo scontro. Io non sono un giocatore scorretto e, tanto meno, un vigliaccio che colpisce un calciatore dell’altra squadra a palla lontana. Nella mia carriera avrò sì e sono subìto tre espulsioni e non ci sto proprio a passare per il cattivo di turno".
La dinamica dell’azione?"Calcio di punizione per noi - racconta Gherardi - e mettiamo in pratica uno schema che proviamo in allenamento. Io parto da lontano e attacco il palo per fare la sponda, mentre il mio avversario dovrebbe subire un 'blocco' da parte di un compagno. Domenica ero vicino a Casagrande: con Ciurletti c’è stato un contatto fisico, ovviamente, ma lo scontro 'frontale' è avvenuto con Casagrande, quando io ero già lontano e diretto verso l’area. Sicuramente prima, e di questo ne sono certo al cento per cento, non ho 'steso' Ciurletti con un colpo al volto, per di più a palla lontana. Non fa parte del mio modo di essere e giocare: in campo se ne danno e se ne prendono, senza dubbio, ma sempre con lealtà. Nel corso della finale di Coppa Italia, disputata a metà dicembre, ho avuto un diverbio di campo con Litterini e domenica lui è stato il primo a rendersi conto che non avevo fatto nulla ai danni del suo compagno. Ci tengo a ribadirlo: non sono un giocatore scorretto, il mio passato parla per me e domenica non mi sono certamente saltati i nervi. Anzi".












