"Ennesimo assalto alla montagna"; "Opera a bassissimo impatto ambientale": in Valtellina una nuova centrale idroelettrica infervora gli animi e rilancia la riflessione sull'utilizzo delle risorse montane

La Valmalenco, una delle principali valli laterali della Valtellina, sale verso le alte vette glaciali del Bernina e del Disgrazia e per questo è assai ricca di acque: una risorsa sfruttata per scopi idroelettrici fin dal secolo scorso con grandi dighe e numerose derivazioni, anche recenti. Posto tale stato di fatto, le acque del Mallero, il principale torrente della valle, sono oggi interessate dal progetto di una nuova centrale idroelettrica che sta generando un certo dibattito in loco e riaccende la riflessione su opportunità e criticità dell'utilizzo delle risorse naturali alpine e delle acque
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La Valmalenco, all’altezza dei suoi principali centri abitati di Chiesa, Caspoggio e Lanzada, si biforca in due rami. Quello orientale è percorso dal torrente Lanterna che riceve le acque di fusione dei principali ghiacciai del versante italiano del Bernina, e alla sua testata ospita i grandi bacini idroelettrici di Campo Moro e di Gera, realizzati negli anni Sessanta del Novecento, il secondo sbarrato dalla più alta diga a gravità d’Italia.
Il torrente Mallero percorre invece prima il ramo occidentale e poi il solco principale della Valmalenco fino alla foce nell’Adda nei pressi di Sondrio. Nasce dai ghiacciai del versante Nord del gruppo del Disgrazia e dalle sorgenti poste in prossimità del Passo del Muretto; lungo il suo percorso presenta numerose derivazioni idroelettriche (tra le quali una di prossima realizzazione a monte dell’abitato di Chiesa, oggetto negli scorsi anni di diffuse proteste ma poi definitivamente concessa) mentre vi è una sola diga propriamente detta, quella che forma il Lago Pirola, piccolo bacino di circa 1,9 milioni di m3 posto a 2255 metri di quota sopra la frequentata località di Chiareggio, famoso per le sue acque color blu cobalto.

Proprio il bacino di Pirola è oggetto di un ulteriore nuovo progetto di impianto idroelettrico atto a sfruttare le acque di scarico del lago, gestito da Enel Green Power come bacino di accumulo atto a garantire il funzionamento nei periodi di magra dei propri impianti posti a valle. Del progetto, invero poco noto anche in zona, ne hanno dato notizia Alfredo Lenatti, di lunga discendenza familiare locale e residente in valle, e Michele Comi, nota guida alpina malenca oltre che geologo, dunque persona oltre modo competente nel merito, con una lettera aperta inviata alla stampa locale in forma di denuncia riguardo la «oscura delibera comunale» con la quale lo scorso 25 novembre 2024 il Comune di Chiesa in Valmalenco ha approvato all’unanimità il progetto, che prevede la realizzazione lungo l’erto versante a valle dello sbarramento del lago Pirola, sovente battuto dalle valanghe, e di fronte all’abitato di Chiareggio, di una nuova condotta forzata, in superficie e in galleria, con alla base la relativa centrale di produzione e relative opere di restituzione, al costo stimato di oltre 2,3 milioni di Euro.

«Otto mesi di lavoro nel cuore della perla della Valmalenco – scrivono Comi e Lenatti, - con un cantiere permanente e relative strutture per confezionare calcestruzzi in fregio al Mallero, guadi temporanei per il passaggio dei camion, linee di trasporto lungo le pareti rocciose, trasporti con elicottero, stazioni a medio versante tra i pascoli e il lariceto per l’esecuzione dei tunnel in roccia, deposito materiali, ricovero del personale, con adattamento del terreno. A fronte di tale sfregio, va ricordato che l’intera area è collocata nell’area di protezione della rete natura 2000 Il SIC/ZPS “Disgrazia-Sissone” IT2040017». Comi e Lenatti non esitano a definire il progetto un «enorme sacrificio» chiarendo la propria netta contrarietà a tale «ennesimo assalto alla montagna» e alle sue acque, come detto ampiamente sfruttate già da tempo, e al territorio di Chiareggio, bene comune la cui bellezza «non ha prezzo, non può più essere sacrificata, nemmeno sfiorata, con interventi privi di senso, privi di visione, senza alcun beneficio per le comunità, residenti e non».

Alla “denuncia” di Comi e Lenatti ha dato rapido seguito il sindaco di Chiesa in Valmalenco Renata Petrella, con una precisazione piuttosto piccata diffusa dalla stampa locale nella quale fin dalle prime righe denota «la preoccupazione destata nella popolazione a causa di informazioni che ritiene false, tendenziose e strumentalizzate» e la necessità «di ristabilire la verità dei fatti e mettere in guardia l’opinione pubblica da chi, per fini non chiari e sconosciuti, ma sicuramente non nobili, ama seminare il panico ed infangare l’altrui operato».
Petrella, rimarcando che la vicenda della centralina del Pirola ha origine nel 2001, ritiene infondate le preoccupazioni espressa nella lettera aperta di Comi e Lenatti sostenendo che «la centralina sarà un impianto a bassissimo impatto ambientale: l’amministrazione comunale in carica ha preteso, sia nei confronti dei soggetti realizzatori sia verso gli altri enti autorizzativi, che l’opera sia pressoché invisibile. Infatti, la condotta forzata, del piccolo diametro di 40 cm, verrà completamente interrata e la superficie di scavo ripristinata. Il manufatto della centralina, sarà anch’esso, salva la mera porticina di accesso, interrato. L’impianto funzionerà solo per due mesi l’anno, nel periodo autunnale, in concomitanza allo storico e fisiologico svuotamento delle acque del lago Pirola da parte di Enel». Ciò a fronte della corresponsione al Comune di Chiesa in Valmalenco da parte della società incaricata dei lavori la quale poi assumerà la proprietà del nuovo impianto, indicata come «valtellinesi sensibili al territorio» di «una somma, forfettaria “una tantum” pari ad € 200.000,00» e non senza mancare di lanciare “agli ambientalisti” contrari all’opera e «fautori dell’utilizzazione dell’energia pulita» alcune frecciatine: «Diamo un umile consiglio: se è vero, cosa di cui non dubitiamo, che ci tenete così tanto al territorio, ci sarebbero da fare tante opere di bonifica nei boschi, compresa la manutenzione dei sentieri, che farebbero risparmiare soldi e risorse umane alla comunità, purtroppo non in grado di sopportarne neanche il peso economico. Tali azioni vi renderebbero coerenti con le idee che professate… sempre e non solo quando vi fa comodo».

Di pochi giorni più tardi è la replica di Comi e Lenatti. Ricordando già nelle prime righe al sindaco Petrella che «la coltivazione e gestione forestale sono compiti istituzionali dei Comuni, non attività da delegare al volontariato», i due esponenti della comunità civile malenca precisano che le “falsità” sulle quali avrebbero fondato la propria denuncia sono in realtà quanto testualmente riportato dal progetto del 2015 redatto dai tecnici della società incaricata della realizzazione dell’impianto. «Si presume che le falsità siano... nel progetto stesso?» ironizzano Comi e Lenatti al riguardo. Quindi tornano su uno dei punti nodali della questione, la sostenibilità ambientale dell’opera: «Quanto alla presunta “invisibilità” dell’impianto, è bene ricordare che anche un impianto “invisibile” richiede cantieri, trasporti, piste, mezzi e movimentazioni che modificano un’area delicatissima dal punto di vista ecologico e paesaggistico. La condotta sarà anche interrata, ma il cantiere che la scava lascia il segno. Inoltre, l’intera area rientra nella rete di protezione ambientale SIC/ZPS “Disgrazia-Sissone”, il che richiederebbe una valutazione ben più stringente. L’esclusione dalla procedura di VIA è a nostro avviso discutibile, e merita di essere riesaminata».
Altro punto nodale è quello relativo alla sostenibilità economica dell'impianto, riguardo la quale Comi e Lenatti chiedono: «Vale la pena? Vale davvero la pena di esporre Chiareggio a questi rischi per un impianto che funzionerà due mesi l’anno, con benefici energetici marginali? Chiareggio vive di un’economia turistica fragile e preziosa, fatta di paesaggio, silenzio, autenticità. Opere e lavori per quanto “mitigati” ne comprometteranno inevitabilmente l’immagine, l’attrattiva, la magia. Chiareggio attende da anni un parcheggio vero e sicuro, mentre gli Enti si affrettano a concedere un impianto in una zona protetta e delicatissima, tra boschi, alpeggi e vincoli idrogeologici. Anche gli indennizzi previsti non ci sembrano all’altezza della posta in gioco: 200.000 Euro una tantum non compensano un danno potenzialmente permanente, né rappresentano un grande vantaggio per la comunità. È una cifra che rischia di evaporare in breve, nel frattempo il paesaggio, una volta alterato, non si ricompra».
Infine, dopo aver rimarcato che la società incaricata dei lavori di «valtellinesi sensibili al territorio» è in realtà bresciana, con sede legale a Sonico (in Valle Camonica), Comi e Lenatti ritengono di poter accogliere «con favore l’annunciata apertura e disponibilità dell’Amministrazione» e di «aspettarsi a breve un’assemblea pubblica, magari nel cuore di agosto a Chiareggio, quando residenti e turisti potranno ascoltare, domandare, capire. E magari condividere insieme anche le criticità di questo impianto, affrontandole con lucidità e senza doverle semplicemente subire».

La vicenda della nuova centrale idroelettrica in Valmalenco, poste tali vibranti schermaglie, sembra dunque solo all'inizio e, nella sostanza, appare assolutamente emblematica circa molti altri casi simili che si sono manifestati o sono in corso sulle montagne italiane e nei riguardi della loro risorsa naturale fondamentale: l’acqua. Un bene comune quanto mai prezioso che la cronaca meteoclimatica recente e l’inarrestabile fusione dei ghiacciai alpini rendono niente affatto scontato come si è finora pensato e, probabilmente, si continua a pensare con troppa superficialità. Un bene comune, di contro, che in quanto tale abbisogna della più ampia consapevolezza diffusa circa la sua realtà e di una conseguente responsabilità civica collettiva sulle sue sorti. Che in un modo o nell’altro coinvolgono tutti, inevitabilmente.












