Il papavero blu dell'Himalaya fiorisce tra le montagne biellesi. Il raro fiore di solito cresce ad altitudini elevate, comprese tra i 3.000 e i 5.500 metri

La fioritura del papavero blu dell'Himalaya ha preso il via in questi giorni nel Giardino Botanico di Oropa, in leggero anticipo rispetto ai ritmi consueti. L'evento offre ai visitatori l'opportunità di osservare da vicino le sfumature dei petali e il portamento di questa particolare pianta, originaria delle regioni montuose di Nepal, Bhutan, Tibet e India nord-orientale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La fioritura del papavero blu dell’Himalaya ha preso il via in questi giorni presso il Giardino Botanico di Oropa (tra le Alpi biellesi), facendo registrare un leggero anticipo rispetto ai ritmi consueti. L'evento offre ai visitatori l’opportunità di osservare da vicino le sfumature dei petali e il portamento di questa particolare pianta, che rappresenta una delle specie più ambite e complesse da coltivare nei giardini europei.
Come indica il nome, questo fiore è originario delle regioni montuose di Nepal, Bhutan, Tibet e India nord-orientale e cresce in natura ad altitudini elevate, comprese tra i 3.000 e i 5.500 metri, all’interno di un microclima specifico caratterizzato da monsoni estivi, forte irraggiamento solare intermittente e nebbie frequenti. In Europa, si può trovare nei giardini della Scozia e dell'Inghilterra settentrionale (i britannici sono grandi estimatori delle piante) e lì dove incontra un ambiente di coltivazione ricco, umido, fresco e ombreggiato.
Tali condizioni meteorologiche trovano una corrispondenza nelle caratteristiche ambientali della conca di Oropa, permettendo così la sopravvivenza di un organismo particolarmente esigente al di fuori del proprio areale nativo.
Una di queste specie di papavero blu, denominata scientificamente Meconopsis gakyidiana, è il fiore nazionale del Bhutan. La storia legata alla nomenclatura di questa varietà racchiude un preciso significato culturale, essendo stata recentemente rinominata in omaggio al Paese asiatico. Il termine gakyidiana deriva infatti dalla parola locale "Dzongkha" (romanizzata come gakyid) che significa felicità. Il legame è dovuto al fatto che il Bhutan adotta l'indice di Felicità Interna Lorda (Fil) per misurare il benessere collettivo e la serenità della propria popolazione, concetti legati anche alla spiritualità e la tutela ambientale.
Ed è proprio questa specie - dai fiori con una gamma di colori possibili dal blu pallido al blu intenso, vino-viola e occasionalmente rosso - ad essere presente nel Giardino di Oropa.
"Ha iniziato a fiorire nei giorni scorsi, annunciando, forse con qualche giorno d'anticipo rispetto al consueto, la possibilità di ammirarne l'affascinante blu dei petali e l'eleganza del portamento", annuncia il Giardino Botanico di Oropa, che nei mesi di maggio e giugno è aperto al pubblico il sabato e nei festivi (i gruppi possono concordare l'accesso in altri giorni della settimana, tramite prenotazione).

La presenza di una pianta originaria dell’Asia centrale sulle Alpi apre una breve riflessione riguardante l’introduzione di organismi vegetali in territori diversi da quelli di origine, e la necessaria distinzione tra specie "aliene" e "aliene invasive".
A tal proposito abbiamo interpellato Fabrizio Bottelli, direttore dell’Oasi Giardino Botanico di Oropa. Dal punto di vista tecnico - ci spiega - una specie aliena, o alloctona, è un organismo vivente che si trova a popolare un territorio diverso da quello originario a causa di un'introduzione operata dall'uomo, sia essa volontaria o involontaria. Tra le specie aliene che si insediano in natura, alcune diventano invasive, causando impatti sull’ambiente, sull’economia o sulla salute dell’uomo. Talvolta tale dinamica è la causa di fenomeni di alterazione ecologica e perdita di biodiversità, come accaduto storicamente con i conigli in Australia o più recentemente con il granchio blu nel Mediterraneo e la zanzara tigre. Ma non è assolutamente questo il caso del papavero blu himalayano: il direttore evidenzia infatti come la situazione delle piante del genere Meconopsis sia ben differente e priva di rischi per l'ambiente locale.
"Nel caso di specie, le Meconopsis, si tratta di piante estremamente specializzate che non sono in grado di diffondersi per motivi ecologici e per la loro ridotta distribuzione limitata a località puntiformi (giardini privati, giardini botanici). Per altro nel nostro Paese sono veramente pochi i luoghi in cui è in grado di vegetare: unita alla scarsa vitalità dei semi, la necessità di un periodo di vernalizzazione e le esigenze climatiche, ne definiscono l’innocuità", spiega Bottelli.
"Per altro il nostro giardino ha aderito al protocollo Asap (www.lifeasap.eu), un codice di condotta che serve a prevenire l’introduzione e la diffusione di specie aliene invasive già conosciute e a monitorare quelle che potrebbero costituire una minaccia futura", aggiunge il direttore. Il progetto ha lo scopo di ridurre il tasso di introduzione di specie aliene invasive e contenerne gli impatti sul territorio italiano.
Istituzioni botaniche come il Giardino Botanico di Oropa, struttura inserita nel Sistema delle Oasi del Wwf Italia, dimostrano come la coltivazione a scopo scientifico e divulgativo di flora esotica possa coesistere con la protezione degli habitat autoctoni, trasformando questa singolare fioritura in un'occasione didattica per comprendere l'immensa ricchezza floristica che la natura ci regala e gli equilibri che regolano la vita vegetale.
Per informazioni sul Giardino Botanico di Oropa: www.gboropa.it













