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Ambiente | 27 maggio 2026 | 12:00

I "rospodotti", passaggi pedonali per i rospi realizzati con canalette poste sotto il manto stradale. Questa e altre accortezze per ricomporre l'habitat frammentato di questa specie

"La riproduzione dei rospi ha un carattere molto esplosivo: nell'arco di poche settimane gli anfibi migrano verso il sito di riproduzione, tipicamente stagni e piccoli corsi d'acqua, dove depongono e fecondano le uova. Ma le nostre infrastrutture, che si interpongono ai loro spostamenti, diventano vere e proprie barriere da superare". Approfondiamo questo argomento con il ricercatore Luca Roner e il delegato regionale Wwf Italia Karol Tabarelli de Fatis

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Automobilista:

Non c’è anima viva in giro, posso correre.

 

Rospo:

Ehi tu! Vorrei segnalare la mia presenza.

 

Automobilista:

Ah.

Ops, c’è mancato un pelo... Non ti avevo proprio visto.

 

Rospo:

È esattamente questo il problema.

 

Questo è l’incipit di uno scherzoso dialogo tra un rospo e un automobilista che ha proposto il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise per sensibilizzare i visitatori riguardo l’annuale migrazione dei rospi che inizia ogni anno a cavallo tra l’inverno e la primavera.

Infatti, con l’arrivo delle piogge primaverili e di sere più umide, dopo una fase di torpore invernale, i rospi sono spinti a raggiungere corsi d’acqua e stagni per riprodursi.

Rospo:

Sì, ma sto facendo solo quello che i rospi fanno ogni primavera: spostarmi verso i luoghi della riproduzione.

Un appuntamento galante a cui non posso assolutamente mancare.

Dovresti capirmi e, soprattutto, non impedirmi di arrivarci.

 

L’ostacolo e il rischio maggiore che incontrano in questa fase è proprio l’azione umana, molto spesso involontaria: gli anfibi si espongono al pericolo quando attraversano le strade che li dividono dal loro "appuntamento galante", anche perché si muovono di notte ei guidatori si ritrovano spesso impreparati.

 

La soluzione, forse più banale, ma più efficace che propone il Parco è quella di rallentare, nonostante la strada possa sembrare vuota, non sempre si è i soli a vivere quegli spazi.

 

Abbiamo approfondito l’argomento con Luca Roner, erpetologo e dottorando in Biogeoscienze all’università di Oviedo, ponendogli alcune domande.

 

 

Quando inizia la riproduzione e quindi anche la migrazione? E come si svolge?

 

Inizia con la primavera, il periodo è variabile in base alle temperature e alle precipitazioni. Gli anfibi non sono in grado di regolare autonomamente la loro temperatura interna, motivo per il quale la loro attivazione metabolica dipende dalla temperatura esterna. In questo senso l’Italia, a causa della sua particolare geomorfologia,  rappresenta un contesto molto particolare: l’inizio e la durata della migrazione, infatti, variano da luogo a luogo. La disposizione da Nord a Sud e le diverse variazioni di tipo altitudinale, unite a contesti climatici differenti lungo la penisola,  determinano periodi di inizio della stagione della riproduzione piuttosto variabili lungo l’arco di tutta la primavera, con casi di riproduzione anche a inizio estate nelle aree alpine in quota.

La riproduzione di rane e rospi ha un carattere molto esplosivo: nell’arco di poche settimane questi anfibi migrano verso il sito di riproduzione, tipicamente stagni, laghi e raccolte d’acqua, dove depongono e fecondano le uova.

 

 

Gli attraversamenti delle macchine colpiscono in maniera rilevante la popolazione di rane e rospi?

 

L’elevata mortalità causata dal traffico veicolare rappresenta una delle principali minacce alla conservazione di questi animali.

Rane e rospi sono animali piccoli che si muovono poco, massimo di qualche chilometro. Dopo la riproduzione la maggior parte delle specie torna a vivere nel bosco.  In primavera questi anfibi sono spinti a tornare al sito di riproduzione, tendenzialmente presso i siti dove sono nati, o dove si sono precedentemente riprodotti. Nel frattempo, noi (esseri umani) siamo cresciuti, abbiamo occupato gli spazi, costruito la viabilità e le infrastrutture necessarie alla nostra sopravvivenza. Questo fenomeno, in ecologia, è noto come frammentazione dell’habitat: le nostre infrastrutture, che si interpongono ai loro spostamenti, diventano vere e proprie barriere da superare. L’impatto di questo fenomeno sulla popolazione è notevole, sia per i rospi che per le rane, soprattutto in aree particolarmente interessate dal traffico veicolare. Questo processo di antropizzazione dell’habitat è una delle cause anche del calo strutturale delle popolazioni di rospo comune in Italia, ma anche in molte parti dell’Europa ed Eurasia.

 

 

La migrazione e la riproduzione degli anfibi, in particolare di rane e rospi, hanno un ruolo più ampio all’interno della biodiversità? È un fenomeno a sé stante che inizia e si auto conclude? O ha ulteriori concatenazioni e, quindi, una ragione in più per essere tutelato?

 

Gli anfibi (dal greco antico "amphì", doppio, e "bios" vita), sono animali dalla "doppia vita": vivono in ambiente terrestre ma per ragioni fisiologiche rimangono legati a contesti umidi e, nella maggior parte dei casi, si riproducono in ambiente acquatico: si tratta di una caratteristica non comune tra i vertebrati, quasi un unicum in Italia.  Poiché questi animali frequentano due ecosistemi che tendono, per loro natura, a essere isolati, svolgono il ruolo fondamentale di vettore di scambio di energia e nutrienti tra i due ambienti. Una rana o un rospo che nascono dall’uovo in acqua, si alimentano sotto forma di girini e infine effettuano la metamorfosi, incamerano energia e nutrienti disponibili esclusivamente nell’ecosistema acquatico.  Una volta metamorfosati e pronti per la vita terrestre, quella rana o quel rospo rendono disponibile questa energia ai predatori che frequentano l’ambiente terrestre. Gli anfibi, a causa delle loro particolari caratteristiche fisiologiche ed ecologiche, sono inoltre molto sensibili alle variazioni dell’habitat e sono per questo considerati importanti bioindicatori. La loro presenza è un indicatore di salute dell’habitat: in caso di alterazioni biologiche, chimiche o strutturali, sono i primi a soffrirne e subirne i cambiamenti. Rappresentano quindi delle vere e proprie sentinelle dell’ecosistema.

 

 

Save the prince

 

Nel contesto del nord Italia e soprattutto del Trentino opera la community, legata al Wwf, Save the Prince (https://savetheprince.net/). Ce ne ha parlato Karol Tabarelli de Fatis, delegato regionale Wwf Italia per il Trentino-Alto Adige/Sudtirol.

L’esperto volontario ha raccontato chi sono rospisti: persone, che provengono da tutti gli ambienti della società civile, accumunate da uno spirito di cura e salvaguardi dell’ambiente, che si adoperano per i salvataggi degli anfibi: armati di guanti, secchiello, retino e pettorina catarifrangente, perché si agisce di notte, spesso sotto la pioggia, i rospisti intervengono nei principali hotspot che negli anni sono stati mappati e che durante il periodo migratorio vengono costantemente monitorati.

Il ruolo dei volontari è proprio quello di spostare dalle strade a più alta percorrenza, ingenti numeri di anfibi, prestando molta attenzione a non arrecare ulteriori danni all’habitat e alla popolazione, per questo è fondamentale agire con guanti in polietilene e secchi in plastica, per evitare di trasportare agenti patogeni presenti in alcuni siti in altri dove ancora non sono presenti.

Il delegato regionale del Wwf, inoltre, ha esposto le due ulteriori precauzioni che si adoperano in aggiunta agli interventi dei volontari: la prima misura prevede l’utilizzo di teli posti bordo strada utili a convogliare gli animali e, quindi, successivamente a facilitare lo spostamento verso il sito di riproduzione; la seconda è l’uso dei cosiddetti "rospodotti", delle canalette e dei passaggi posti sotto il manto stradale che fungono da "passaggi pedonali".

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