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Ambiente | 26 maggio 2026 | 12:00

I ghiacciai alpini possono risultare più freddi a causa dell'assenza di neve: un meccanismo controintuitivo che rischia di provocare importanti criticità

L'improvviso passaggio da condizioni quasi invernali a temperature pienamente estive sta accelerando la fusione anche alle quote più elevate delle Alpi. Ma all'inizio della stagione di ablazione i ghiacciai non sono ancora "pronti" a gestire grandi quantità di acqua di fusione. Queste veloci variazioni della temperatura possono indebolire la struttura dei ghiacciai, similmente a quanto accadde sulla Marmolada nell'estate del 2022

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Siamo alla fine della primavera e i ghiacciai si trovano immersi in un contesto francamente estivo. Anzi, fino a qualche anno fa le temperature che osserviamo in questi giorni sarebbero state sopra la media anche nel cuore dell’estate. Non temperature eccezionali in senso assoluto, ma valori che avremmo potuto aspettarci nei giorni più caldi della stagione: massime ben oltre i 30°C in pianura, zero termico poco sopra i 4000 metri e sporadica assenza di rigelo notturno in quota.

 

Il problema è che questo quadro meteorologico estivo sta diventando la nuova normalità tardoprimaverile. Questo significa che nella parte centrale dell’estate sarà sempre più probabile raggiungere condizioni ancora più anomale ed estreme dal punto di vista termico. Lo dimostra anche la salita marcata della quota dello zero termico, che ormai si affaccia regolarmente ai 5000 metri durante la stagione estiva. Tra gli anni ’80 e oggi, questa soglia altimetrica fondamentale sulle Alpi è salita in media di oltre 350 metri.

 

Molti ghiacciai alpini sopravvivono ormai in condizioni climatiche non più compatibili con la loro esistenza. Sono diventati veri e propri relitti climatici: masse di ghiaccio che persistono solamente per inerzia e sono già oggi destinate a scomparire.

 

Per rappresentare la condizione dei ghiacciai in questi giorni, ho scelto la fotografia della cicatrice mortale e mortifera aperta nel ghiacciaio della Marmolada. L'intensità dell'ondata di calore di questi giorni mi ricorda quel periodo. Qualcuno ha sorriso ironicamente per i termini che ho usato: "Mortifera... Userei termini ancor più catastrofici, tanto per rendere la teoria ancora più grottesca". Non ho esagerato, il crollo del ghiacciaio della Marmolada del 2022 fece 11 vittime. I ghiacciai che scompaiono non sempre sono giganti che si annullano nel silenzio.

 

Temperature fuori scala, zero termico alle stelle e soprattutto completa assenza di rigelo notturno. Al Plateau Rosa, ai piedi del Cervino, non si sta andando sotto zero nemmeno di notte, mentre di giorno si sfiorano i 10°C. Sulle Dolomiti non va meglio: ieri a Punta Rocca si è registrata una minima positiva e una massima di circa 7°C. Parliamo di luoghi posti ben oltre i 3000 metri di quota. Il Plateau Rosa, in particolare, è uno degli altipiani glaciali più elevati delle Alpi: circa 3500 metri.

 

Questo riscaldamento così rapido e intenso è arrivato dopo una breve fase fredda e ricca di precipitazioni nevose, ultimo scampolo invernale di una stagione piuttosto avara di neve sull’arco alpino. Secondo i dati di Fondazione CIMA, in media la quantità di neve caduta al suolo quest’anno in Italia è stata circa la metà di quella attesa. Bisogna notare che l'ultimo rapporto CIMA è stato rilasciato prima delle ultime nevicate, ma al netto di quella breve parentesi umida, i dati sono comunque rimasti sotto media, almeno su scala nazionale.

 

Un periodo caratterizzato da contrasti meteorologici e termici così accentuati può mettere fortemente sotto stress i sistemi glaciali. Un inverno povero di precipitazioni può infatti favorire, in modo apparentemente controintuitivo, un raffreddamento del ghiacciaio durante la stagione fredda. Se la copertura nevosa è sottile, il freddo invernale riesce infatti a penetrare più in profondità, raffreddando maggiormente il ghiaccio. È lo stesso principio alla base del detto "sotto la neve il pane", che richiama proprio il ruolo isolante della neve nei confronti del terreno e delle sementi.

 

Questo non significa però che il ghiacciaio stia "meglio" perché è più freddo. Significa che parte del ghiaccio superficiale e del nevato può trovarsi ancora a temperature negative, proprio mentre le temperature atmosferiche stanno assumendo caratteristiche pienamente estive.

 

Alla luce di ciò, la quantità enorme di acqua di fusione prodotta in questi giorni potrebbe non essere semplice da smaltire. Siamo infatti solo all’inizio della stagione di ablazione, il periodo dell’anno in cui i ghiacciai perdono massa. I sistemi di drenaggio endoglaciali non sono quindi ancora pienamente sviluppati e parte del ghiaccio superficiale può essere ancora relativamente freddo e poco permeabile.

 

Una massa di ghiaccio freddo tende infatti a ostacolare la percolazione dell’acqua. Al contrario, una massa di ghiaccio prossima al punto di fusione - caratteristica tipica della stagione estiva - è molto più permeabile. Il passaggio dell’acqua favorisce inoltre la formazione e l’ampliamento di condotte glaciali che aumentano drasticamente la capacità del ghiacciaio di drenare l’acqua di fusione.

 

L’improvvisa impennata termica arrivata in questi giorni anche alle quote più elevate può quindi favorire l’accumulo e la pressurizzazione dell’acqua all’interno dei ghiacciai. Si tratta di un meccanismo che probabilmente ebbe un ruolo anche nel tragico collasso della Marmolada e che la glaciologia alpina ha iniziato a studiare in modo più approfondito soltanto negli ultimi anni.

In fasi come questa, lassù la prudenza non è mai troppa.

Fotografia di apertura: Provincia Autonoma di Trento

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