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Ambiente | 24 maggio 2026 | 12:00

La popolazione di gallo cedrone cala in Friuli Venezia Giulia: vediamo le cause e gli accorgimenti per salvaguardare le popolazioni del tetraonide

Negli scorsi giorni il Corpo Forestale regionale del Friuli Venezia Giulia ha presentato i dati preliminari relativi al recente monitoraggio sulla presenza del gallo cedrone. I risultati, che mostrano la specie in generale diminuzione, hanno suscitato interesse e preoccupazione: ecco come è possibile salvaguardare attivamente questa specie importante e simbolica degli ecosistemi forestali alpini

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Negli scorsi giorni il Corpo Forestale regionale del Friuli Venezia Giulia ha presentato i dati preliminari relativi al recente monitoraggio, a cura del biologo-faunista Luca Rotelli, sulla presenza del gallo cedrone. Questi risultati, che mostrano una generale contrazione della popolazione, hanno spinto molte testate ad occuparsi del caso, talvolta con semplificazioni che rischiano di non far comprendere a fondo la reale situazione e le azioni possibili per la salvaguardia della specie. 

 

Per approfondire i dati emersi dal monitoraggio abbiamo intervistato Umberto Fattori e Fabrizio Florit, responsabili dell’Osservatorio biodiversità e grandi carnivori della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Le sue parole ci permettono non solo di conoscere l'importanza di questa specie, ma anche di entrare nella complessità delle misure da adottare per la sua salvaguardia. Come si legge nell'intervista, talvolta le attività forestali e la frequentazione dei boschi possono rappresentare un problema. Ma grazie alla selvicoltura è anche possibile migliorare gli habitat a favore del gallo cedrone, oltre a creare strutture forestali più idonee alla sua presenza. 

 

 

Perché il gallo cedrone è una specie così importante e meritevole di particolare tutela?

 

Il gallo cedrone è una specie stanziale ed estremamente esigente nei confronti dell’ambiente in cui vive, modificazioni anche minime dell’habitat e disturbi nelle fasi più delicate del ciclo vitale possono avere effetti estremamente negativi sulle sue popolazioni. La specie è legata a soprassuoli forestali estesi, scarsamente frammentati, strutturalmente irregolari e diversificati dal punto di vista compositivo, caratterizzati da un’elevata ricchezza di specie e da una rigogliosa e diffusa copertura della vegetazione del sottobosco.

In considerazione di queste spiccate esigenze ecologiche, il gallo cedrone può essere considerato un valido indicatore biologico di ecosistemi forestali ricchi di biodiversità. Inoltre, è da considerarsi una "specie ombrello", che può essere utilizzata efficacemente per tutelare ecosistemi particolarmente fragili e delicati, come quelli di montagna, dove vivono molte altre specie altrettanto rare e minacciate. Infine, è una "specie bandiera", iconica e perciò suscitante interesse anche dai cittadini.

In generale, sulle Alpi italiane, la specie è ritenuta in diminuzione nel medio termine ed è pertanto considerata come "vulnerabile" (VU) secondo la Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia.

 

 

Quali sono, in sintesi, i principali risultati del monitoraggio sul gallo cedrone appena realizzato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia?

 

Il monitoraggio standardizzato è stato avviato nel 2025 in collaborazione con il Corpo Forestale Regionale, e ha riguardato solamente un campione della popolazione regionale: sono state effettuate sul territorio montano regionale 31 uscite di monitoraggio notturno in 16 arene di canto, con un totale di 22 maschi di gallo cedrone osservati.

In alcune arene non è stato rilevato alcun individuo, mentre la maggior parte di quelle in cui è stata riscontrata la presenza della specie il numero di maschi era in media 1 o 2, quindi un dato non positivo rispetto alla biologia riproduttiva della specie, che in primavera prevede la formazione di gruppi numerosi. Ciò nonostante, non sono mancate alcune situazioni positive, con un massimo di cinque maschi contemporaneamente presenti in un’arena.

I risultati sono ancora parziali e non esaustivi: l’incremento della copertura territoriale della rete dei punti di monitoraggio nei prossimi anni consentirà di raccogliere dati utili per definire l’areale di distribuzione della specie e una stima più accurata della sua consistenza e dell’andamento delle popolazioni.

 

 

I fattori di rischio per la sopravvivenza dei tetraonidi sono molteplici, ma quali quelli più evidenti oggi in ambiente alpino, in particolare in Friuli Venezia Giulia?

 

Tra i fattori noti di rischio per la sopravvivenza del gallo cedrone sull’arco alpino vi sono la perdita, degradazione e frammentazione dell’habitat (anche a causa di pratiche selvicolturali non idonee); i disturbi di origine antropica, soprattutto nelle fasi più delicate del periodo riproduttivo primaverile; la predazione; le condizioni meteorologiche avverse e il cambiamento climatico.

Da alcuni decenni sulle Alpi si studiano interventi specifici di gestione forestale per favorire il gallo cedrone: di cosa si tratta? Sono abbastanza applicati?

 

Interventi specifici di gestione forestale per favorire il gallo cedrone sono stati messi a punto e applicati in alcune zone, come il Trentino; in Friuli Venezia Giulia saranno oggetto di un vademecum (con indicazioni specifiche su tipologia, aree e periodo) in fase di redazione, che verrà condiviso col Servizio foreste e verrà diffuso in occasione di un corso di formazione specifico per l’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali in autunno.

Intendiamo anche intraprendere iniziative di gestione forestale favorevoli al miglioramento dell’habitat, da promuovere (rispetto a quelle invece da disincentivare o vietare), sia con interventi ad hoc in aree in cui la specie è già presente, sia per realizzare nuovi siti potenzialmente adatti alla specie.

 

 

Ci potete fare alcuni esempi?

 

Nell’areale di distribuzione della specie occorre applicare buone pratiche selvicolturali al fine di mantenere o indirizzare i popolamenti forestali verso un elevato grado di irregolarità, sia strutturale che compositiva.

Questo si ottiene garantendo densità di copertura compatibili con lo sviluppo dello strato erbaceo/arbustivo ed evitando diradamenti "dal basso" (che non interessano le piante del piano dominante n.d.r), privilegiando tagli successivi per gruppi, tagli ad orlo, di margine o tagli per piccole buche/fessure rispetto a tagli successivi uniformi nei popolamenti monoplani.

Importante è anche salvaguardare le specie di interesse forestale meno diffuse (ad esempio abete bianco, pino silvestre, larice) e quelle che, pur non avendo un’importanza dal punto di vista economico, hanno rilevanza per l’alimentazione dei tetraonidi e di altre specie di uccelli (sorbo degli uccellatori, farinaccio, pioppo tremulo, betulla e acero di monte). Infine, è utile anche mantenere un certo numero di tronchi a terra, per la creazione di microhabitat e lo sviluppo di fauna saproxilica.

 

Nelle aree di nidificazione e allevamento delle nidiate, invece, occorre sospendere le utilizzazioni forestali (comprese le martellate e le operazioni di esbosco) e i lavori di realizzazione di nuova viabilità forestale e sentieristica nel periodo di nidificazione, fino a quando i pulli non abbiano raggiunto una sufficiente mobilità. Un’altra azione utile è l’obbligo di accatastare la ramaglia al termine delle utilizzazioni forestali.

 

Nelle arene di canto, infine, occorre vietare le utilizzazioni forestali (comprese martellate e operazioni di esbosco) salvo specifici interventi finalizzati al miglioramento/recupero dell’habitat. Questi interventi sono necessari, ad esempio, nei casi di perdita di idoneità a causa dell’eccessiva chiusura dei popolamenti, o per la presenza significativa di schianti. Altri divieti utili sono quello di circolazione sulla viabilità forestale e sentieristica nei mesi di aprile e maggio, dal tardo pomeriggio a mattina inoltrata, e la realizzazione di nuova viabilità forestale e sentieristica nell’area circostante alle arene di canto.

 

 

Foto: Fabrizio Martinuzzi, Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia, Stazione Forestale di Forni di Sopra (UD)

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