Per tre estati consecutive hanno posizionato cinque registratori in vari punti del ghiacciaio: "Abbiamo raccolto suoni in luoghi dove l’orecchio umano non era mai stato"

Echi di ghiaccio – suoni in estinzione è il titolo della nuova escursione proposta dal Parco Naturale Adamello Brenta in collaborazione con Superflùo nell’ambito di Superpark. L’appuntamento è per domenica 13 luglio in Val Gelada, assieme a Sergio Maggioni, artista, musicista, sound designer, fondatore del progetto Neunau, in cui confluiscono arte, scienza, tecnologia e natura

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Echi di ghiaccio – suoni in estinzione è il titolo della nuova escursione proposta dal Parco Naturale Adamello Brenta in collaborazione con Superflùo nell’ambito di Superpark. L’appuntamento è per domenica 13 luglio in Val Gelada, assieme a Sergio Maggioni, artista, musicista, sound designer, fondatore del progetto Neunau, in cui confluiscono arte, scienza, tecnologia e natura. In precedenza Maggioni ha lavorato fra gli altri con la Sony come autore e produttore per celebri artisti nella scena pop nazionale, il cinema, la radio e la tv (Universal, Warner, Rai, Sky eccetera).
La val Gelada è una delle più suggestive del gruppo di Brenta. La partenza dell’escursione, che durerà mezza giornata, è alle ore 9 da Malga Mondifrà. Da qui, in compagnia anche della guida del Parco, si percorre uno stretto sentiero che attraversa uno splendido lariceto con un rigoglioso sottobosco, fino all’imbocco della Val Gelada. È un percorso poco battuto che permette alla fauna selvatica di muoversi in tranquillità, e ai partecipanti di vederne facilmente le tracce. Dopo una sosta alla caratteristica Baita Tevini si rientra a Malga Mondifrà.
Per partecipare: prenotazione obbligatoria presso il Consorzio Dimaro Folgarida Vacanze Tel. 0463 986608 – info@visitdimarofolgarida.it

Maggioni, vediamo innanzitutto qual è stato il suo percorso artistico e anche di vita, visto che le due dimensioni sono sempre intrecciate.
Sono nato in Val Camonica, nel 1981. Il mio percorso artistico e musicale è proseguito a Milano, e quindi a Berlino, finché, dopo una quindicina di anni, sono rientrato in Val Camonica. Durante la prima fase della mia attività ho lavorato a lungo anche nel mondo della musica pop italiana, sia come autore che come produttore. Ho collaborato con nomi molto popolari, fra gli altri ad esempio Max Pezzali, per arrivare poi ai territori della musica sperimentale, con artisti e musei di fama internazionale. A Berlino mi sono immerso nella scena elettronica e ho partecipato a festival molto noti come Sonar, coniugando gli aspetti sonori e dell’arte visuale. Ad un certo punto, saturo della dimensione cittadina, sono rientrato in valle.
Sentiva la nostalgia della montagna?
La montagna è una dimensione che conoscevo e frequentavo fin da bambino. Una volta rientrato da Berlino ho potuto “rileggerla” alla luce delle esperienze accumulate, dando il via a un nuovo progetto Neunau, che indaga il rapporto uomo-natura attraverso il suono.
Qual è il significato del nome?
Naturalmente non era scelto a caso. Nuenau deriva da un'antica incisione trovata in un sito preistorico nella Valle Camonica. Potrebbe essere il nome di una divinità dell'età del ferro, almeno secondo alcuni siti specializzati. In ogni caso, il fatto che rimandasse a una incisione rupestre è indicativo del desiderio che avevo di riappropriarmi in qualche modo del territorio in cui ero cresciuto.
Una riappropriazione artistica.
Sì, il progetto utilizza suoni raccolti sul territorio, di acqua, ferro e altri elementi naturali, anche registrati in luoghi come il museo etnografico del ferro di Bienno, rielaborati e proposti al pubblico in modo da dar vita ad un’esperienza sensoriale complessa. In questo modo e con questa sigla ho fatto vari lavori realizzando istallazioni sonore, performance e documentari.
Generalmente, quindi, vado nei luoghi che desidero esplorare, raccolgo gli elementi della narrazione e poi li ricompongo. Sono approdato anche al mondo idroelettrico, che ha segnato profondamente la storia delle nostre valli, sia sul versante lombardo che su quello trentino, realizzando installazioni audiovisive in dighe, centrali, luoghi spesso non accessibili ai turisti.
Dall’acqua ai ghiacciai il salto sembra obbligato.
Lavorando nelle centrali ho approfondito il tema dell’acqua e quindi sono arrivato ai ghiacciai, in particolare a quello trentino del Mandrone. Qui ho cominciato ad interessarmi al tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sui sistemi glaciali, da cui è nato nel 2020 un nuovo progetto, Un suono in estinzione. Un progetto in cui l’approccio artistico assume anche una sua validità sul piano scientifico, perché i dati sonori raccolti vengono condivisi anche con altre realtà che fanno capo al mondo universitario, in particolare con l’Università di Pavia e con l’Università di Brescia, il cui prorettore, Roberto Ranzi, ingegnere idraulico, glaciologo ed esperto dell’impatto del cambiamento climatico sui sistemi idrici, ha coordinato tutto il team nella fase del lavoro sul campo. In questo modo, abbiamo avuto l’opportunità di gettare un ponte fra arte e scienza.

Come si è sviluppata concretamente l’esperienza?
Nel corso di spedizioni successive, in tutto una decina, per tre estati consecutive, io e il mio team abbiamo posizionato una serie di cinque registratori in vari punti del ghiacciaio, in modo da coprire tutta la fascia del Mandrone. I sistemi registravano i suoni prodotti dal ghiacciaio nell’arco delle 24 ore. In questo modo abbiamo raccolto 15 mila ore di suono circa. Un suono suggestivo, profondo, che dà l’idea di questa realtà in continuo movimento, che muta a seconda delle condizioni climatiche e delle varie fasi della giornata.
Fra i soggetti che ci hanno sostenuto nella fase sperimentale c’è stato naturalmente anche il Parco Naturale Adamello Brenta.
Dalla raccolta dei suoni si passa poi al loro trattamento.
Avevamo raccolto suoni assolutamente speciali, in luoghi dove l’orecchio umano non c’era mai stato. Da qui sono nati vari progetti, fra cui uno della durata di 24 ore, che permette di sentire come varia il suono al variare delle temperature. Il ghiacciaio si ‘orchestra’, mostra la sua potenza. Abbiamo anche portato una prima installazione a Linz, a “Ars Elettronica”, ribattezzato il "museo del futuro", che ospita mostre basate sulla tecnologia.
È importante anche la parte visuale, nella quale non si ha una rappresentazione ‘realistica’ del ghiacciaio, ma cromatica. Attualmente abbiamo montato una installazione al Museo geologico di Predazzo Ablazione sonora, un’esperienza immersiva che abbina ai suoni 24 schermi disposti all’interno della sala, che mostrano i parametri scientifici raccolti. In 6 minuti il pubblico può cogliere la portata del cambiamento in atto. Il pubblico entra nella sala in un modo ed esce in un altro, cambiato. Tecnologicamente un lavoro complesso, ma immediato, diretto nella sua fruizione.
In passeggiate come quella di Superpark che cosa avviene?
Grazie al Pnab e a Superflùo avrò l’opportunità di proporre un vero e proprio viaggio nel corso del quale illustrare l’importanza dei ghiacciai, come danno vita al territorio e lo scolpiscono. Racconterò l’esperienza fatta in questi anni sull’Adamello, partendo dalla Val di Genova o dal Presena, attraversando tutta la fascia finale del Mandrone. Questa sarà anche l’occasione per fare ascoltare le musiche e per illustrare come, utilizzando degli spettrogrammi, si può visualizzare il suono a seconda delle frequenze raccolte.
Per ascoltare i progetti di Sergio Maggioni:
www.unsuonoinestinzione.eu/it e www.muse.it
Il programma di Superpark è disponibile sul sito: www.pnab.it
Immagine di apertura: a sinistra, posizionamento dei registratori sul ghiacciaio, fotografia di Rudy Signorini; a destra, Sergio Maggioni, fotografia di Paolo Sandrini












