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Ambiente | 13 marzo 2026 | 17:01

È uno degli anfibi più rari e in pericolo di estinzione in Italia: scoperta una nuova popolazione di salamandra di Aurora in Trentino

Una recente scoperta scientifica rivela la presenza della rarissima salamandra di Aurora in Val di Sella, in habitat finora considerati non idonei per la specie. Lo studio condotto dal Muse e dal Cnr documenta una popolazione stabile di questo anfibio endemico e minacciato, aprendo nuovi scenari per la sua conservazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La geografia della biodiversità alpina si arricchisce di un capitolo inaspettato grazie a una recente scoperta, importante per l’ecologia e per la conservazione di questo piccolo anfibio endemico, uno dei più rari e minacciati d’Italia.  

 

Un team di ricerca guidato dal Muse – Museo delle Scienze di Trento, nell'ambito di uno studio condotto in collaborazione con il Cnr - Consiglio Nazionale delle Ricerche e le università di Oviedo, Firenze e Genova, documenta la presenza della salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae) in Val di Sella: la località trentina rappresenta una novità rispetto alle conoscenze acquisite finora. 

 

Fino a oggi, si credeva che questa particolare salamandra vivesse unicamente in pochi chilometri quadrati sull’Altopiano di Vezzena (Trentino), dove era stata osservata per la prima volta nel 2008, e sull’Altopiano dei Sette Comuni (Veneto). 

 

Ma la segnalazione puntuale da parte di un cittadino, condivisa con un custode forestale, ha portato ricercatrici e ricercatori a effettuare una serie di verifiche scientifiche sul campo e accertare la presenza di una popolazione stabile di salamandra di Aurora sul versante esposto a nord del massiccio Ortigara-Cima XII, un habitat considerato finora non idoneo per la sottospecie.  

 

"Si tratta di una delle notizie più rilevanti nel campo dell’erpetologia (la scienza che studia anfibi e rettili) degli ultimi anni a livello provinciale, e di una scoperta di grande rilievo per l’ecologia e la conservazione di questo rarissimo anfibio", sottolinea Emma Centomo, collaboratrice di ricerca del MUSE e autrice co-primaria dello studio del Muse, pubblicato sulla rivista scientifica Acta Herpetologica (a questolink).

 

La salamandra di Aurora 


Fotografia di Matteo Di Nicola

Caratterizzata da una livrea nero-giallastra con macchie dorsali più ampie e spesso fuse insieme, e una lunghezza di dieci centimetri, la salamandra di Aurora deve il suo nome alla moglie del suo primo descrittore, Luigi Trevisan.

 

Dal 2017 Muse e Cnr studiano questa sottospecie endemica delle Prealpi sud-orientali, che ha una distribuzione estremamente limitata (circa 31 chilometri quadrati) e un tasso riproduttivo molto lento (che vede la nascita di appena uno o due piccoli ogni due o quattro anni), che la rendono uno degli anfibi più rari e in pericolo di estinzione d’Italia. 

 

La scoperta sul campo (in un habitat insolito)


Fotografia di Luca Roner

L'indagine scientifica ha tratto origine da un felice esempio di "citizen science", ovvero la scienza partecipata che vede il coinvolgimento attivo della popolazione. "La scoperta della nuova popolazione di salamandra di Aurora in Val di Sella – precisa Centomo – è avvenuta anche grazie al contributo di un privato cittadino che, incuriosito, ha scattato una foto all’animale. È stata poi determinante l’attenzione e la competenza di un custode forestale della zona, che notando quella foto su un social network ci ha prontamente contattati. Dopo alcuni sopralluoghi siamo riusciti a confermarne la presenza, anche in un’altra area limitrofa alla prima segnalazione". 

 

Così, nell'estate del 2025 è stata avviata un’indagine sul campo approfondita, che ha portato anche al rinvenimento di una femmina gravida in una nuova area e all’identificazione di habitat finora considerati non idonei.  

 

Uno degli aspetto più sorprendenti risiede nelle caratteristiche ambientali del nuovo sito di avvistamento. Luca Roner, dottorando in Biogeoscienze presso l’Università di Oviedo e primo autore dello studio, spiega: "I nuovi siti rappresentano habitat inediti per la salamandra di Aurora, rinvenuta finora solamente in boschi misti e ben strutturati di abete bianco, faggio e abete rosso su versanti esposti a sud. In questo caso, invece, la salamandra è stata ritrovata in ambienti differenti, caratterizzati da macereti rocciosi e da un versante esposto a nord. Questo apre nuove prospettive sulla plasticità ecologica e sulla distribuzione della sottospecie. Il ritrovamento di una femmina gravida suggerisce inoltre l’esistenza di una popolazione stabile, escludendo l’ipotesi di individui isolati in dispersione". 
 
Le analisi microclimatiche effettuate nello studio indicano inoltre che i nuovi siti si trovano ai margini della nicchia ecologica nota per la salamandra di Aurora. Data la presenza di significative barriere topografiche, ossia elementi naturali del territorio che limitano la dispersione delle specie, che separano la Val di Sella dalle località di presenza storica (Altopiano dei Sette Comuni e Vezzena), la nuova popolazione risulta di particolare interesse scientifico. 

 

L’alleanza tra comunità e ricerca


Fotografia di Federica Daldon

La scoperta, frutto della collaborazione attiva tra cittadinanza, istituzioni e mondo della ricerca, rappresenta quindi un importante passo avanti per la conservazione della salamandra di Aurora e sottolinea la necessità di ulteriori ricerche e monitoraggi per definire con maggiore precisione la sua distribuzione e lo stato di conservazione in Trentino.

 

"Per quanto il nostro lavoro abbia innanzitutto una finalità scientifica – aggiunge Roner – riteniamo fondamentale condividere con le comunità locali il valore e l’eccezionalità di questa scoperta. È importante che cittadine e cittadini sappiano che nei boschi delle loro montagne vive una salamandra unica al mondo. Si tratta di un patrimonio naturale di straordinario valore, che rappresenta non solo un elemento distintivo di questo territorio, ma anche una responsabilità collettiva: conoscerlo è il primo passo per garantirne il rispetto e la tutela". 

 

Gli obiettivi futuri 


Fotografia di Federica Daldon

"La conferma della presenza della specie in un’area finora sconosciuta apre nuove prospettive di ricerca – conclude Antonio Romano, primo ricercatore CNR-IBE –. Nel 2026 l’obiettivo sarà definire con maggiore precisione la distribuzione in Val di Sella e approfondire le analisi sulla nicchia microclimatica. A partire dal 2027 è previsto l’avvio di un programma di monitoraggio strutturato, finalizzato a studiare abbondanza, dinamica e conservazione della popolazione". 

 

 

Crediti fotografici immagine di apertura: fotografie di Emma Centomo

 

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