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Attualità | 26 dicembre 2025 | 12:00

180 millimetri di pioggia concentrati tra la Vigilia e Natale sull'Appennino Bolognese e copiose nevicate a Nord-Ovest (con accumuli vicini al metro): il punto sulla situazione meteo

Nella settimana di Natale, il ritorno di depressioni dall'Atlantico verso il Mediterraneo occidentale ha portato con sé cielo coperto e diffuse precipitazioni. "Un tempo frequentemente grigio e piovoso, dalle caratteristiche più autunnali che invernali", fa notare la Società Meteorologica Italiana. Le piogge cadute anche in montagna tra Emilia orientale e Romagna, con intensità inusuale e a quote insolite per fine dicembre (fino a circa 1500 metri di quota), hanno determinato importanti piene fluviali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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In Italia, la settimana di Natale è stata segnata dal ritorno di depressioni dall'Atlantico verso il Mediterraneo occidentale, che hanno portato con sé cielo coperto e diffuse precipitazioni. "Un tempo frequentemente grigio e piovoso ma per nulla freddo (in rapporto alla stagione, ovviamente), dalle caratteristiche più autunnali che invernali", fa notare la Società Meteorologica Italiana (Smi), che sulla pagina ufficiale di divulgazione Nimbus ha ricostruito dettagliatamente il quadro meteorologico di questi giorni.

 

"Da domenica scorsa, in due fasi principali (21-23 e 24-25 dicembre), le maggiori quantità d'acqua sono cadute tra il basso Piemonte e il Ponente Ligure, sull'Emilia-Romagna, sulle regioni tirreniche (Lazio in particolare) e sui versanti ionici di Sicilia e Calabria. Tra tutti, si segnalano i totali provvisori (21-25 dicembre) di 145 millimetri a Mondovì e 207 millimetri a Carpo-Case Garoni (Toirano, entroterra di Loano), ma soprattutto i 180 millimetri concentrati tra la Vigilia e il giorno di Natale a Borgo Tossignano, nella Valle del Santerno sull'Appennino Bolognese", segnalano gli esperti.

 

"Proprio le precipitazioni liquide cadute anche in montagna tra Emilia orientale e Romagna, con intensità inusuale e a quote insolite per fine dicembre (fino a circa 1500 metri di quota), stanno determinando importanti piene fluviali (Idice, Quaderna, Sillaro, Santerno, Senio, Marzeno, Lamone, Montone...) correttamente anticipate da un'allerta arancione e rossa Arpae (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia-Romagna), con evacuazioni di abitanti nelle ultime ore a Castel Bolognese, Cotignola e Bagnacavallo; oltre alla presenza di un fronte occluso, tali e copiose piogge sono state incentivate dallo sbarramento orografico di venti forti e umidi da Est-Nord-Est", rileva Nimbus. 

 

Per la giornata del 26 dicembre, la Regione Emilia Romagna informa che è confermata l'allerta arancione per rischio idrogeologico solo nella pianura bolognese, ferrarese e ravennate, a causa del passaggio dei colmi di piena dovuti alle piogge di queste ore. In particolare relativi al Senio e all'Idice, dove nelle prime ore della giornata è possibile il permanere di livelli prossimi alla soglia 3. Il Cor, Centro operativo regionale, resta comunque operativo in presenza 24 ore su 24, in contatto con prefettura e sindaci.

 

Il Nord-Ovest è stato interessato da copiose nevicate, che hanno imbiancato anche le quote di bassa montagna e di collina. Le precipitazioni nevose sono state "abbondanti soprattutto sul Cuneese con depositi totali di neve fresca talora prossimi al metro sopra quota 1200 metri e pericolo di valanghe al livello 4 su 5 su ampie zone delle Alpi occidentali; martedì 23 si sono temporaneamente imbiancate le città pedemontane di Cuneo, Mondovì e Ceva, e la sera della Vigilia di Natale, con il concorso di aria più fredda da Est (bora) anche la collina di Torino (10 centimetri ai 672 metri di Superga). Tuttavia, malgrado l'afflusso orientale (relativamente) freddo, e come da previsioni, la neve non ha raggiunto la pianure", aggiunge la Smi.

 

 

Torino e il Natale senza neve: come il riscaldamento globale ha cancellato una tradizione bianca lunga due secoli

Questo dettaglio apre una riflessione sulla serie storica nivometrica di Torino, una delle più antiche al mondo, che evidenzia come un tempo la neve in città a Natale fosse un evento decisamente più frequente. La Società Meteorologica Italiana ha realizzato infatti un'infografica che tiene traccia delle nevicate natalizia avvenute a Torino dal 1787 (inizio della serie di misura nivometrica) a oggi, con l'indicazione dei centimetri di neve al suolo. Nel periodo di riferimento, e dunque in 248 anni, si sono verificati 18 eventi nevosi; in media, uno ogni 13 anni, l'ultimo dei quali (di modesta entità) risale al 2008. In un contesto climatico simile a quello di soli trent'anni fa, con temperature medie inferiori di circa 2 °C rispetto alla media attuale, probabilmente si sarebbe celebrato un Natale innevato anche in pianura. Invece, l'accelerato riscaldamento globale sta riscrivendo le statistiche e trasformando la neve in pioggia.

Il cambiamento non risparmia nemmeno il resto del pianeta. Se in Italia facciamo i conti con le piene fluviali fuori stagione, nel resto del mondo si registrano estremi impressionanti. "Tra le altre stranezze meteo-climatiche di questo periodo di Natale, a cui contribuisce l'accelerato riscaldamento globale, è il caso di segnalare gli incredibili 19,7 °C misurati la scorsa notte sulla costa orientale dell'Islanda, oltre all'ondata di caldo estremo in corso negli Stati Uniti con numerosi record di temperatura massima per dicembre (29.4 °C lunedì a Tucson, Arizona), e in queste ore milioni di statunitensi stanno vivendo il loro Natale più caldo mai registrato", sottolinea Nimbus.

 

Intanto, il bollettino valanghe elaborato da Arpa Piemonte e Aineva per il 26 dicembre indica pericolo marcato e forte (fino a 4 su una scala di 5) in gran parte delle montagne piemontesi.

 

Immagine di apertura: a sinistra, fiumi sotto osservazione in Emilia Romagna, dalla pagina facebook della Protezione Civile Regionale; a destra, Prato Nevoso (CN), dalla pagina facebook Prato Nevoso Ski

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