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Attualità | 10 maggio 2025 | 06:00

"Andrebbe inseguito un modello turistico che rifugga dalle fiammate esplosive senza futuro". Lecco, le sue montagne, il turismo e il salto di qualità necessario

Città geograficamente alpina, con le pareti verticali che sorgono appena fuori il centro e una storia alpinistica e di antropizzazione montana più unica che rara, Lecco appare profondamente emblematica nella relazione intessuta con le montagne, alla quale non mancano alcune zone d’ombra. Di tutto ciò abbiamo parlato con Pietro Corti, una delle figure di riferimento del mondo della montagna lecchese

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Pietro Corti è una delle figure di riferimento del mondo della montagna lecchese. Storico dell’alpinismo, scrittore, autore di guide del settore, curatore del sito Larioclimb, conosce la dimensione montana di Lecco come pochi altri, sia nella sua evoluzione passata che nella realtà contemporanea.

 

Città geograficamente alpina, con le pareti verticali che sorgono appena fuori il centro e una storia alpinistica e di antropizzazione montana più unica che rara, Lecco in effetti appare profondamente emblematica nella relazione intessuta con le montagne, spesso straordinaria e affascinante, ma alla quale non mancano alcune zone d’ombra. Di tutto ciò abbiamo parlato con Corti, che tratteggia una fotografia di Lecco e delle sue montagne particolareggiata e alquanto significativa.

 

 

Qual è, oggi, il rapporto tra Lecco e le sue montagne? Come e quanto i lecchesi sono legati, o sono indifferenti, al paesaggio montano che hanno intorno e al patrimonio storico-culturale che lo contraddistingue?

 

Il legame tra Lecco e le montagne che la circondano, un contesto ambientale e paesaggistico pregevolissimo, si traduce in situazioni particolari. In certi rioni collinari, subito fuori dalla porta di casa salgono ripidi pendii che vanno a infrangersi contro pareti di roccia verticali. Mentre in altre zone, alle spalle di arterie molto trafficate, basta attraversare il quartiere e si è subito in montagna. Un legame presente nella popolazione, non foss’altro perché in molte famiglie c’è almeno un escursionista, o uno scalatore. A Lecco si parla di montagna anche attraverso le numerose associazioni, che coinvolgono qualche migliaio di persone e sono profondamente radicate in città. La nostra storia alpinistica è piuttosto sentita, come dimostrato dalla partecipazione a certi eventi commemorativi. Ultimo, quello del cinquantesimo della parete ovest del Cerro Torre.

Intravedo tuttavia il rischio che il lecchese dia per scontata questa felice situazione, e non si allarmi troppo se la gestione del territorio non mette al primo posto (o almeno in posizione prioritaria) la sua conservazione.


Il centro di Lecco, il lago e il Monte Coltignone, che separa la città dal celebre gruppo delle Grigne.

Lecco potrebbe essere definita una delle capitali mondiali dell’alpinismo, sia in senso storico che per le opportunità di pratica dell’arrampicata e dell’escursionismo che le sue montagne offrono. Tuttavia a volte sorge l’impressione che la città non ne sia pienamente consapevole e, dunque, fatichi a sfruttare le innumerevoli potenzialità non solo turistiche che tale circostanza presenta. Le cose stanno effettivamente così? Qual è il suo pensiero al riguardo?

 

Vivendo in prima persona e studiando le vicende alpinistiche lecchesi, confermo che abbiamo una storia strepitosa al riguardo, che va oltre i confini della città.  L’alpinismo lecchese è profondamente legato a quello milanese, ed affonda le radici negli ultimi decenni dell’800 con l’Abate Antonio Stoppani ed i pionieri del CAI Lecco. Una storia che prosegue fino ai nostri giorni con una grande vivacità, di personaggi e di imprese. Senza dimenticare che dai primi anni ’80 del Novecento si è affiancata l’arrampicata sportiva. Per quanto riguarda le opportunità di escursioni e scalate sul territorio, si tratta di patrimonio notevolissimo. Rimango tuttavia piuttosto freddo quando sento definire Lecco “capitale mondiale dell’alpinismo”. Se Lecco ha certamente espresso personaggi in grado di influenzare lo sviluppo dell’alpinismo mondiale, ritengo che oggi si debbano potenziare le azioni concrete per a meritare questa definizione e dare a Lecco una concreta dimensione di “capitale dell’alpinismo”, che ad oggi non vedo. Bisogna conoscerne a fondo la storia e il territorio, e bisogna crederci. Investendo risorse sull’aspetto culturale, sostenendo le ricerche storiche e la divulgazione con strumenti al passo con i tempi. Intervenendo per favorire la fruizione outdoor dei dintorni della città, con informazione, segnaletica, parcheggi e trasporti ad hoc, oltre alla manutenzione dei numerosissimi itinerari presenti. C’è da divertirsi!

Non mi piace lamentarmi con il «qui non fanno mai nulla!», perché non è vero. A parte il costante impegno di alcune associazioni, negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza delle Amministrazioni rispetto a queste tematiche, e sono state realizzate diverse iniziative. Penso però sia necessario fare un salto qualitativo e quantitativo. Intravedo pure splendide opportunità per le nuove generazioni per re-inventare il territorio (anche) in questa direzione, con un impegno culturale, pratico e politico.


Uno scorcio dei Piani d'Erna e, ai loro piedi, della città di Lecco, visti dal sentiero di salita alla vetta del Resegone.

Vivere la montagna, oggi, non significa più soltanto praticare l’attività alpinistica-escursionistica o trascorrerci le vacanze ma anche, e per molti versi soprattutto, tutelarne l’ambiente e il paesaggio. Qual è la situazione in tal senso a Lecco, anche in considerazione di alcune iniziative recenti delle quali la stampa ha dato notizia, come il progetto della nuova strada per i Piani d’Erna, il “balcone panoramico” della città?

 

Trascurare la tutela di un ambiente-paesaggio come il nostro sarebbe come segare il ramo su cui si è seduti. L’idea della strada per i Piani d’Erna (L’AltraMontagna ne ha parlato qui), a questo proposito, a mio parere rappresenta l’esatto opposto di quanto bisogna fare per prendersi cura delle nostre specificità. Anche in vista di un finalmente concreto sviluppo economico grazie, anche, ad un turismo outdoor di qualità. Che non è il turismo dei balconi naturali raggiunti dalle strade, delle passerelle a sbalzo e dei ponti tibetani. Il nostro territorio merita ben di più. I Piani d’Erna sono una località eccezionale, tra l’altro neanche troppo isolata, visto che c’è una funivia. Ma che destino può avere, portandoci una strada (con le illusorie, “rigidissime” regolamentazioni promesse) in una regione dove è consentito il transito ludico di moto e motobici su sentieri e strade agro-silvo pastorali di montagna? A discrezione dei singoli Comuni, scaricando la responsabilità sulle Amministrazioni, che possono cambiare colore politico e sensibilità ambientale ad ogni tornata elettorale.

La sintesi di questo ragionamento è espressa nel cartello all'ingresso del Vecchio Borgo di Erna (se c’è ancora): «La scelta di unire Erna a Lecco con una funivia anziché con una strada ha permesso di preservare quasi intatto l'ambiente di Erna. L'apertura di una strada avrebbe sicuramente causato conseguenze gravi per l'equilibrio naturale della zona». E, aggiungerei, determinerebbe il totale snaturamento di una delle fragilissime località che fanno di questo nostro amatissimo territorio lecchese un ambiente unico.


Le spettacolari guglie calcaree, dall'aspetto dolomitico, della Grigna Meridionale, o Grignetta, che sovrastano i Piani Resinelli.

Un altro luogo emblematico della montagna lecchese, sia in senso storico-alpinistico che della frequentazione turistica, sono i Piani Resinelli, sui quali da tempo è aperto un dibattito, a volte anche appassionato, circa la gestione del loro sviluppo e sulla tutela del luogo dal turismo di massa. Lei i Resinelli li conosce come pochi altri: cosa ne pensa della loro realtà attuale e futura?

 

I Piani dei Resinelli oggi appaiono come un gigantesco parcheggio, per accogliere le fiumane di turisti che si recano (o si recavano) alla passerella panoramica nel Parco Valentino. Salvo poi riscontrare la mancanza di aree di sosta dedicate alla partenza dei principali sentieri per la Grigna. Tornando al Parco Valentino, l’area boschiva sul versante meridionale della località, potrebbe rappresentare un interessantissimo laboratorio per sperimentare diverse alternative di turismo, a partire dalla Casa Museo della Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino. Ma i Resinelli, oltre a luogo ideale per un turismo soft in mezzo alla natura, sono anche alpinismo ed escursionismo. Eppure i sentieri della Grigna si stanno disgregando. Bisogna intervenire al più presto. Un Ufficio Guide ai Resinelli sarebbe inoltre molto utile per indirizzare gli escursionisti sui non facili percorsi della Grigna, diminuendo le uscite del Soccorso Alpino. Dal punto di vista culturale, infine, ai Resinelli manca una sala pubblica degna di questo nome (le poche sale presenti, o sono private o sono inadeguate), che potrebbe costituire un centro di attrazione molto efficace con l’organizzazione di eventi e conferenze.


Panorama serale di Lecco con il Monte Coltignone, il Monte Due Mani e il Resegone con il suo celeberrimo profilo dentellato.

Posta la rimarcata relazione indissolubile che lega Lecco alle proprie montagne, a suo parere la città come dovrebbe governare il proprio territorio montano, come potrebbe valorizzarne autenticamente le peculiarità e in quali modi dovrebbe salvaguardarlo dagli eccessi e dai rischi ai quali qui come altrove è soggetta la montagna contemporanea?

 

Un elemento distintivo del territorio, ovvero la contiguità tra città e contesto naturale, richiede un difficile equilibrio di gestione tra le esigenze di sviluppo di un capoluogo di Provincia e la tutela ambientale e paesaggistica.  Da diversi anni Lecco sta cercando di percorrere la strada del turismo, e la montagna è una opportunità eccezionale, considerando vari fattori. La presenza di un Campus universitario (e di giovani da diverse parti del mondo), la vicinanza ad importanti assi stradali, come quello del Gottardo che ci collega al Nord Europa, la concentrazione in uno spazio relativamente ristretto di numerose ed eccellenti opportunità di fruizione outdoor, oggi molto di tendenza, e di bellezze naturalistiche-paesaggistiche. Riuscire a mettere a sistema questi elementi, insieme alla storia alpinistica, potrebbe (dovrebbe) essere una delle sfide per il futuro, partendo da quanto è già stato fatto. Considerando anche che a Lecco la cultura verticale ha trovato numerose e interessantissime connessioni con un’altra eccellenza territoriale, quella della “Lecco Città del ferro”, dove gli scalatori-operai si forgiavano da soli i chiodi da roccia, e dove si sono affermati prestigiosi marchi di attrezzatura alpinistica.

Viste le esperienze di territori limitrofi, andrebbe inseguito un modello turistico che rifugga dalla spettacolarità e che si traduce in fiammate esplosive senza futuro. Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono alle porte, e le premesse per sbagliare strada ci sono tutte. Vedi gli investimenti sul vicino territorio valsassinese di risorse pubbliche (distolte da obiettivi più sostenibili) che si accaniscono su uno sci alpino a quote ormai inadeguate.

 

(Tutte le immagini qui presenti sono tratte dalla pagina Facebook Lecco Tourism)

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