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Attualità | 11 aprile 2025 | 17:00

È sufficiente un'offerta turistica vincente per affrancare le montagne dallo spopolamento? Il dibattito nasce dal "modello Valle Maira"

"Gentile redazione de L’AltraMontagna, ho letto con molto interesse l’articolo sulla Valle Maira e ne condivido i contenuti (...). Ma, visto che si fa riferimento ad un comune con oltre 20.000 presenze con un solo bimbo in età scolare, è chiaro e in modo neanche troppo mascherato (e non c’è nulla da nascondere) che si faccia riferimento a Marmora, il comune dove sono sindaco". Inizia così la lettera di Roberto Colombero, primo cittadino di Marmora (comune della Valle Maira) e presidente Uncem Piemonte: abbiamo deciso di riprenderla integralmente, poiché offre nuove e importanti sfumature di riflessione sul rapporto montagne-turismo e sugli sviluppi sociali e politici delle Terre alte

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

In seguito alla pubblicazione dell'articolo "21mila presenze turistiche nel 2023, ma una sola bambina in età scolare. Nel 'modello Valle Maira' qualcosa non ha funzionato" - dove abbiamo ripreso alcune considerazioni di Antonio De Rossi e Laura Mascino sviluppate nel libro La montagna, con altri occhi - con grande piacere abbiamo ricevuto un'interessante lettera, firmata da Roberto Colombero, sindaco di Marmora (comune della Valle Maira) e presidente Uncem Piemonte.

 

Abbiamo deciso di riprenderla integralmente, poiché aggiunge nuove e importanti sfumature di riflessione alle considerazioni di De Rossi e Mascino, riguardo il rapporto tra montagne e turismi (termine volutamente declinato al plurale, perché il ventaglio dell'offerta e dell'impostazione turistica è molto ampio), ma anche sugli sviluppi sociali e politici delle Terre alte.

Vi lasciamo alle parole di Colombero:

 

 

Gentile redazione de L’AltraMontagna, ho letto con molto interesse l’articolo sulla Valle Maira e ne condivido i contenuti. L’analisi non poteva non essere articolata conoscendo bene Antonio De Rossi e condividendo con lui molti percorsi negli ultimi anni.

 

Ma, visto che si fa riferimento ad un comune con oltre 20.000 presenze con un solo bimbo in età scolare, è chiaro e in modo neanche troppo mascherato (e non c’è nulla da nascondere) che si faccia riferimento a Marmora, il comune dove sono sindaco. Poteva essere uno qualsiasi dei comuni della Valle Maira, poco cambia. Per questo ritengo di dover aggiungere un tassello alla riflessione perché altrimenti si rischia di travisare il messaggio, ribadisco, condivisibile dell’articolo. 

 

E partirei dalla domanda in testa all’articolo: È sufficiente un'offerta turistica vincente per affrancare le montagne dallo spopolamento?

 

La risposta è serenamente No. Ma la domanda che pongo io è questa: è colpa della tipologia di turismo? Anche qui, serenamente No. E tento di chiarire. Ad una lettura superficiale parrebbe che la trentennale scelta turistica ambientalmente sostenibile (almeno negli intenti) della valle Maira non sia una storia di successo e con altro tipo di turismo invece i destini sarebbero stati diversi. Sappiamo che non è così perché la montagna soffre ovunque: ma siamo felici e orgogliosi delle scelte fatte in valle e non si deve e non si può guardare ad altri modelli.

 

Siamo altresì consapevoli che non basta per uno sviluppo socialmente sostenibile perché la comunità vive di dinamiche che non sempre viaggiano di pari passo con le necessità di chi usufruisce del territorio per motivi turistici.

 

Ma questo non significa che sia totale responsabilità del turismo o di chi fa turismo. Che ha certamente comunque una responsabilità sociale d’impresa che va fatta maturare e va accompagnata. I temi affrontati nell’articolo mi trovano completamente in sintonia: la questione “abitabilità” è centrale accompagnata alla partita dei servizi alle famiglie e su questo l’azione politica si deve concentrare più di tutto.

 

Perché paesi abitati e vivi (di più sono) uno strumento di promozione turistica formidabile proprio per quel turismo così tanto inseguito e fortunatamente trovato dalla Valle.

 

Ma tutto questo ragionamento deve avere uno sguardo lungo e far crescere la consapevolezza che le nostre valli non sono isole nel Pacifico, ma un sistema integrato di relazioni e flussi col mondo. E non possiamo non pensare quindi che l’inverno demografico del mondo occidentale, e che viaggia a braccetto coi cambiamenti climatici, se non affrontato in modo serio dai governi, colpirà duro tutti e soprattutto, per l’ennesima volta, le nostre comunità. Nel 2050 saremo 5 milioni in meno in Italia: riusciamo a salvarci con gli strumenti attuali? Probabilmente i turisti saranno sempre di più, ma chi lavorerà nelle strutture ricettive? Il sistema dei servizi e del wellfare potrà reggere con 5 milioni di persone in meno che lavorano, pagano tasse, pagano pensioni?

 

Da tenere inoltre in considerazione che in un mondo socialmente più fluido e dinamico, lo stesso concetto di comunità residente subirà inesorabilmente delle conseguenze: già oggi moltissime persone vivono una parte dell’anno in un luogo e la restante in altri luoghi. Come organizziamo l’erogazione dei servizi in questo modello di società? Abbiamo le competenze e gli strumenti come pubblico per affrontare queste sfide?  

 

Io credo che tutto questo inciderà molto di più che non il modello di turismo che un territorio o un altro avranno adottato.

 

Ma proprio i territori montani, ancora una volta, sono già laboratorio di nuovi modelli di sviluppo, di creazione di economia, e anche di innovazione dei modelli di impresa (cooperative di comunità ad esempio). Le strategie che negli anni si sono costruite, dalla Strategia Aree Interne, alle odierne Green Community, al di là degli effetti o meno che si sono concretizzati, sono dimostrazione di una capacità di elaborazione politica che tenta di dare risposte, che tenta di passare dai bisogni ai sogni, che tenta di creare visioni. Facile? Non sicuramente, ma non possiamo continuare ad azzerare ogni percorso fatto perché ripartire dal Via ogni volta è un gioco che non possiamo permetterci. Le comunità vanno accompagnate, le esperienze belle di rigenerazione nel Paese devono diventare politiche ordinarie, gli strumenti democratici devono innovarsi per fare questo. Serve un ente forte che governi la montagna dopo la chiusura delle Comunità Montane o tutte queste esperienze faticheranno molto di più.

 

È​ vero, c’è una nuova attenzione che non si tramuta purtroppo ancora in azioni politiche decise e decisive. Ma nell’epoca, con buona pace di Trump , della transizione ecologica e dei cambiamenti climatici, bene ha fatto e bene sta facendo la Valle Maira sul turismo (tutto migliorabile per carità, come in ogni settore); bene hanno fatto e stanno facendo quelle valli che hanno immaginato la propria comunità verde e intelligente nei progetti sulle Green Community - inventate da Uncem- che non sono spesa pubblica, ma rigenerazione secondo modelli di sostenibilità ambientale, sociale ed economica; bene hanno fatto e stanno facendo quelle valli che hanno costruito e attuato, con enormi difficoltà, strategie sulle Aree Interne.

 

Bisogna insistere, serve che la politica tutta capisca la portata e le ricadute attuali e potenziali di certe scelte. Perché il mio comune , la nostra valle  e tutta la montagna nel nostro paese sia davvero “spazio di innovazione produttiva e non solo di conservazione e di consumo”, sia più abitabile e abitata, sia più viva.

 

 

Per chi fosse interessato, La montagna, con altri occhi è acquistabile qui.

 

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