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Attualità | 14 marzo 2025 | 18:00

Fino a 3.720 euro per una settimana bianca: "Il turismo di lusso in montagna è un sistema che perpetua le disuguaglianze"

I prezzi salgono, ma l’esclusività dell'offerta, a mo’ di boomerang, rischia di ritorcersi contro agli abitanti stessi, escludendoli appunto dai loro territori. Le politiche turistiche dovrebbero essere accompagnate con più convinzione da accorgimenti di carattere sociale, altrimenti lo spopolamento continuerà ad avanzare in modo inesorabile

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

“Il turismo di lusso in montagna non è solo un settore economico fiorente, ma un sistema che perpetua le disuguaglianze, creando una sorta di ‘apartheid turistico’. Il paradosso è che in un mondo sempre più diviso tra ricchi e poveri, la montagna potrebbe diventare un simbolo di esclusione, dove solo chi ha alta capacità di spesa può realmente godere delle sue meraviglie. Per questo servirebbe un impegno collettivo per rendere la montagna un luogo inclusivo, attraverso politiche di accessibilità e sostenibilità. La sfida per un futuro in cui la natura e il benessere possano essere condivisi da tutti”.

Queste considerazioni sono contenute nel recente dossier NeveDiversa 2025 di Legambiente.

 

In montagna, quindi, se da un lato possiamo osservare fenomeni di turismo di massa, dall’altro viene promossa una tipologia di offerta esclusiva, capace di rendere alcuni territori montani appannaggio di pochi facoltosi.
È sufficiente considerare i versanti occupati dai comprensori sciistici, i cui prezzi risultano ormai inaccessibili a molti italiani.

 

“Una recente indagine di Altroconsumo – si legge sempre in NeveDiversa – riporta che il costo del biglietto giornaliero è aumentato in media del 4,1%, mentre quello settimanale del 3,8%. Una famiglia di tre persone quest’anno spende in media 186 euro al giorno solo per accedere agli impianti di risalita e alle piste. E costa di più anche tutto il resto: secondo Federturismo, gli hotel hanno alzato i prezzi del +5,1%, le scuole di sci hanno incrementato le tariffe del 6,9%, i servizi di ristorazione dell’8,1%. Per una settimana bianca, un adulto spende in media 1.453 euro, mentre un nucleo familiare composto da due genitori e un figlio affronta una spesa di circa 3.720 euro”.

 

Eppure, non di rado i nuovi impianti di risalita vengono giustificati - con atteggiamento filantropico - dalla necessità di permettere a tutti di godere le alture; dal desiderio di rendere la montagna più accessibile e democratica. Una strana idea di inclusività: a chi non può vantare un portafoglio gonfio, infatti, queste infrastrutture vengono “democraticamente” imposte.

 

“Ma il turismo di lusso porta lavoro”, sostengono in tanti e hanno in parte ragione. Ma oltre al lavoro rischia di provocare squilibri sociali. Come scrivevamo in un recente articolo, l’aumento generale dei prezzi non si limita solo allo sci, ma può coinvolgere capillarmente le aree che spingono nella direzione di sfarzo ed esclusività. Un’esclusività che, a mo’ di boomerang, rischia di ritorcersi contro agli abitanti stessi, escludendoli appunto dai loro territori. Così scriveva Mara Vicino per L’AltraMontagna analizzando il caso di Cortina:

 

I costi della vita sono altissimi e la scarsità di alloggi a prezzi accessibili per i residenti rende difficile per giovani e famiglie radicarsi nel territorio e crearsi un futuro in questi luoghi. Basti pensare che il prezzo medio al metro quadro è di circa 15.000 €, un dato facilmente verificabile in uno qualsiasi dei più famosi siti di vendita immobiliari. La crescente domanda di alloggi ha spinto i prezzi delle proprietà immobiliari alle stelle, creando una spaccatura tra residenti e turisti. Quanti sono disposti a pagare 350.000 € per un monolocale di 21 metri quadri, ma soprattutto quanti ne hanno la possibilità? Cortina rischia di diventare una località abitata solo da seconde case di proprietà di facoltosi, con pochi spazi per la residenza permanente”.

 

Riprendendo una frase emblematica di NeveDiversa, la celebre località ampezzana sta diventando una “scuola di gentrificazione, dove ci si trova estranei nella propria terra”.

 

Insomma, molti territori montani oggi si trovano schiacciati tra overtourism e turismo di lusso, due dinamiche che possono portare benefici alle comunità locali, ma allo stesso tempo scompensi non trascurabili. Pertanto, le politiche turistiche dovrebbero essere accompagnate con più convinzione da accorgimenti di carattere sociale, altrimenti lo spopolamento continuerà ad avanzare in modo inesorabile.

 

È dal 2011 che nella sfarzosa Cortina si registra una progressiva decrescita demografica.

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