I dati e le esperienze raccontano un Appennino emiliano che non si arrende: la sfida ora è trasformare le iniziative "simbolo" in un modello stabile

L’Appennino emiliano, sui versanti modenese e reggiano, è un mosaico di comunità, imprese e paesaggi che negli ultimi anni sta affrontando sfide complesse e delicate. Ogni tanto, al di là delle percezioni comuni, senz’altro utili, occorre mettere testa ai dati per capire tendenze e tracciare rotte. A tal proposito ci viene in soccorso la recentissima analisi dell’associazione di categoria Lapam che ci racconta un territorio in cui calo demografico e contrazione del tessuto imprenditoriale non significano alzare bandiera bianca, ma all’opposto cercare nuove energie per rilanciare progetti locali e innovativi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L’Appennino emiliano, sui versanti modenese e reggiano, è un mosaico di comunità, imprese e paesaggi che negli ultimi anni sta affrontando sfide complesse e delicate.
Ogni tanto, al di là delle percezioni comuni, senz’altro utili, occorre mettere testa ai dati per capire tendenze e tracciare rotte. A tal proposito ci viene in soccorso la recentissima analisi dell’associazione di categoria Lapam che ci racconta un territorio in cui calo demografico e contrazione del tessuto imprenditoriale non significano alzare bandiera bianca, ma all’opposto cercare nuove energie per rilanciare progetti locali e innovativi.

Occupazione
Nel 2023, nei comuni montani del Modenese (Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Montecreto, Montefiorino, Montese, Palagano, Pavullo, Pievepelago, Polinago, Prignano, Riolunato, Serramazzoni, Sestola e Zocca) si contano oltre 20mila occupati e un tasso di disoccupazione del 4,1%, inferiore alla media provinciale.
Anche nel Reggiano (Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Toano, Ventasso, Vetto e Villa Minozzo) il quadro è simile: quasi 15 mila occupati e disoccupazione al 4,3%, con un incremento del tasso di occupazione di 5,7 punti negli ultimi dieci anni.
Questi numeri si accompagnano a un tasso di attività leggermente più basso rispetto ai rispettivi capoluoghi di provincia (Modena e Reggio Emilia), segno che una parte della popolazione della montagna resta ai margini del mercato del lavoro.
Imprese
Il tessuto produttivo è dominato dalle micro e piccole imprese: nel Modenese il 99,4% delle aziende ha meno di 50 addetti, nel Reggiano il 99,6%. La vocazione agricola è forte - oltre un quarto delle imprese opera nel settore primario - seguita da costruzioni, commercio e servizi alle imprese. Tuttavia, il calo delle imprese attive è una tendenza costante: dal 2019 il Modenese ha perso il 4,7% delle aziende montane, il Reggiano l’1,8%. Un segnale che impone strategie mirate per sostenere l’imprenditorialità, soprattutto giovanile e femminile.

Turismo e infrastrutture
Sul fronte turistico, il Modenese ha registrato nel 2024 circa 280 mila pernottamenti, in linea con l’anno precedente e leggermente sopra i livelli pre-pandemia. Il Reggiano, invece, ha visto un incremento del 13,1% rispetto al 2023, recuperando e superando i dati del 2019. Le infrastrutture digitali restano un nodo critico: solo il 22,6% delle famiglie modenesi in Appennino dispone di banda ultra-larga, contro il 64,6% delle famiglie reggiane.
Fanano Living Lab, un caso di scuola
In mezzo a tutti questi numeri spunta una storia simbolo che deve far riflettere molto: il Fanano Living Lab. Sostenuto dai fondi del Pnrr, questo laboratorio diffuso ha saputo mettere in rete persone, imprese e risorse ambientali, con l’obiettivo di generare processi produttivi circolari e resilienti, capaci di valorizzare il territorio e promuovere uno sviluppo sostenibile.
Tra le iniziative più significative, spicca la creazione di una filiera dedicata alle piante officinali, realizzata in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia. Questo progetto unisce ricerca scientifica e tradizione locale, aprendo nuove prospettive per l’agricoltura e la fitoterapia.
Un altro tassello importante è il Progetto Ortika, che punta alla valorizzazione dell’ortica come risorsa naturale per la produzione di tessuti locali. Un’iniziativa che coniuga sostenibilità ambientale, innovazione artigianale e identità territoriale.
Il Living Lab si occupa anche della tutela del mirtillo nero, attraverso attività di mappatura, monitoraggio e formazione di raccoglitori, contribuendo alla salvaguardia di una specie preziosa per l’ecosistema locale e per l’economia montana.
A completare il quadro, l’Eco Area si propone come centro formativo e polo di turismo slow, offrendo percorsi pedonali e ciclabili immersi nella natura, ideali per promuovere uno stile di vita sano e consapevole.

Infine, il Simposio internazionale di scultura: un ponte tra arte, ambiente e comunità, coinvolgendo artisti da tutto il mondo in un dialogo creativo con il paesaggio e le persone che lo abitano. Il Fanano Living Lab non è solo un progetto: è una visione concreta di futuro, dove innovazione, sostenibilità e partecipazione si intrecciano per generare valore condiviso.
Una montagna che guarda avanti insomma. I dati e le esperienze raccontano un Appennino che non si arrende: si sperimentano nuove filiere produttive, si investe in turismo sostenibile e cultura.
Al netto delle dichiarazioni più roboanti della politica, la sfida ora è trasformare queste iniziative in un modello stabile, capace di attrarre giovani, imprese e visitatori, mantenendo viva l’identità di un territorio che è insieme presidio ambientale e laboratorio di innovazione sociale ed economica.













