Il Cai pensa a ridefinire rifugi e bivacchi. Antonio Montani: "Eccesso di turismo? La fatica è il vero antidoto". Idee e considerazioni dall'iniziativa 'Overtourism e proposte alternative'

I social e gli influencer hanno indubbiamente il loro ruolo, ma la scelta, a monte, di che turismo si vuole e - di conseguenza - di che vivibilità e futuro si sceglie di avere per le zone interessate, sono strettamente intrecciate. Alcuni spunti emersi dall'evento organizzato da Casacomune e Cai

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“L’eccesso di turismo riguarda poche zone delle montagne italiane ma dove questo avviene – Seceda, Tre Cime di Lavaredo, Monte Bianco e altri luoghi belli e molto conosciuti – c’è un elemento che si ripete, un punto di contatto tra tutti: la possibilità di accedere facilmente con auto, moto, caravan in alta quota. La fatica, il camminare per arrivare, è il vero antidoto”. Così il presidente del CAI, Antonio Montani, ha sintetizzato il tema che ha visto persone provenienti da tutta Italia riflettere sulle ricadute che un turismo eccessivo – ridotto a mono economia – ha sulle zone interessate. Eccesso che vede negli operatori locali – e non solo nei turisti – e nella loro modalità di “intercettare” i flussi turistici, grandi responsabilità. I sociali e gli influencer hanno indubbiamente il loro ruolo ma la scelta, a monte, di che turismo si vuole e – di conseguenza – di che vivibilità e futuro si sceglie di avere per le zone interessate, sono strettamente intrecciate.
Accanto all’elenco delle storture che si creano si è parlato di zone e di proposte alternative dove il turismo è una delle tante componenti della diversificazione economica delle zone: Val di Vara in primis, la valle del biologico, scelta da Casacomune e CAI appositamente per “premiare” chi ha avuto il coraggio di fare – anni fa – scelte lungimiranti anche se non prive di problematiche per la loro attuazione. L’esperienza della Val Maira, presentata da Roberto Colombero, è un altro esempio che va in questa direzione.
Riflettere sull’eccesso di persone in una zona – è stato detto nella relazione introduttiva di Casacomune – è un esercizio utile anche in vista di una presenza significativa – in tempi non molto lontani, dovuta alla crisi climatica che porta a un innalzamento delle temperature nelle zone di montagna, “un’invasione”, come ha più volte avvertito Luca Mercalli nei corsi di Casacomune.
Ci stiamo preparando a tutto questo? I tentativi di risposta al riguardo hanno messo in evidenza molte problematiche che interessano le zone montane e le aree interne del nostro Paese a cominciare dalla scarsità di servizi sociali e sanitari, scuole e – soprattutto – trasporti pubblici adeguati. Di nuovo Montani: “Bisogna poter raggiungere le zone montane con mezzi pubblici adeguati, tutto l’anno e non solo nel periodo turistico”. Denunciato, come esempio, nell’incontro, la paventata chiusura – dopo le Olimpiadi – della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo – dopo l’evento in “una zona in cui non è stato fatto nulla per migliorare i trasporti pubblici per la popolazione ignorando – tra l’altro - quello che altri Paesi alpini stanno facendo rispetto al passaggio da gomma a rotaia”.
Sul turismo molti aspetti sono stati messi in evidenza: Michil Costa, albergatore e scrittore, ha posto l’attenzione oltre che sull’impatto ecologico del settore alberghiero di alto livello (consumi di acqua, elettricità, ecc.) sull’inquinamento acustico e luminoso portato da moto e auto. A cui si aggiunge – altro tema rilanciato da Luigi Ciotti – l’uso distorto dell’elicottero, utilissimo per i soccorsi ma certamente molto impattante sull’ambiente se usato a fini turistici. “Bisogna dire basta a certi eventi – ha detto Costa –. Rifiutarsi di accogliere manifestazioni che deturpano paesaggi e feriscono ambienti naturali fragili e di pregio. E anche noi umani, che mal sopportiamo il rumore a cui siamo esposti in un ambiente di cui facciamo parte”. Fermiamoci. È stata la parola di una delle slide della sua relazione. A riflettere, certo. Ma anche a fare, perché facciamo troppo. Più lento, quindi. Più armonico. E poi c’è un elemento, richiamato più volte per cambiare rotta al turismo veloce, frenetico, che travolge e non lascia che macerie: considerare, nuovamente, il turista come ospite. “L’ospitalità – ha detto Costa – potrebbe salvare il mondo”.
Nel seminario di Varese Ligure che ha visto – seppur in momenti diversi un centinaio di persone camminare di giorno e riflettere il pomeriggio sera, si è parlato anche di inclusione di persone con problematiche fisiche e psichiche – un settore ben sviluppato dal CAI grazie alla SODAS (Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale) che vede, a fianco di operatori socio sanitari gli accompagnatori CAI opportunamente formati che, ultimamente, hanno anche lavorato per rendere i rifugi maggiormente inclusivi, attenti e adeguati ad accogliere persone con esigente specifiche. I gestori – è stato detto – si sono dimostrati molto disponibili. Per queste persone, con a volte strumentazione adeguata come le jolette – ci sono sentieri appositamente testati. Sfide di non poco conto presentate nella relazione di Marco Battain e Gianmarco Simonini e Fabio Pellegrino.
Del ruolo dei parchi hanno parlato Lorenzo Viviani e Maria Grazia Landini “un ruolo che deve essere innanzi tutto educativo e deve andare oltre il territorio specifico e guardare alle zone circostanti”. Territori – come il Parco delle Cinque Terre – che ha pagato a caro prezzo la sua notorietà e l’eccessiva frequentazione che ha portato a mettere un biglietto di accesso (che viene poi reinvestito sul territorio, come ha precisato il Presidente) mentre nel Parco Monte Marcello-Vara, che gestisce anche alcune zone di Rete Natura 2000, proprio alla luce di quanto avvenuto a poca distanza, si è potuto impostare diversamente la programmazione e l’offerta territoriale. Equilibri difficili da ricercare e da proporre e dove il coinvolgimento della popolazione residente è fondamentale.
Durante gli incontri e le camminate – alcune accompagnate anche da Filippo Arcelloni, il regista-attore “pellegrino della salute e dai referenti del CAI Liguria, sezioni di La Spezia, Soccorso Alpino molte le parole che hanno accompagnato ospiti e relatori. Tra queste, quelle che hanno risuonato maggiormente: storia, cultura, natura, cooperazione, dialogo, comunicazione, educazione, accessibilità e cammino/i, percorso/percorsi. In una declinazione più per plurali che per singolari.
Nella giornata conclusiva, nella meravigliosa piazza del Borgo Rotondo, allestita per l’occasione dalla Proloco Franco Michieli, geografo, esploratore e scrittore, affrontando il tema In cammino senza carte, senza bussola ha parlato di gratitudine e di educazione, pensando ai giovani “digitali” con un invito a riscoprire “il gioco che diventa esplorazione” e, a tutti, a fare esperienze come una notte all’aperto “per assaporare cosa significa essere senza né muri né tetti”, per capire cosa significhi essere “sotto lo stesso cielo” col pensiero anche a chi oggi vive in zone di guerra, a chi patisce la fame, quella vera “che se non si prova non si può capire…”. Di come “la cooperazione può vincere sulla competizione”. L’invito di Michieli a “togliere” perché è “dalla mancanza che si comprende il valore delle cose”. La sua esperienza aiuta a riflettere su come riconnettersi, eliminare barriere che percepiamo come protezioni ma di fatto non lo sono (tecnologie e altro) e di come è importante e arricchente cercare di ritrovare un rapporto diretto con l’ambiente naturale. “Il mondo è grande, immenso, anche senza andare molto lontano”. Bisogna però non avere fretta. Bisogna avere fiducia per andare alle sorgenti. Un richiamo ai popoli nativi che “non parlano di diritti e doveri ma li libertà e responsabilità”. Un invito a riappropriarsi della capacità di guardare avanti, intorno, dentro e procedere, passo dopo passo.
A chiudere l’incontro, dopo il presidente Montani che, oltre al grande tema dei trasporti con la proposta di “escursioni solo con mezzi pubblici”, ha annunciato una revisione – doverosa – delle strutture CAI, rifugi e bivacchi, che non sempre possono definirsi tali, l’intervento di Luigi Ciotti che si è soffermato sul concetto di limite analizzandolo con le due valenze sue proprie, positive e negative; intrecciandolo al consumo di risorse e all’abuso di potere. Un esempio in tal senso il Decreto Sicurezza che pone limiti al dissenso e anche al portare aiuto verso chi è più debole. Un invito a riflettere, pensando alla montagna “non marginale ma marginalizzata dalla politica” alle “tante periferie geografiche e esistenziali”. Luigi Ciotti ha invitato a pensare, riflettere, generare tre grandi patti: un patto tra generazioni; un patto tra montagna e città e un patto sulla coscienza del limite che la montagna porta, insegna, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Qualità e non quantità, pubblico e privato, insieme.
Tutto questo per far fronte a tre grandi fratture che viviamo oggi:
1) il disordine geo politico e le guerre in atto;
2) disagio, iniquità e crisi del sociale;
3) il pianeta è ai limiti e la tecnologia è senza timone.
Il tutto in una grande crisi di verità, dove vige l’immunità e la disinformazione è regola.
L’anno che si apre verso il prossimo appuntamento di Montagnambiente in trasformazione (tema e luogo da definire) lascia quindi grandi spunti di lavoro per i territori montani (e non solo) per gli operatori CAI e per i corsi di formazione di Casacomune.













