Il futuro dello sci è su plastica? In Grecia si parla di "una soluzione eco‑friendly" e "ideale per un turismo sostenibile e tutto l’anno". Ma è davvero così?

È stata annunciata la prossima apertura di un adventure park che unisce escursionismo e sci sulla pista in plastica. Il futuro e l'adattamento alla crisi climatica passa da questi progetti?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il futuro dello sci è su plastica? Non solo Jesolo, anche in Grecia arriva la pista sintetica. In particolare nella Regione dell'Epiro nella catena montuosa del Pindo. A comunicarlo è Neveplast.
"Siamo orgogliosi di annunciare una nuova installazione in Grecia, un Paese ricco di bellezze naturali e potenzialità ancora inespresse. Con questo progetto, proseguiamo la nostra missione di rendere gli sport invernali e le esperienze sulla neve più accessibili e sostenibili, anche in Paesi dove la neve non è sempre garantita. È una meta ideale per un turismo sostenibile e tutto l’anno", spiega Neveplast sulle strutture nel Comune di Northern Tzoumerka, nella regione dell’Epiro. "Immersa nella catena montuosa del Pindo – la più grande del Paese – quest’area mozzafiato è rinomata per la sua natura incontaminata e il fascino alpino".

L’installazione Neveplast comprende una pista da sci sintetica di 1.500 metri quadri, utilizzabile 365 giorni l’anno e due discese tubby di 90 metri (una rettilinea e una con due curve). "Il parco non è ancora aperto al pubblico, ma tutto è pronto per il grande apertura". È possibile, spiega l'azienda, sciare tutto l'anno, indipendentemente dalla condizioni meteo, strutture ideali per principianti, atleti, scuole e centri sportivi.
"Una soluzione eco‑friendly e inclusiva che introduce lo sci in regioni in cui gli sport invernali sono ancora in crescita". Un progetto che si inserisce in una cornice più ampia di un nuovo adventure park che consente di passare dalla pista all'escursionismo e alle esperienze nella natura. "L’obiettivo è trasformare l’Epiro in una destinazione montana aperta tutto l’anno".

Insomma, si cercano soluzioni per contrastare una difficoltà crescente nel preparare le piste in sicurezza. Queste opere dovrebbero rappresentare poi una promozione per l'industria delle neve. Ma resta da valutare il reale potenziale di scendere lungo un tracciato in plastica e in un paesaggio brullo. Un intervento che appare inoltre impattante proprio in una località "rinomata per la natura incontaminata e il fascino alpino".
Le riflessioni sulla tenuta di alcune destinazioni, così come sulla loro capacità di adattarsi ai mutati scenari, dovrebbero incentivare la pianificazione di un'offerta più vicina alle caratteristiche climatiche e sociali del presente. Le strutture in plastica probabilmente riflettono invece la preoccupazione di dover abbandonare un modello turistico fino a qualche anno fa considerato vincente e che in molti casi ha portato concreti benefici economici e sociali alle comunità.
Gli skidome (realizzati anche nel deserto) così come le piste da sci in plastica sulle montagne probabilmente sono l'ultima rincorsa a un sistema e a un modello che sta progressivamente sfaldandosi e che non verrà salvato da un utilizzo spropositato della parola sostenibilità, il cui significato sta nel tempo sfumando, anche nelle accezioni economica e sociale.













