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Storia | 15 maggio 2026 | 13:00

C'è una montagna abruzzese che ha un nome in lingua tedesca: tutto nasce da un fortino utilizzato per combattere i briganti. Ora è un riferimento per gli appassionati di ciclismo

Il Giro d'Italia oggi celebra il suo primo vero arrivo in salita: il Blockhaus, nel massiccio della Maiella, in Abruzzo. Ma perché questa montagna si chiama proprio così?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"Leggete la mia memoria per i cari lettori. Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele Re d’Italia. Prima del ‘60 era il regno dei fiori, ora è il regno della miseria"

 

Questa iscrizione, incisa nella pietra, si trova su una montagna abruzzese dal nome strano e straniero, che sarà scalata nella settima tappa del Giro d’Italia 2026: il Blockhaus. Si tratta del primo vero arrivo in salita di questa edizione del Giro, alla fine di una tappa che, molto probabilmente, sconvolgerà la classifica generale per la conquista della maglia rosa.

 

È proprio in quella iscrizione dal sapore antiunitario che è da ricercare l’origine del curioso toponimo.

 

Blockhaus, in lingua tedesca, significa letteralmente "casa di tronchi" o "casa di legno". Il termine deriva dall'unione di Block (blocco, o tronco) e Haus (casa). Con il termine Blockhaus si indica normalmente una struttura con pareti costruite sovrapponendo travi di legno incastrate agli angoli (la cosiddetta "tecnica Blockbau"). Con il tempo, però, questo termine è passato a indicare anche un piccolo forte o un avamposto difensivo in legno (o legno e pietra), progettato per essere costruito rapidamente. In italiano, solitamente, per definire queste costruzioni si utilizza il termine "casamatta". Il Monte Blockhaus, posto sul versante settentrionale del massiccio della Maiella, prende il nome proprio da un fortino, in legno con base in pietra, utilizzato dalle truppe del neonato Regno d’Italia per affrontare uno dei primi grandi problemi del nuovo stato: il brigantaggio. Un fortino, di cui oggi rimane solo la base in pietra, chiamato in lingua tedesca probabilmente perché realizzato già prima dell’Unità d’Italia da truppe o mercenari d’oltralpe.

Il fenomeno del "brigantaggio postunitario" è un tema complesso e ricco di sfaccettature, che meriterebbe una trattazione approfondita. In estrema sintesi si trattò di un movimento di rivolta, appoggiato anche dal governo borbonico in esilio, dello Stato Pontificio e da esponenti della nobiltà, che tra il 1861 e il 1865 ha interessato quasi esclusivamente i territori meridionali continentali ex-borbonici. I ribelli, perlopiù pastori e contadini, ma anche ex militari e malviventi di vecchia data abituati a vivere alla macchia, si opponevano alle nuove regole imposte dal Regno d’Italia, considerate molto svantaggiose per la popolazione locale, soprattutto per i più poveri: un nuovo regime fiscale, una diversa regolamentazione del mercato agricolo, la privatizzazione delle terre demaniali a vantaggio di vecchi e nuovi proprietari terrieri, l'istituzione del servizio militare obbligatorio di massa.

 

Tra i gruppi di ribelli che operavano nelle montagne, la "Banda della Majella" è passata alla storia, con personaggi e racconti, in bilico tra storia e leggenda, che ancora oggi sono vivi tra le valli dell’Appennino, tramandate di generazione in generazione. A testimoniare la loro presenza sul Monte Blockhaus sono proprio le iscrizioni incise sulla pietra calcarea: nomi, date e frasi, come quella che apre questo articolo, che costituiscono le cosiddette "Tavole dei Briganti".

 

La ribellione fu repressa in breve tempo e in modo assai energico: nel solo Abruzzo si parla di quasi 1.200 briganti uccisi. Il Blockhaus, con le sue Tavole dei Briganti e il suo fortino chiamato in lingua tedesca, ci racconta quindi di un aspetto peculiare della storia di queste montagne, caratterizzata anche da aspri conflitti sociali e dal passaggio di eserciti stranieri.

 

Oggi la salita alla montagna abruzzese dal nome straniero è considerata una delle più iconiche del Giro d’Italia: si parla di circa 14 km all’8,4% di pendenza media: un’ascesa dura e decisamente selettiva. Il suo debutto ciclistico è avvenuto nel 1967 e coincide con il primo successo al Giro di uno dei più grandi atleti di tutti i tempi: Eddy Merckx. Ma molto più di recente a questa montagna è stata associata un’altra grande figura storica e iconica del ciclismo: quella di Alfonsina Strada, la prima donna che, nel 1924, partecipò al Giro d’Italia, gareggiando insieme agli uomini e sfidando così la cultura dell'epoca. 

Cento anni dopo, durante il Giro d’Italia femminile, l’arrivo al Blockhaus ha dato il via a una nuova tradizione: come nel Giro maschile il punto più alto raggiunto in ogni edizione è chiamato "Cima Coppi", in quello femminile è da allora dedicato proprio a lei, che a suo modo fu una ribelle, capace di scrivere non sulle pietre, ma sulle strade, la storia dello sport femminile.

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