Un masso imbrattato da una vistosa scritta in Val Gardena: il graffitismo arriva sui sentieri alpini, provocando profondo senso di disappunto

Una lettrice de L'AltraMontagna ha inviato alla redazione una fotografia che documenta la presenza di un vistoso "graffito" azzurro su un grande masso situato lungo il sentiero che dalla Vallunga conduce al rifugio Puez, tra le Dolomiti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un'escursione tra le Dolomiti "macchiata" da un inspiegabile atto di vandalismo.
Una lettrice de L'AltraMontagna ha inviato alla redazione una fotografia che documenta la presenza di una vistosa scritta azzurra su un grande masso, situato lungo il sentiero che dalla fine della Vallunga conduce al rifugio Puez. La Vallunga, chiusa al traffico, si trova in Val Gardena, si estende per diversi chilometri ed è considerata una delle porte d'ingresso al parco naturale Puez-Odle.
L'immagine, scattata a una certa distanza, mostra chiaramente il "graffito", la cui dimensione è suggerita dal confronto con un escursionista visibile sul lato destro della foto. Questo atto di deturpazione ha suscitato non solo stupore e rammarico, ma anche un profondo senso di disappunto.
Visibile anche da lontano, la scritta che imbratta il masso sembra riportare una sigla, dato che presenta tre lettere accostate, colorate in modo approssimativo.
In tal senso ricorda il graffitismo, manifestazione socio-culturale di "pittura murale" diffusa in tutto il mondo, solitamente in contesti urbanizzati. Talvolta è correlata all'atto di scrivere la propria "firma" (tag), come se fosse un logo, lasciando un segno con le bombolette spray sul territorio, anche in posti difficili da raggiungere e che possano assicurare ampia visibilità. Una pratica nata negli anni Settanta come forma di ribellione associata a un desiderio di ottenere riconoscimento, quest'ultimo direttamente proporzionale alla difficoltà superata dal "writer" nel realizzare la scritta. In questo caso non è possibile ravvisare alcun fattore di complessità, trattandosi di un luogo isolato in cui l'autore ha potuto agire indisturbato. Un gesto, pertanto, semplicemente insensato e difficile anche da ricondurre a una qualche forma di cultura alternativa.
L'imbrattamento è un reato. In città tali atti sono considerati vandalici e sanzionati secondo le leggi vigenti; l'introduzione di una simile pratica in un luogo naturale come una valle dolomitica raggiungibile solo a piedi appare ancor più irrispettosa, così come la volontà di lasciare un segno indelebile del proprio passaggio in montagna.
Fotografia di Carolina Capuzzo













