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Attualità | 14 ottobre 2026 | 12:00

"Per fare la spesa ci vuole un'ora di viaggio. Il drone copre la stessa distanza in circa nove minuti". II paese più spopolato d'Italia sta diventando un laboratorio d'avanguardia

Dall'eV-Chalet, un punto di accoglienza turistica alimentato interamente a energia solare, ai punti Wi-Fi gratuiti, collegati tramite Starlink. Sono solo alcune delle sperimentazioni per il rinnovamento del comune di Morterone, celebre per essere il meno popoloso d'Italia. Allo spopolamento, si è risposto con la tecnologia: ce lo racconta il responsabile del progetto, Daniele Invernizzi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Morterone è celebre soprattutto per essere il comune meno popoloso d'Italia, appena 12 abitanti. Per arrivarvi, da Milano, si impiega poco più di un'ora e mezza: sarebbe anche meno, se non fosse per i quasi venti chilometri di curve che con fatica collegano Lecco al paese. Oggi, però, la tecnologia sta ritagliando a Morterone una fama del tutto nuova: quella di laboratorio tecnologico d'avanguardia.

 

Con una superficie di circa 17 chilometri quadrati, il comune conta 12 residenti effettivi, che diventano circa 30 se si considerano le persone che vi hanno la residenza pur vivendo altrove. Si tratta di un territorio molto esteso rispetto alla popolazione, ragion per cui presenta diverse complessità, gestionali ma anche economiche. "La particolarità di Morterone, tuttavia, è che non si tratta di un paese abbandonato. Al contrario, è una realtà viva, nella quale si stanno sviluppando numerosi progetti dedicati all'innovazione e alla valorizzazione del territorio".

 

A raccontarlo è Daniele Invernizzi, 46enne di Milano con origini monteronesi, specializzatosi in elettronica al Politecnico di Milano e lavorando poi a start up statunitensi, dalla Silicon Valley all'automotive elettrico. A lui si deve la prima colonnina di ricarica per auto elettriche in Italia, installata a Villoresi Est, sull'autostrada A8, nel 2013.  


Le prime sperimentazioni a Morterone sono iniziate nel 2011. Qualche anno più tardi, dal 2017, hanno cominciato a introdurre applicazioni più strutturate, tra cui sistemi di connettività, monitoraggio meteorologico e ricarica per veicoli elettrici. Uno dei primi e più significativi interventi ha riguardato la realizzazione dell'eV-Chalet: un punto di accoglienza turistica alimentato interamente a energia solare.

 

"Si tratta - spiega Invernizzi - di una piccola struttura in legno che integra diversi servizi: la ricarica per automobili e biciclette elettriche, l'informazione turistica e altre funzioni utili per chi visita il paese. In questo modo, siamo andati a creare uno spazio che possa rimanere accessibile e presidiato anche da remoto, permettendo ai visitatori di lasciare messaggi e richieste".


Più tardi è stata realizzata una rete di lampioni fotovoltaici, progettati appositamente per le condizioni della montagna con l'obiettivo di ridurre i costi energetici del Comune. A questi si sono aggiunte altre infrastrutture per la ricarica delle biciclette elettriche e la creazione di punti Wi-Fi gratuiti, collegati tramite Eolo e Starlink, pensati per compensare le difficoltà di connessione dovute alla presenza di un solo ripetitore gsm, insufficiente a garantire una copertura adeguata.

 

"Ho sempre frequentato questi luoghi - racconta il responsabile del progetto - e, quando ho avuto la possibilità di sviluppare i miei progetti professionali, ho scelto di farne un laboratorio per sperimentare tecnologie capaci di adattarsi alle caratteristiche della montagna, senza stravolgerne l'ambiente".

 

Uno degli obiettivi principali è rendere il territorio progressivamente più autonomo dal punto di vista energetico. Non si tratta di un traguardo immediatamente raggiungibile per ogni struttura esistente - spiega Invernizzi -, ma è una prospettiva concreta, soprattutto quando l'efficienza viene considerata fin dalla fase di progettazione.


"A Morterone c'è una frazione storica caratterizzata da case in pietra e tetti in pioda, molto bella dal punto di vista architettonico, ma utilizzata quasi esclusivamente d'estate per soggiorni brevi. Molte di queste abitazioni si affidano ancora a bombole di gas e caminetti e non sono progettate per garantire un'abitabilità efficiente durante tutti i mesi dell'anno. Le nuove strutture in legno invece - come l'eV-Chalet - possono invece integrarsi nel paesaggio, rispettando anche i vincoli estetici e architettonici, e ridurre sensibilmente i consumi".

 

La sostenibilità e l'efficienza, secondo la prospettiva di Invernizzi, non sono per forza contrarie alla tradizione, ma necessitano che questa si adatti alle esigenze del nostro tempo. L'eV-Chalet, da quasi cinque anni, riesce a superare gli inverni senza difficoltà, dimostrando che anche in una zona montana del Nord Italia, dove l'irraggiamento solare è inferiore rispetto alla norma, l'autonomia energetica può essere raggiunta.


Ora, quello che presto è diventato il "modello Morterone" prosegue lungo due direttive. Da un lato, maggiori servizi per i residenti; dall'altro, l'impegno è volto a consolidare quel turismo che già oggi sta imparando a conoscere il paese.

 

Sul primo piano vi sono due ambiziosi progetti in fase di studio. Anzitutto, Invernizzi e soci stanno lavorando alla possibilità di realizzare un grande impianto fotovoltaico di comunità, da applicare in corrispondenza di una stalla già esistente, capace di fornire energia a costi contenuti ai residenti. L'altra grande sperimentazione riguarda invece l'utilizzo dei droni per il trasporto di materiali.

 

"L'isolamento di Morterone è relativo", premette Invernizzi. "Per fare la spesa a Lecco i residenti possono impiegare circa due ore e mezza tra andata, ritorno e acquisti, attraverso 17 chilometri di strada tortuosa. Un drone da trasporto potrebbe coprire la stessa distanza in linea d'aria in circa nove minuti, per un totale di poco più di un quarto d'ora in tutto. Grazie ad essi sarebbe possibile trasportare beni di prima necessità, alimenti, medicinali e materiali, riducendo tempi e costi degli spostamenti". Una tecnologia, dal prezzo paragonabile a quella di un comune furgone diesel, che potrebbe diventare presto un supporto chiave della logistica in montagna.


Dal punto di vista dell'accoglienza, come accennavamo, a Morterone esiste un flusso turistico significativo, anche se prevalentemente giornaliero. Molte persone arrivano dalla Lombardia, soprattutto dalle aree di Milano, Lecco e Como, per camminare e fare trekking. "C'è poi - sottolinea Invernizzi - un turismo motociclistico che proviene da diversi Paesi europei". Il passaparola e i contenuti pubblicati sui blog contribuiscono a far conoscere ulteriormente questi itinerari, conosciuti da motociclisti olandesi, irlandesi, tedeschi, austriaci e francesi. L'obiettivo dunque è creare le condizioni per prolungare la permanenza, senza favorire un turismo di massa che rischierebbe di compromettere la delicatezza dell'ambiente.

 

Per questo, ad oggi, la società sta lavorando anche a un progetto di glamping alimentato da energie rinnovabili e a una forma di albergo diffuso composta da piccole strutture in legno, pensate soprattutto per i soggiorni brevi e i fine settimana. "È un modo per fidelizzare il turista, per far sì che rimanga qualche giorno in più e che acquisti prodotti locali ad esempio, offrendogli servizi essenziali ed energia, favorendo un turismo leggero che non comprometta la delicatezza dell'ambiente".

 

Nella sperimentazione, l'AI non ha un ruolo secondario. Non solo nella tecnologia dei droni, ma anche in altri campi. "Il prossimo passo è la realizzazione di un'audioguida basata sull'intelligenza artificiale, utilizzabile anche in modalità off-grid, cioè senza dipendere costantemente dalla connessione alla rete. Il sistema potrà fornire informazioni aggiornate su Morterone, sul territorio e sugli eventi, attraverso una voce sintetica. Il progetto sarà sviluppato in collaborazione con l'azienda italiana MuseApp".


Ma il "modello Morterone" - viene da chiedersi - è applicabile altrove? In territori con caratteristiche del tutto diverse? Sembra di sì, è anche per questo che tutte queste esperienze sono confluite nel Manifesto di Morterone, un documento programmatico firmato lo scorso 15 novembre. Il manifesto – ricorda Invernizzi - rappresenta il principio guida del loro lavoro.

"L'idea fondamentale è affrontare le questioni energetiche e tecnologiche con metodo scientifico, competenze tecniche e una valutazione concreta delle possibilità offerte dalle fonti rinnovabili. Il Manifesto non è legato esclusivamente alle caratteristiche di Morterone. È un modello di applicazione tecnologica che può essere trasferito ad altri paesi montani, ai territori isolati e, più in generale, a tutti quei luoghi in cui l'efficienza energetica e l'accesso ai servizi rappresentano una sfida".

 

Il Manifesto di Morterone è quindi, prima di tutto, un metodo: osservare il territorio, comprenderne i bisogni, sperimentare soluzioni tecnicamente fondate e verificare i risultati. È così che le tecnologie possono diventare strumenti al servizio delle comunità, contribuendo a rendere la montagna più accessibile, efficiente e abitabile, senza rinunciare alla sua identità.

 

Grazie all'impegno di Invernizzi e soci, Morterone è diventato così un luogo in cui sperimentare tecnologie diverse, dalle energie rinnovabili alla connettività. L'obiettivo è continuare a fare del piccolo comune un punto di riferimento per la sperimentazione di soluzioni dedicate alla montagna, mettendo sempre al centro le persone e i servizi di cui hanno bisogno, affinché possa tornare ad essere un posto in cui le persone scelgono di vivere, lavorare, tornare e trascorrere del tempo. Il tutto senza mai perdere di vista la tutela del paesaggio.

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