Quasi 30mila persone in alta montagna per un festival di musica elettronica. È di nuovo Tomorrowland winter, ma il futuro delle Alpi è nei grandi eventi?

Una settimana di musica a tutto volume, oltre 100 artisti che si alternano per sette palchi di fronte a decine di migliaia di persone, il tutto in una località sciistica delle Alpi francesi. È l'edizione invernale del noto festival di musica elettronica. L'apoteosi dell'après-ski unita alla formula da resort e alla maratona di clubbing: modelli cittadini di enorme portata che rischiano di compromettere ecosistemi fragili

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Immaginate di portare quasi 30mila persone in alta montagna per una settimana ad un festival di musica elettronica. L'Alpe d'Huez, celebre località francese nota per il Tour de France, ospita dal 2019 la versione invernale di Tomorrowland, trasformandosi per una settimana in una vera e propria città d'alta quota.
Quest'anno il festival si è tenuto dal 21 al 28 marzo 2026, con oltre cento artisti di musica elettronica di fama internazionale, tra cui Steve Aoki, Lost Frequencies, Charlotte de Witte e Dimitri Vegas, alternati su sette palchi. Nei pacchetti per gli ospiti più facoltosi sono inclusi anche l’alloggio ad Alpe d’Huez o in uno dei villaggi circostanti, l’accesso al comprensorio sciistico e l’ingresso al festival.
Questo festival rappresenta una nuova frontiera dello sfruttamento delle Alpi, intese non più come ecosistema fragile ma come estensione del tessuto urbano ad uso esclusivo di una elite facoltosa. I costi per partecipare sono infatti elevatissimi, con pacchetti base che partono da 200 euro fino a superare i 1500, escludendo alloggio e trasporti. L'evento si sviluppa su piste che raggiungono i 3300 metri, dove sorge il palco principale gonfiabile che ospita il main stage.
Dietro lo spettacolo si cela un impatto ambientale devastante. La logistica richiede un via vai incessante di elicotteri e mezzi pesanti, mentre l'afflusso internazionale di visitatori da Stati Uniti, Australia e Giappone aggrava drasticamente l'impronta carbonica a causa dei voli intercontinentali.
Oltre all'inquinamento, preoccupa l'impatto sulla biodiversità: a marzo gli animali sono già indeboliti dal lungo inverno e l'inquinamento acustico causato dai bassi profondi della musica elettronica genera uno stress da cortisolo che ne compromette le difese immunitarie, portandoli potenzialmente alla morte.
Si può dire che il festival incarna una visione superficiale della montagna, ridotta a scenografia per il divertimento di pochi, ignorando la fragilità ecosistemica. Il collettivo francese "Stop Tomorrowland" definisce l'evento come "festeggiare su una montagna che muore". Il gruppo chiede un cambio di rotta verso un turismo più inclusivo e rispettoso, che coinvolga la popolazione locale e prediliga eventi meno impattanti, promuovendo un dialogo necessario sulla gestione democratica.
Tra Tomorrowland e Olimpiadi2030 sembra che il destino turistico delle Alpi francesi sia legato ai mega eventi (ci ricorda qualcosa?), una discussione che forse dovremo fare a livello transalpino e non solo locale.













