"Ci ha insegnato che resistere non è solo opporsi a un regime, ma anche compiere ogni giorno scelte difficili": arriva al cinema il docufilm sulla vita di Capitan Toni Giuriolo

È terminata la lavorazione del docufilm "La religione della libertà" diretto da Marco Zuin e Giulio Todescan. L’anteprima il 19 maggio a Vicenza, poi tour nelle sale. Una grande occasione per riscoprire una figura luminosa di resistente, che amava profondamente la montagna, palestra di vita, di fatica, di rigore ed essenzialità
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L’avevamo raccontato lo scorso gennaio, poche settimane dopo l’ottantesimo anniversario della morte di Capitan Toni, avvenuta il 12 dicembre 1944 in località Corona del monte Belvedere, sull’Appennino tosco-emiliano. Ora il docufilm La religione della libertà arriva finalmente al cinema, anche grazie al contributo dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo” e al supporto di oltre 120 co-produttori che hanno partecipato a una campagna di crowdfunding online.
Diretto da Marco Zuin e Giulio Todescan, il film vuole essere un atto di gratitudine verso Antonio Giuriolo, di cui pure, lo scorso dicembre, abbiamo raccontato in breve la storia. Un uomo che ha saputo insegnare la libertà senza proclami, ma con l’esempio.
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Guida e maestro prima dei “piccoli maestri” nel Bellunese e sull’Altipiano dei Sette Comuni e poi della brigata “Matteotti Montagna” sull’Appennino bolognese, Giuriolo fu però anche intellettuale acuto e oppositore totale del regime fascista, di cui non accettò mai la tessera, nonché «nobilissimo esempio di educatore senza cattedra», come lo definì Norberto Bobbio.
Figura fra le più limpide della Resistenza veneta e nazionale, da tempo Giuriolo è al centro di un’opera di riscoperta e valorizzazione che ha ormai valicato i confini regionali. Ora ai saggi e alle biografie a lui dedicate si aggiunge un altro strumento prezioso, che consentirà di far conoscere la sua storia a un pubblico più vasto, in particolare tra più giovani.

Seguendo infatti la ricerca di due studenti, vicini per età a Giuriolo, il racconto si snoda attraverso i luoghi che hanno segnato la sua vita e il suo impegno: la casa di famiglia ad Arzignano, il Liceo classico Pigafetta di Vicenza, dove studiò, le Piccole Dolomiti dove a Campogrosso viene documentata la dodicesima edizione del “Pellegrinaggio civile sui sentieri dei Piccoli maestri”, fino all’Appennino bolognese, a Lizzano in Belvedere, dove un cippo ricorda il luogo della morte. “Questi luoghi – dichiarano gli autori – diventano nel film mappa della memoria e insieme paesaggio interiore, capaci di riflettere ancora oggi il senso di una vita vissuta per gli altri".

Attraverso le fotografie, gli oggetti, i quaderni, i libri e i documenti custoditi negli archivi dell’Istrevi, del Museo del Risorgimento e della Resistenza e della Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza, prende così forma un ritratto anti-retorico e autentico: quello di un giovane uomo che scelse di essere libero non con gesti clamorosi, ma con la quotidiana coerenza delle parole e delle azioni.
Fondamentale, nella formazione del futuro comandante partigiano, il rapporto con la montagna. Scrivono Zuin e Todescan nelle Note di regia: “La sua passione per la montagna diventa simbolo di questa ricerca interiore e del rigore morale: luogo di resistenza fisica, di solitudine e confronto con se stessi. La fatica dello studio e l'impegno nel comprendere ciò che è complesso diventano strumenti di una resistenza culturale che precede e prepara quella armata”.
La religione della libertà sarà presentato in anteprima il 19 maggio al Cinema Odeon di Vicenza, prima tappa di un tour che toccherà i luoghi più significativi legati alla sua storia fra cui Bologna il 20 maggio, Arzignano il 10 giugno e Lizzano in Belvedere il 21 giugno.
Ulteriori informazioni sul film e sulle proiezioni sono reperibili sul sito di Lies – Laboratorio dell’inchiesta economico e sociale.
“Abbiamo cercato di raccontare questa complessità senza retorica – scrivono ancora Zuin e Todescan –, bilanciando testimonianze dirette, ricordi familiari, materiali d'archivio e narrazione visiva. L'obiettivo è offrire uno spazio di riflessione su cosa significhino libertà e impegno civile, ieri come oggi. Giuriolo ci insegna che resistere non è solo opporsi a un regime, ma anche compiere ogni giorno scelte difficili, nel nome della coerenza e della dignità personale”.













