"Io coltivo l’orto e quando vedo le aiuole ben tirate, con il letame ben sotto, provo la stessa soddisfazione di quando ho finito un buon racconto". In Mario Rigoni Stern l'antidoto alla superficialità

"Non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. (...) Un lavoro ben fatto è un qualsiasi lavoro fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, sia esso un lavoro manuale o un lavoro intellettuale; un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo". Lo scrittore asiaghese cui oggi (1 novembre) ricorre l’anniversario della nascita, rifletteva così, insieme Marco Paolini, nel documentario "Ritratti"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Come vivere? Ci dobbiamo porre questa domanda non solo alla fine di un millennio o di un secolo, ma tutti i giorni. E tutti i giorni svegliandoci si dovrebbe dire: ‘Oggi cosa ci aspetta?’
E allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto”.
Mario Rigoni Stern, di cui oggi (1 novembre) ricorre l’anniversario della nascita, rifletteva così, insieme Marco Paolini, nel documentario Ritratti.
Ogni tanto recupero questo dialogo. Soprattutto quando, cedendo ingenuamente alla tentazione di imboccare le scorciatoie offerte dalla pigrizia o dalla superficialità, mi accorgo di inciampare in una condizione imperscrutabile, pregna di insoddisfazione e della sgradevolissima sicurezza di sperperare il mio tempo. Allora, per tornare alla vita con misura e motivazione, ascolto Rigoni e penso alle persone care o ai conoscenti che nel lavoro svolto con cura, etica e passione, vedono un modo per affrancarsi dalle pieghe più bieche della società, per resistere all’incuranza e farsi anticorpo della disonestà, per trovare un sorriso e guardare il futuro con fiducia, per dare forma a comunità più sane e responsabili.
Penso, ascolto e mi domando: “Oggi cosa ci aspetta?”
“Non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto”, riprende lo scrittore asiaghese. “Un lavoro ben fatto è un qualsiasi lavoro fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, sia esso un lavoro manuale o un lavoro intellettuale; un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo. Io coltivo l’orto e quando vedo le aiuole ben tirate con il letame ben sotto, con la terra ben spianata, provo la stessa soddisfazione di quando ho finito un buon racconto.
E allora dico anche questo: una catasta di legno ben fatta, ben allineata, ben in squadra, che non cade, è bella; un lavoro manuale, quando non è ripetitivo, ricordo Tempi moderni di Charlot, è sempre un lavoro che va bene, perché è anche creativo. Un bravo falegname, un bravo artigiano, un bravo scalpellino, un bravo contadino; e oggi dico sempre quando mi incontro con i ragazzi: voi magari aspirate ad avere un impiego in banca, ma ricordatevi che fare il contadino per bene è più intellettuale che non fare il cassiere di banca. Perché un contadino deve sapere di genetica, di meteorologia, di chimica, di astronomia persino. E allora tutti questi lavori che noi consideriamo magari lavori così, magari con un certo disprezzo, sono lavori invece intellettuali”.
Immagine in copertina da JoleFilm












