"La standardizzazione delle proposte turistiche non è la risposta più adatta: ogni area montana è diversa". Il turismo può portare dei benefici sostenibili ai territori montani?

Abbiamo parlato di questi temi con la professoressa Benedetta Castiglioni, docente di Geografia all'Università degli Studi di Padova. "Bisogna spostare l'attenzione dalla promozione alla progettazione turistica". In autunno torna, con la seconda edizione, Pro-Tur, progettare il turismo montano, il corso di aggiornamento professionale promosso dall'Università di Padova - Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità (DiSSGeA) nell'ambito del progetto Orizzonte Montagna. Le iscrizioni chiuderanno il 18 settembre

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Come fare in modo che il turismo rappresenti un'attività sostenibile che porti benefici per i territori montani? E come evitare i rischi della monocoltura turistica o che prevalgano modalità di fare turismo solo "predatorie"? Questi interrogativi aperti sempre più stanno prendendo consistenza e importanza negli ultimi anni.
Il turismo montano è cambiato velocemente in particolare dal Covid in poi e di anno in anno continua a farlo. Questa estate 2026 ha già offerto immagini contraddittorie, tra un'attrattività crescente e le fragilità strutturali di un settore che fatica a costruire modelli sostenibili e duraturi per i territori e le comunità. A tutto questo si aggiunge la pressione dei cambiamenti climatici che da un lato spingono le cosiddette "migrazioni verticali", dall'altro creano problemi di gestione dei territori montani e delle stesse infrastrutture turistiche (si pensi alle frane sulle strade o la mancanza d'acqua nei rifugi), dall'altro ancora aumentano le situazioni di potenziale rischio (ad esempio l'instabilità dei ghiaioni e delle pareti rocciose).
Ogni area montana è diversa. Davanti a questa pluralità la standardizzazione delle proposte turistiche non sembra essere la risposta più adatta. Quello che funziona a Cortina d'Ampezzo non è detto che funzioni in Carnia, chi frequenta l'area del Cervino non farà le stesse cose di chi visita la Maiella. Quello che valorizza una valle può mettere in difficoltà un'altra. Troppo spesso, invece, il turismo viene inteso come una bacchetta magica in grado di resuscitare un territorio, indipendentemente dalle sue caratteristiche.
Abbiamo parlato di questi temi con la professoressa Benedetta Castiglioni, docente di Geografia presso l'Università di Padova, che spiega: "Il turismo in montagna non è soltanto uno, ma sono tanti. Un primo fattore che li diversifica è certamente la durata: le statistiche ci dicono che il periodo medio di permanenza si aggira attorno ai 3-4 giorni (riducendosi di molto rispetto al passato), ma in realtà la durata è molto varia: si va dallo spostamento in giornata, che formalmente non è considerato turismo, a permanenze per lunghi periodi, ad esempio dei pensionati o di chi lavora in smartworking, magari proprietari di seconde case, passando per lo short-break del weekend o per la più tradizionale vacanza di una settimana. Già da questo semplice quadro si evince una grande variabilità".
"Il turismo in montagna, inoltre, risponde a diversi messaggi corrispondenti ad altrettanti diversi tipi di comunicazione – continua la docente - secondo degli stereotipi che tra di loro risultano anche contraddittori, per cui da un lato abbiamo la retorica della "natura incontaminata" o la ricerca dell'autenticità, dall'altra parte, invece, la voglia di esperienze wow, adrenaliniche, sportive. Di fatto attorno al turismo dei territori montani gravitano numerose sollecitazioni che spesso scaturiscono dal concetto di "paesaggio instagrammabile" o comunque provengono da quella dimensione comunicativa".
"Ovviamente questa varietà della domanda poi va ad incontrare una varietà di contesti montani che non sono tutti uguali, e non possono offrire tutte la stessa cosa. Gli stereotipi attraverso cui si costruisce spesso la promozione turistica tendono invece ad 'appiattire' la montagna, rendendola tutta uguale".
La docente evidenzia un aspetto fondamentale: "Bisogna allora spostare l'attenzione dalla promozione alla progettazione turistica. Non si può lamentarsi degli effetti negativi del turismo quando non si costruisce una vera progettazione basata prima di tutto su una conoscenza a fondo dello specifico contesto. Si devono conoscere le caratteristiche geografiche, sociali, economiche e culturali dei luoghi. Ciò significa, inoltre, che il singolo sito, la singola attrazione, il singolo paese, oltre a dover essere conosciuti in se stessi, devono venire messi in relazione con gli altri siti e paesi vicini, all'interno della vallata e della regione, via via crescendo di scala. La progettazione nasce allora dall'incrocio tra la conoscenza della varietà della domanda e della molteplicità dei motivi che spingono il turista in montagna e la conoscenza profonda dei contesti. È necessario che chi si occupa di turismo sia preparato per questo".
Così conclude Castiglioni: "Solo un turismo che riesce far incontrare le aspettative del turista con le caratteristiche specifiche dei territori è un turismo che può cercare di essere sostenibile, che include la soddisfazione del turista da un lato e gli impatti positivi o, quantomeno non troppo negativi sui territori, dall'altro".
PRO-TUR | Progettare il turismo montano: il corso dell'Università di Padova
È da queste considerazioni che parte PRO-TUR, progettare il turismo montano, il corso di aggiornamento professionale promosso dall'Università di Padova — Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità (DiSSGeA) — nell'ambito del progetto Orizzonte Montagna, che torna con la sua seconda edizione nell'autunno 2026.
PRO-TUR parte dal presupposto che non esista una ricetta universale per il turismo di montagna. Ogni destinazione ha le sue caratteristiche geografiche, sociali, economiche e culturali, e solo chi le conosce può costruire strategie efficaci e durature. Per questo, il corso fornisce strumenti concreti per analizzare i territori nella loro complessità, interpretare la domanda turistica, valutare gli impatti economici, ambientali e sociali, e impostare strategie di sviluppo sostenibile calibrate sulle specificità di ciascun contesto montano.
Un valore aggiunto del percorso è la dimensione relazionale: il confronto tra corsisti con esperienze e provenienze diverse, e soprattutto il dialogo diretto con gli stakeholder locali — amministratori, operatori, rappresentanti delle comunità — che parteciperanno alla discussione nella giornata conclusiva. Un'occasione concreta per ancorare le competenze acquisite alla realtà dei territori e per costruire relazioni professionali utili. Una risposta concreta a chi lavora in montagna.
Le iscrizioni del corso chiuderanno il 18 settembre 2026 e il corso comincerà il 14 ottobre 2026.
Per ulteriori informazioni: https://uel.unipd.it/master-e-corsi/pro-tur-progettare-il-turismo-montano/












