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Sport | 11 aprile 2025 | 20:00

In Val Tassaro, tra i silenzi e le storie dell’Appennino Reggiano: gli itinerari de L'AltraMontagna

Un anello escursionistico alla scoperta di questa valle solitaria, lungo sentieri immersi nel verde tra dolci elevazioni e borghi isolati, con preziose testimonianze di vicende antichissime e recenti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Chi ama camminare sa che, sparsi sulle nostre montagne, ci sono itinerari “minori” dotati di un proprio ritmo, un ritmo che va ascoltato, seguito, al quale affidarsi, nel quale perdersi per ritrovarsi. Itinerari che minori, in realtà, non lo sono affatto. Escursioni per nulla spettacolari o vertiginose, senza vette da conquistare o panorami incredibili da immortalare con l’inevitabile scatto dello smartphone. Sono, piuttosto, itinerari che ti prendono per mano e ti portano a spasso nella storia, attraverso ambienti caratteristici, spesso della media montagna, tra boschi, valli e corsi d’acqua, antichi borghi e grandi silenzi. Dove sembra di entrare in un’altra dimensione, lontana. Ecco, l’anello dell’appartata Val Tassaro è uno di questi. Siamo sull’Appennino Reggiano con le sue dolci colline e vallate incise da torrenti, dove sono numerose le opportunità per escursioni che coniugano natura e storia. Tra i tanti, uno dei percorsi più rappresentativi è proprio questo itinerario circolare che parte e termina a Scalucchia, piccola frazione del comune di Vetto d’Enza. Un sentiero che permette di esplorare borghi di origine medievale, attraversare boschi misti e scoprire luoghi segnati dalla storia antica e medievale, e dagli eventi della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale.​


Le acque del torrente Tassaro. © Ruffa84

Nei boschi della Val Tassaro
Punto di partenza di questa escursione è il minuscolo borgo di Scalucchia, sulla sommità di una rupe rocciosa e sul margine di vaste aree boscate nel bacino idrografico del rio Tassaro. Le acque pure del torrente, che ci accompagneranno per gran parte dell’itinerario, scorrono in basso tra grandi bancate arenacee. Dalle case, bisogna seguire la strada verso sud e svoltare subito a destra sul sentiero n° 670, che si inoltra in un bosco misto di faggi, castagni e pini silvestri. Camminando nel silenzio all’ombra della vegetazione, dopo poco si giunge a un bivio, dove si tiene la destra, senza scendere verso il torrente, restando invece sul sentiero n° 670, che più avanti passa accanto a un magnifico esemplare di castagno secolare. Il cammino prosegue quasi in piano, percorrendo il versante destro orografico della valle, e in circa un’ora si raggiungono le case di Spigone (676 m), un antico borgo caratterizzato da strade selciate e case in pietra ben ristrutturate, che meritano una breve visita.​
Da Spigone si scende verso est lungo il Sentiero dei Ducati, attraversando campi coltivati fino a raggiungere il rio Tassaro. Attraversato il corso d’acqua, si passa dal Mulinaccio (555 m), un antico mulino che testimonia l’importanza delle attività contadine, e proseguendo verso est, oltre uno steccato, si affronta la ripida salita nel bosco che conduce al borgo di Pineto (695 m).​ Da qui il sentiero n° 670A, verso nord, costeggia a occidente il Monte Pineto e scende verso il rio Tassaro, tornando al punto di partenza con un breve anello, ma il consiglio è quello di procedere a est, per continuare l’esplorazione di questi ambienti unici.


Le incisioni sulla Pietra del Lulseto. © Nigel Voak

Crinali e valli sul filo della storia
Con il Sentiero dei Ducati, infatti, si scende verso il torrente Riolco, modesto affluente del Tassaro, che si attraversa per poi risalire verso Casa Spiaggi. Senza seguire la strada, si prosegue sul sentiero verso nord e con una modesta salita, sempre all’interno del bosco, si va a superare un crinale, dove a sinistra si stacca il Sentiero dei Lupi, mentre tenendo la destra si scende agevolmente a Legoreccio (531 m). Al centro del borgo si trova la corte della famiglia Da Palude, un’abitazione patrizia del XVII secolo con un porticato e un loggiato sovrapposto ad archi. All’esterno, accanto al portone, una lapide ricorda l’eccidio del 17 novembre 1944, quando 24 partigiani persero la vita in un’imboscata fascista. Nel piazzale sottostante, un monumento è dedicato ai partigiani della Brigata Garibaldi del Gruppo Cervi.​ Vicino al monumento c’è il “nespolo del partigiano”, non quello originario piantato dal partigiano “Volpe” a ricordo dello scampato pericolo del proprio gruppo, ma uno ripiantato nel 2011, nel medesimo luogo, a perenne ricordo di quegli anni difficili.
Proseguendo dietro il borgo in direzione nord, si giunge subito a un evidente bivio sulla strada, dove consigliamo di tenere la sinistra fino a un piccolo parcheggio, dove a destra si stacca la corta salita che permette di visitare il sito archeologico del Monte Lulseto. Qui, nel 2015, il Comitato scientifico della sezione reggiana del Club alpino italiano ha scoperto una grande superficie rocciosa, poi chiamata Pietra del Lulseto, quasi completamente sommersa dal muschio, solcata da una complessa serie di segni e incisioni. Un luogo che gli abitanti più anziani della Val Tassaro conoscevano bene, per essere stato un terreno di gioco negli anni della loro infanzia, ma del tutto ignoto ai ricercatori. Un luogo dal fascino unico e inaspettato, che ha portato alla luce, dopo gli opportuni interventi di pulizia dell’area, un vasto sistema di coppelle, canalette, vaschette in pietra e strane incisioni quadrangolari. Probabilmente un antichissimo luogo di culto di una civiltà pre-protostorica, ancora oggi oggetto di studio, che riempie di fascino e di mistero i fitti boschi dell’Appennino Reggiano.
Scesi sul versante opposto, si torna sulla strada che, verso destra, conduce a Crovara (470 m), piccolo borgo che ospita la chiesa di San Giorgio e i ruderi dell’antica rocca, un tempo proprietà della famiglia Da Palude. Non resta che prendere, dalla chiesa, il sentiero n° 670B che cala sul rio Tassaro, lo attraversa su un ponticello e risale sul versante opposto, riportando al punto di partenza. E se non siete ancora sazi, a breve distanza ci sono anche le belle cascate del Tassaro, raggiungibili da Scalucchia in una ventina di minuti. Ma sono solo uno dei tanti luoghi meritevoli di una visita negli ambienti dell’Appennino Reggiano.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Emilia – Romagna
Partenza e arrivo: Scalucchia (460 m), frazione di Vetto d’Enza
Accesso: dalla pianura reggiana, tra Parma e Reggio Emilia, si passa da Montecchio Emilia e poi da San Polo d’Enza, seguendo la Provinciale di Val d’Enza fino a Buvolo, dove si svolta a sinistra per Piagnolo e infine Scalucchia
Dislivello: 650 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: panorama sui boschi e i rilievi della Val Tassaro. © Marc Lemmens

 

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