Come si calcolano i tempi di percorrenza segnati sui cartelli dei sentieri? La risposta non è solo curiosità, ma è una misura preventiva di sicurezza

Una gestione adeguata del tempo è fondamentale per non ritrovarsi a camminare all'imbrunire e per riuscire a prendere scelte consapevoli in caso di pericolo. Vediamo i ragionamenti e le formule che stanno dietro a quei numeri

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quante volte è capitato di trovare sui sentieri cartelli con meta e minutaggio e poco dopo altri, magari più vecchi, con tempi di percorrenza molto diversi. Quante volte quelle tempistiche diventano la pietra di paragone per misurare le nostre capacità in una sfida tutta personale, o ancora quanto ci aiutano per programmare un trekking nel migliore dei modi, evitando rischi inutili e dandoci la possibilità di prendere le dovute precauzioni. Tra tutte queste situazioni sorge una domanda comune: come vengono calcolati i tempi di percorrenza segnati sui cartelli?
Rispondere a questo semplice quesito, e comprendere i ragionamenti e le formule che stanno dietro a quei numeri, non serve a saziare solo una mera curiosità, ma può essere di enorme aiuto per godersi appieno l'ambiente montano: una gestione adeguata del tempo è fondamentale per non ritrovarsi a camminare all'imbrunire e per riuscire a prendere scelte consapevoli in caso di pericolo.
Capita anche ai più esperti, e ai più allenati, di progettare un'escursione, di valutare al meglio chilometraggio, dislivello positivo e negativo e pause, ma di ritrovarsi a rincorre il tempo che inesorabilmente scorre più veloce del previsto. Ognuno di noi, inoltre, ha un diverso livello di preparazione e diverse capacità che impiega per percorre un percorso, difronte a tutta questa variabilità è necessario trovare un sistema in grado di uniformare i tempi di percorrenza.
Un istituto svizzero ha ideato un grafico relativamente complesso, ma una fonte del Cai ce lo spiega al meglio: sull'asse delle y abbiamo il dislivello, sull'asse delle x la distanza percorsa. Occorre dividere il tracciato in tratti che abbiamo una lunghezza non troppo elevata e una pendenza costante, così da aumentare al massimo la precisione di calcolo. Infine, per calcolare il tempo usando il grafico prendiamo l'intersezione del dislivello e della distanza e vediamo a quale linea di tempo (quelle rosse) si riferisce.
Un esempio pratico può facilitare ancora di più la comprensione: se percorriamo 1000 metri e ci innalziamo di 100 metri di quota l'intersezione sarà sulla linea dei 20 minuti. Il calcolo quindi si conclude sommando i tempi dei vari tratti suddivisi precedentemente.
Esistono ulteriori metodi più generali e meno precisi, ma molto utili per pianificare al meglio un'escursione e per calcolare dei tempi che si avvicinino il più possibile al proprio tempo effettivo personale. Questo metodo tiene conto sia della distanza che dei dislivelli: per un chilometro di marcia si considera circa 15 minuti, se ci si innalza di 100 metri di quota si aggiungono ulteriori 15 minuti; invece, se ci si abbassa di 200 metri si aggiungono sempre 15 min.
Seguendo questi parametri se si volesse percorrere un tracciato di circa 10 km, con 800 metri di dislivello positivo e 600 metri di negativo il risultato sarebbe di 315 minuti, ovvero 5 ore e un quarto.
Tempo di percorrenza = (10x15) + (800/100 x 15) + (600/200 x 15) = 315
Questo però è un tempo netto che non considera le pause e le soste per scattare una foto o godersi il panorama, è consigliabile aggiungere allora tra i 5 e i 10 min per ogni ora netta, il risultato finale nel nostro caso sarebbe quindi di oltre 6 ore, a cui si potrebbe aggiungere un'ulteriore pausa più lunga di un'ora per il pranzo che porterebbe a superare le 7 ore.
Infine, un ultimo metodo ancora più generale e approssimativo, ma che ci evita alcuni calcioli, tratto sempre da una fonte Cai, si basa su questi tre principi: primo "un escursionista mediamente allenato, in un'ora di cammino su facile sentiero, in salita, guadagna in quota circa 350 metri, mentre in discesa si abbassa di circa 500 metri" ; secondo "se l'itinerario si svolge a quote superiori ai 2800-3000 metri egli percorre rispettivamente 250-300 metri in salita e 400-450 metri in discesa"; infine ultimo "se il percorso è ondulato o piano e non presenta difficoltà che richiedano particolari attenzioni, il tempo di percorrenza deve fare riferimento ai chilometri percorsi; 3,5-4 km l'ora". Anche questi sono tempi effettivi a cui vanno calcolate le dovute soste.
A queste modalità che possiamo definire di carattere scientifico è essenziale aggiungere e valutare in maniera appropriata un fattore non calcolabile, ma fondamentale: l'esperienza e la conoscenza dell'ambiente montano. Come tutti ben sappiamo passare dalla teoria alla pratica non è immediato e anzi è proprio in quella delicata fase che si può incappare nelle situazioni più spiacevoli è quindi fondamentale, soprattutto in montagna, non sovrastimare le proprie capacità ma procedere con gradualità e affidandosi al parere di esperti qualificati.












