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Arriva il Moscato d’Amburgo a quota 1.026 metri, lì dove osa la viticoltura di Borgis

Dopo due anni arriva il vino d'alta quota.  Roberto Borgis è nato a Torino dove ha operato professionalmente fino al 2009, quindi si è trasferito a Mezzacorona insieme con la moglie Carla Dallachiesa 

Di Sergio Ferrari - 03 novembre 2017 - 20:32

TRENTO. Si chiama Roberto Borgis. E’ nato a Torino dove ha operato professionalmente fino al 2009. Quando si è trasferito a Mezzacorona insieme con la moglie Carla Dallachiesa originaria di Castelfondo in Alta Val di Non.

 

A Salobbi dove abita la cognata Maria ha acquistato nel 2014 la casa di Olivo Segna, oriundo locale che dagli Usa era ritornato al paese natio. Abitando a Mezzacorona patria del Teroldego durante le passeggiate tra i vigneti e le visite frequenti alla biblioteca comunale l’architetto in pensione ha maturato la curiosità per l’agricoltura ma soprattutto per la viticoltura.

 

A chi, forte di laurea in agraria e di una vita di docente all’Istituto Agrario di S. Michele, gli disse un giorno che piantare viti a 1.000 metri era da temerario giurò di dimostrare con i fatti che si sbagliava di grosso.

Moscato d’Amburgo a quota 1026

 

E si ripromise di fargli assaggiare quanto prima il vino di alta quota. Sono trascorsi due anni e finalmente ha potuto inviare all’incauto profeta la foto di una vite di Moscato d’Amburgo che ha messo a dimora lo scorso autunno e assistito con la massima cura.

 

Tanto da poter riprendere ai primi di ottobre le immagini di dodici grappoli. Tre perfetti. Gli altri con acini rimasti piccoli. Il dirimpettaio ha piantato alcune viti acquistate da un vivaista di Caldaro. Pare si tratti di Schiava grossa. Entrambi hanno dimostrato che 'Natura facit saltus'. In barba al proverbio che dice il contrario e all’incauto profeta di insuccessi. Prosit.

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