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La regina delle Dolomiti invasa dai rifiuti, la guida alpina: “Chi frequenta la montagna deve avere un’altra mentalità”

Dai teli termici, agli stuoini, passando per cartacce di merendine, bottiglie, bombolette, fino a tutti i tipi di cordame: è un vero e proprio immondezzaio quello in cui ci si può imbattere lungo le principali vie alpinistiche della Marmolada

Di Tiziano Grottolo - 28 settembre 2019 - 19:21

TRENTO. Con i suoi 3.343 metri, la Marmolada è senza ombra di dubbio la vetta più rappresentativa delle Dolomiti, ma con la notorietà possono arrivare anche i problemi. Non è una novità infatti che l’alpinismo, grazie alle innovazioni tecniche e all’apertura di vie sempre meglio attrezzate, abbia visto ampliarsi la platea degli appassionati che praticano questa disciplina.

 

L’eccessivo carico antropico però porta con sé gravi problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti, Enrico Geremia, guida alpina padovana che su queste montagne lavora, ha scoperto che nei così detti “grottini”, ricoveri incastonati nella roccia viene abbandonato ogni genere di scarto.

 

In queste grotte si possono trovare teli termici distrutti, stuoini, cartacce di snack vari e bottigliette di plastica, bombolette, sacchetti, vecchi zaini logori, spezzoni di corde cordini e fettucce, “Un vero immondezzaio”, commenta Geremia.

 

Questi ritrovamenti sono sintomo di una pessima cultura “solitamente in queste anfratti ci si entra per ripararsi dal maltempo o per passarci la notte nel caso la salita sia troppo impegnativa”, spiega la guida alpina, che ha rinvenuto i rifiuti proprio in questo modo: “Pioveva e ho deciso di entrare per ripararmi ma non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte tutti quei materiali abbandonati”.  

 

Come evidenziato dalla guida alpina, perlopiù, si tratta di materiale alpinistico accumulatosi nel corso degli anni “Per essere più leggeri nell’ultimo tratto in molti abbandonano rifiuti e parte dell’attrezzatura superflua o danneggiata”.

 

A quanto sembra questa situazione riguarda tutta la parete sud della Marmolada, “In quasi tutti i grottini c’è dell’immondizia, se ne trova di più lungo le vie più famose come la ‘Tempi moderni’ che sono poi anche quelle più trafficate”.

 

Da parte sua Geremia ci prova a rimediare e quando può, talvolta anche con l’aiuto dei clienti, cerca di riportare a valle parte dei rifiuti, anche se da solo ovviamente non può farcela, soprattutto perché la stessa situazione si può riscontrare ai piedi delle vie alpinistiche, sono in molti a liberarsi degli ingombri gettandoli nel vuoto, qui si accumulano soprattutto rifiuti di plastica.

 

Come sottolineato da alcuni esperti, a gravare sull’ecosistema della “regina delle Dolomiti” ci sono anche gli scarti derivanti dalla costruzione degli impianti sciistici che riaffiorano con il ritirarsi del ghiacciaio ma risalenti a oltre 40 anni fa.

 

Ogni anno si svolgono diverse campagne di bonifica ad opere di associazioni ambientaliste, personale di Bacini Montani e guide alpine incaricate dalla Pat, dove si raccolgono diverse decine di chili di immondizie, ma non basta: “Sono deluso e allibito – conclude Geremia – non è possibile che solo per l’obiettivo di raggiungere la vetta si deturpi fino a questo punto l’ambiente, chi frequenta la montagna deve avere un’altra mentalità”.

 

La Marmolada purtroppo non è l’unica montagna a subire questo problema, anzi, forse sta persino meglio di altre vette che non hanno la fortuna di essere interessate da campagne di pulizia.

 

Infine è importante portare alla luce una nuova pratica che sta prendendo piede sulle montagne delle Alpi, ogni anno infatti, le cime dolomitiche vengono sorvolate da centinaia di droni, talvolta però questi dispositivi si schiantano e precipitano per poi essere abbandonati dai proprietari lì dove cadono. Contribuendo in questo modo ad aumentare il ciarpame che si accumula sulle Dolomiti.

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