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“M49-Papillon non è pericoloso” l'Oipa presenta la relazione sulla biologia dell'Orso Bruno del veterinario Mauro Calleri

Nel frattempo le associazioni animaliste hanno presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Trento per contestare il metodo di cattura dell’orso, nonché l’ordinanza di cattivazione e l’ordine di abbattimento

Di Tiziano Grottolo - 06 agosto 2019 - 18:29

TRENTO. Sull’effettiva pericolosità di M49-Papillon si è discusso molto, così come sulla sua presunta fama di “feroce predatore”, oggi però la materia si arricchisce di un nuovo spunto: infatti è stata redatta una nuova perizia a cura del medico veterinario Maurilio Calleri, presidente della Limav (Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della vivisezione), nonché specializzato in ecologia.

 

Secondo quanto emergerebbe dalla relazione tecnico-scientifica sulla biologia ed ecologia della specie Orso Bruno, si potrebbe dedurre che M49-Papillon non rappresenti nessun pericolo per l’uomo. “Questa è la dimostrazione definitiva della non pericolosità dell’orso, pertanto le modalità della sua cattura potrebbero integrare il reato di maltrattamento”, questo l’affondo degli animalisti.

 

Sulla base di queste considerazioni l’Oipa, di concerto con le altre associazioni protezionistiche del Coordinamento Life for Ursus, ha presentato un ricorso presso la Procura della Repubblica di Trento per contestare il metodo di cattura dell’orso, nonché l’ordinanza di cattivazione e di abbattimento.

 

Secondo l’associazione a sostegno di questa tesi ci sarebbe anche il comportamento del plantigrado durante l’incontro con un escursionista, avvenuto lo scorso 24 luglio lungo il sentiero Chegul sul monte Marzola, l’animale una volta stabilito il contatto visivo con l’uomo ha deciso di ignorarlo e proseguendo sui suoi passi.

 

“Da questo se ne deduce – attaccano gli animalisti – che l’ordinanza di cattura emanata dalla Pat è stata emessa senza necessità e con modalità che possono configurare il reato di maltrattamento di animale”.

 

Ricordiamo che il plantigrado, un giovane maschio, è stato catturato con una trappola tubo alle Porte di Rendena per poi essere trasportato per diversi chilometri (senza essere anestetizzato) alla struttura del Casteller, luogo giudicato “inidoneo” dagli animalisti.

 

Il grave stress causato all’animale, che si è poi dato alla fuga con modalità estreme, per l’Oipa sottolineerebbe l’altissimo livello di adrenalina raggiunto fattore questo che integrerebbe l’ipotesi di maltrattamento di animale ex art. 544 ter Codice penale”.

 

“In uno scenario in cui l’attuale giunta provinciale, invece di approfondire e ampliare i momenti di informazione e formazione della popolazione residente e dei turisti, adotta una politica limitante in ambito di informazione e, quindi prevenzione, ci auguriamo che la legge metta fine a quella che ha ormai i contorni di una vera e propria persecuzione” conclude il comunicato dell’Oipa.

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