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“JJ4 merita una seconda possibilità”, parla il veterinario che ha seguito la crescita degli orsi trentini: “Potrebbe essere stata colta di sorpresa”

L’ex veterinario della provincia di Trento contrario all’abbattimento dell’orsa: “Ogni esemplare ha una sua individualità e pertanto si comporta in modo diverso, JJ4 potrebbe aver agito per difendere i cuccioli, perlomeno le andrebbero concesse le attenuanti generiche e data una seconda possibilità. Probabilmente era con i cuccioli”

Di Tiziano Grottolo - 07 luglio 2020 - 06:01

TRENTO. “JJ4 fin da piccola ha mostrato la sua timidezza e diffidenza nei confronti dell’uomo​, si è sempre dimostrata un esemplare molto schivo, penso che le andrebbe concessa una seconda possibilità”, così Alessandro De Guelmi, l’ex veterinario della Pat (andato in pensione lo scorso novembre) che per cinque anni è stato responsabile della sedazione degli orsi durante le operazioni di cattura in provincia di Trento, risponde alle domande de “Il Dolomiti” sulla vicenda dell’aggressione avvenuta sul monte Peller in Val di Non.

 

L’ex veterinario che si occupa di plantigradi dagli anni ’90 però, ci tiene a fare una premessa: “Da tecnico viene sempre prima la sicurezza delle persone e il prelievo legale degli orsi è uno strumento importantissimo per tutelare la stessa popolazione di plantigradi. Da trentino – prosegue – mi dispiace quando sento dire che siamo contro gli orsi o che li vogliamo uccidere perché è solo grazie al lavoro dei tecnici, della gente che li ha accettati e per la volontà delle istituzioni della provincia di Trento se oggi sono tornati sulle nostre montagne”.

 

De Guelmi preferisce non entrare nella polemica politica “perché non è facile dirigere una Provincia e preservare la sicurezza delle persone”, eppure l’ordinanza di abbattimento è arrivata senza che sia stata chiarita l’esatta dinamica dell’aggressione: “Negli anni JJ4 è stata un animale fantasma come del resto devono essere gli orsi. Potrebbe aver agito così perché colta di sorpresa mentre si trova nel bosco con i cuccioli, questa è l’unica cosa che i plantigradi non voglio, per evitare gli incontri spesso è sufficiente fare rumore rendendo nota la propria presenza”. L’esperto ci tiene a ribadire la solidarietà agli aggrediti “che comunque sono stati coraggiosi, nonostante abbiano vissuto un momento drammatico, a dire no all’abbattimento”. Insomma l’ex veterinario vorrebbe che all’orsa fossero concesse “le attenuanti generiche”, in questa fase sarebbe meglio ricostruire l’accaduto nei minimi dettagli: “Si potrebbe procedere monitorando gli spostamenti tramite radiocollare per vedere come si comporta, perché tutti gli indizi fanno sospettare che abbia effettuato un falso attacco per permettere ai suoi cuccioli di nascondersi”.

 

Secondo quanto ricostruito i due cacciatori (padre e figlio) si stavano addentrando nel bosco quando l’orsa si è parata loro dinnanzi: il figlio Cristian per lo spavento è caduto a terra venendo sormontato dall’animale, a quel punto Fabio Misseroni si è scagliato contro l’animale provocando la reazione più violenta. Il padre infatti ha riportato le ferite più gravi con la frattura a una gamba. Ciononostante JJ4, probabilmente, non avrà una seconda chance perché le linee guida stabilite dal Pacobace (il piano di gestione degli orsi) consentono l’abbattimento degli esemplari definiti “problematici”: “Prima però si deve essere assolutamente certi di abbattere l’orso giusto che dovrà essere catturato, radiocollarato, e seguito nei suoi spostamenti”. Proprio per questo De Guelmi suggerisce di verificare come si comporta prima di prendere l’estrema decisione: “Teniamola sotto controllo e vediamo se ha modificato i suoi comportamenti o se si è trattato di caso isolato legato alla presenza dei cuccioli”. Emblematico il caso di M49-Pappillon “questo esemplare aveva sviluppato una serie di comportamenti inappropriati, benché alla base ci siano stati comportamenti abitudini sbagliate dell’uomo, situazioni che dal punto di vista tecnico potevano essere potenzialmente più pericolose di una madre che agisce per difendere la prole”.

 

Anche perché un attacco può sempre capitare quando si vive a contatto con gli orsi, anche se venisse fatta la corretta informazione, cosa che però in Trentino non avviene in maniera puntuale: “Serve la corretta prevenzione, l’informazione spesso viene trascurata e alla gente non viene spiegato quali comportamenti tenere in caso di incontro con l’orso. Dopodiché si dovrebbe investire maggiormente nella ricerca, per fare prevenzione è essenziale conoscere più informazioni possibili circa il comportamento degli orsi”. Detto questo l’ex veterinario auspica anche un intervento legislativo affinché anche in Italia diventi legale portare in montagna lo spray anti-orso: “In Trentino siamo bravi a gestire l’emergenza meno il quotidiano che è fatto di informazione e prevenzione, solo in casi estremi si deve ricorrere all’abbattimento che secondo me resta una soluzione preferibile alla cattività in un piccolo recinto”.

 

Forse un’affermazione che per alcuni potrebbe sembrare un controsenso ma più probabilmente dimostra quanto De Guelmi sia entrato in sintonia con questi animali: “L’orso è l’emblema della selvaticità, se si fa un ragionamento profondo è molto meno crudele garantirgli una morte dignitosa nel suo ambiente naturale piuttosto che rinchiuderlo in una gabbia per il resto della vita”. Gli orsi in cattività possono sopravvivere anche cinquant’anni. “Lo dico da uomo che ama profondamente gli orsi e gli animali, costringerli in un recinto e attuare delle azioni che non hanno nulla a che fare con il benessere degli animali è un’assurdità dal punto di vista etico, politico e pure economico”. Sì perché con la popolazione di orsi in aumento significherebbe costruire 10 o 15 recinti per contenere gli esemplari “problematici” con il rischio di sottrarre risorse al progetto stesso.

 

“Prima di abbatterli però deve essere provato che gli esemplari ‘problematici’ hanno effettivamente perso l’istinto che gli fa temere l’essere umano e questo non credo sia il caso di JJ4”, sottolinea De Guelmi, che di orsi se ne intende visto che ha partecipato alla cattura di 18 esemplari, risolta sempre in maniera positiva. “È dagli anni ’90 che seguo i plantigradi, nella mia esperienza sono stato in Kamchatka, Scandinavia, Romania, Slovenia e Canada per studiare il loro comportamento. Qui – conclude De Guelmi – ho imparato che ogni esemplare ha una sua individualità e pertanto si comporta in modo diverso. Gli orsi vivono in solitudine e trasformano le esperienze in comportamenti, molto di più rispetto agli uomini che sono influenzati da molti fattori come la società, è proprio questa peculiarità che li rende così speciali ma al tempo stesso così difficili da trattare”.

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