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I deputati trentini della Lega dicono “sì” all’abbattimento dell’orso: “Necessaria una gestione più rapida degli esemplari problematici”

Martina Loss, Diego Binelli, Vanessa Cattoi e Mauro Sutto, deputati trentini della Lega, si dicono “sorpresi” circa le dichiarazioni del ministro Costa contro l’ordinanza di abbattimento firmata da Fugatti: “Una scelta – spiegano – maturata dopo approfondite verifiche e indagini sul territorio”. Eppure ancora non si conosce quale sia l’esemplare responsabile

Di Tiziano Grottolo - 27 giugno 2020 - 20:26

ROMA. In questi giorni si è acceso lo scontro fra Trento e Roma per quanto riguarda la gestione degli orsi, e più in particolare attorno all’ordinanza di abbattimento emanata dal presidente della Pat Maurizio Fugatti, determinato ad eliminare l’orso responsabile dell’aggressione a padre e figlio sul monte Peller. Se il ministro dell’ambiente Sergio Costa si è detto contrario all’abbattimento, minacciando di impugnare l’ordinanza i deputati trentini della lega si sono schierati con Fugatti e in favore dell’ordinanza.

 

“Le dichiarazioni del Ministro contro l’operato del presidente della Pat in merito alla situazione ci lasciano sorpresi, data la chiarezza della normativa in vigore che assegna competenze in materia di pubblica sicurezza ai Presidenti delle Regioni e Province autonome”, spiegano Martina Loss, Diego Binelli, Vanessa Cattoi e Mauro Sutto. “Costa – aggiungono – forse non si rende conto degli effetti che questo animale può provocare dal vivo su persone e attività di montagna”. Gli stessi parlamentari sottolineano come la scelta di intervenire sia maturata “dopo approfondite verifiche e indagini sul territorio”. Eppure l’esemplare responsabile dell’aggressione sul monte Peller non è ancora stato identificato, pertanto non è possibile sapere se si trattasse di una femmina con i cuccioli o di un maschio. Pertanto risulta ancora impossibile ricostruire fino in fondo la dinamica dell'accaduto. 

 

L’incremento demografico degli ultimi anni della popolazione dell’orso sulle Alpi centro-orientali ha portato all’aumento delle situazioni problematiche e anche della frequenza di incontri ravvicinati tra uomo e orso. Questo anche perché molti turisti scelgono il Trentino  proprio nella speranza di poter osservare i plantigradi nel loro ambiente naturale, discorso diverso per quanto riguarda le “situazioni problematiche”. Se è vero che nel 2019 i danni da orso sono aumentati del 31% (228 episodi) per un totale di 152.689,68 euro, non va dimenticato che il famigerato M49-Papillon si sia reso responsabile di ben 44 eventi di danno per una cifra di oltre 45mila euro che rappresentano il 30% della somma complessiva indennizzata nel 2019 per tutti i danni da plantigrado.

 

 

Dal 1999 quando vennero introdotti in Trentino Masun e Kirka, i primi esemplari del progetto Life Ursus, si sono registrati quattro attacchi all’uomo. Il primo risale all’agosto 2014 nei boschi sopra Pinzolo, ad opera dell’orsa Daniza, accompagnata dai suoi cuccioli, vittima un raccoglitore di funghi. La seconda aggressione, avvenne nel giugno 2015 nei boschi di Cadine, sempre ad opera di una femmina accompagnata da cuccioli nei confronti di un podista con cane. Il terzo episodio risale a tre anni fa (2017) quando un uomo accompagnato da un cane venne aggredito in Valle dei Laghi lungo il sentiero 627. Protagonista dell’attacco Kj2 (responsabile anche dell’aggressione del 2015). L’ultimo attacco è avvenuto lo scorso 22 giugno in Val di Non.

 

Si stima che in Trentino vivano tra gli 82 e i 93 esemplari, considerando che in oltre 20 anni gli attacchi sono stati quattro (ad opera di tre diversi plantigradi), nessuno di questi con risvolti mortali per l’uomo, probabilmente è esagerato parlare di “emergenza orsi”. Di diverso avviso i deputati leghisti che invocano “una gestione più rapida ed efficace di quei singoli individui cosiddetti problematici”.

 

È bene tenere presente, come riportato dal Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace), che per definire un orso “problematico” è importante conoscere la storia del soggetto e studiare i suoi eventuali precedenti comportamenti anomali. La valutazione dei comportamenti va condotta caso per caso, tenendo conto non solo della chiave interpretativa circa il grado di problematicità fornita dalla tabelle (foto sopra), ma anche della probabilità di corretta attribuzione dei comportamenti ad uno specifico individuo (compito a volte non facile, soprattutto laddove i dati genetici siano non certi o sconosciuti e diversi esemplari di orso siano presenti nella stessa area), della frequenza di registrazione dei diversi atteggiamenti, del contesto in cui si sono verificati, dell’evoluzione di tali comportamenti, dell’efficacia nell’applicazione di eventuali misure di dissuasione. Solo dopo aver completato questi passaggi sarebbe bene assumere le decisioni del caso, rammentando che l’abbattimento dovrebbe rappresentare l’extrema ratio anziché la scelta più immediata, soprattutto se assunta a sole 24 ore dall’accaduto, quando il quadro non è ancora del tutto delineato.

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