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Pesca selvaggia, cambiamenti climatici e pesci “mutanti” così scompare il carpione del Garda

In questi anni gli avvistamenti di questa specie si sono fatti sempre più rari e dal 2006 il Carpione del Garda è entrato a far parte della lista delle specie fortemente a rischio estinzione. Fra le cause di questa dipartita ci sono sia fattori umani che ambientali

Di Tiziano Grottolo - 18 settembre 2019 - 18:45

LAGO DI GARDA. Una concomitanza di fattori umani e ambientali sta mettendo in seria difficoltà il carpione del Garda tanto che in pochi decenni, forse anche meno, potremmo dovergli dire addio per sempre.

 

Questo perlomeno è l’allarme lanciato da più parti, ma non sono solo studiosi e ambientalisti ad essersi accorti di questa minaccia, infatti, impegnate in prima linea in questa battaglia ci sono anche alcune delle principali associazioni di pesca come l’Associazione Unione Pescatori Bresciani e l’Unione Pescatori Sportivi del Garda, che insieme fanno oltre 1000 iscritti.

 

Tanta preoccupazione deriva dal fatto che ci troviamo di fronte a una specie unica nel suo genere, la varietà Salmo carpio vive esclusivamente nel lago di Garda e non la si può trovare da nessun’altra parte del mondo.

 

In questi anni gli avvistamenti di questa specie si sono fatti sempre più rari, dal 2006 il Carpione del Garda fa parte della lista delle specie fortemente a rischio estinzione stilata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura.

 

Il problema è così grave che le autorità di Veneto, Lombardia e Trentino sono dovute correre ai ripari emanando il divieto di pesca al carpione su tutto il bacino. Per la verità la Provincia di Trento ha agito con colpevole ritardo adottando il provvedimento alcuni anni dopo rispetto a quanto fatto dagli altri governi regionali.

 

Trento era intervenuta proprio su pressione di Veneto e Lombardia, dopo che un pescatore era riuscito ha catturare una femmina di 5 chili pronta a deporre le uova. Recentemente c’è stato anche un altro caso che ha visto coinvolto un pescatore trentino denunciato per aver preso all’amo un carpione (QUI articolo).

 

Questo episodio in un certo senso è stato utile per riaccendere l’attenzione su questo tema, in particolare, come denunciato da alcune associazioni di pescatori, ci sarebbero diversi colleghi senza scrupoli che pur di realizzare un buon guadagno non si fanno problemi a dare la caccia a una specie in via di estinzione. D’altronde stiamo parlando di prezzi che possono raggiungere anche i 70 euro al chilogrammo.

 

Laddove c’è un’offerta però significa che c’è anche una domanda e come fanno notare le stesse associazioni non sarebbero pochi i banchi del pesce al mercato che mettono in vendita carpioni di dubbia provenienza, ma anche ristoratori che lo offrono ai clienti sottobanco e dietro generoso compenso.  

 

Sino alla prima metà degli ’80 questo pesce, per via della sua eccezionale qualità, era servito in tutti i principali ristoranti questa però è stata la sua rovina, con il boom turistico la domanda (e il prezzo) è aumentata a dismisura, questo fattore unito alla scarsa cultura ambientalista ha fatto il resto, provocando danni irreparabili.

 

Gli studiosi non sono del tutto concordi sulle cause anche se tra le ipotesi più accreditate si annoverano i cambiamenti climatici e la Gardesana che non frana più nel lago, indispensabile per creare l’habitat ideale per la riproduzione del carpione.

 

Ma non solo, ci sarebbero anche le altre specie di pesce introdotte dall’uomo a fare concorrenza al carpione, fra queste la bottatrice che preda le uova del pregiato salmonide. Il principale indiziato però resta sempre l’uomo che negli anni ha messo in atto una pesca indiscriminata senza lasciare il tempo a questi pesci di riprodursi.

 

Nel frattempo per tentare di salvare il carpione del Garda lo si è trasformato in presidio slow food e sono stati messi in campo altri progetti per il ripopolamento.

 

Talvolta però i tentativi per “metterci una pezza” potrebbero perfino peggiorare la situazione la regione Lombardia ha recentemente presentato un progetto per il ripopolamento della specie chiamato ‘Life Scipione’.

 

Programma varato in pompa magna e costato la bellezza di 2,2 milioni di euro, metà di questi finanziati dall’Unione europea, alcuni però hanno sollevato dei dubbi sull’efficacia di questo progetto.

 

È il caso di Davide Boni, consigliere comunale di Toscolano Maderno, che ha presentato una petizione al Parlamento Europeo per chiedere maggiore chiarezza sui fondi stanziati e sulle strategie che stanno alla base del progetto ‘Life Scipione’.

 

Secondo Boni c’è il rischio che gli esemplari allevati in cattività e liberati nel Garda possano “inquinare geneticamente” la specie autoctona indebolendola ulteriormente o peggio, creando una specie “mutante”.

 

A conferma di questa tesi ci sarebbe l'episodio, documentato nel 2016, di una femmina di carpione intenta a deporre le uova nel letto nel fiume Toscolano, comportamento mai riscontrato prima nella specie, ciò ha insospettito gli studiosi che ora stanno indagando sull'accaduto per cercare di inquadrare meglio questo fenomeno.

 

Ieri si è discusso di questo tema anche nel consiglio comunale di Toscolano-Maderno, dove siede Boni appunto: “Non sappiamo se ci troviamo di fronte a carpioni mutanti ma se si vuole fare conservazione nel modo giusto è un tema che deve essere affrontato in maniera seria e soprattutto con le opportune valutazioni scientifiche”.

 

Secondo il consigliere comunale il fatto che un comportamento mai registrato prima, come la risalita dei fiumi da parte di alcuni esemplari, non sia oggetto di un approfondimento non può che sollevare dei dubbi: “Sarebbe interessante capire se si tratti di comportamenti normali ma mai riscontrati prima, oppure se ci si trovi di fronte a un ibrido derivante dagli incroci di carpioni domestici e poi liberati nel lago”.

 

L’esemplare scoperto mentre risaliva il fiume è stato catturato e analizzato, secondo alcune indiscrezioni non presenterebbe anomalie genetiche. Quindi almeno su questo fronte si dovrebbe poter tirare un sospiro di sollievo.

 

In attesa di ulteriori studi in grado di confermare o smentire questa tesi, però bastano e avanzano i fattori, umani e ambientali, a minacciare la specie. Sarà solo grazie a progetti strutturati e ben pianificati se si potrà invertire la rotta, altrimenti il carpione del Garda avrà i giorni contati.

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