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L’Ue apre un’indagine preliminare sul milionario progetto per il ripopolamento del carpione del Garda

Il Salmo carpio, varietà di carpione che vive solo nel Lago di Garda, è considerato fra le specie fortemente a rischio estinzione. Per risolvere il problema la regione Lombardia ha avviato un progetto da 2,2 milioni di euro ma la toppa potrebbe essere peggio del buco tanto che alcuni parlano di “pesci mutanti”

Di Tiziano Grottolo - 26 November 2019 - 15:47

LAGO DI GARDA. Pesca selvaggia e cambiamenti climatici, sono questi i principali fattori che hanno mandato in crisi la conservazione del carpione del Garda, Salmo carpio, varietà che vive esclusivamente nel lago di Garda e che nel 2006 è stata inserita nella lista delle specie a forte rischio di estinzione.

 

Il problema è così grave che dal 2015 le autorità di Veneto, Lombardia e Trentino (quest’ultimo solo nel gennaio 2019) sono dovute correre ai ripari, emanando il divieto di pesca al carpione su tutto il bacino lacustre, anche se pescatori di frodo continuano ad agire di nascosto. Se nel 1968 si riuscivano a pescare fino a 230 quintali, 20 anni dopo il peso era sceso a 27 quintali, dal 2007 a oggi (tenendo conto anche del divieto di pesca) si stima che non si arrivi al quintale di carpioni catturati.

 

Nel corso degli anni sono stati elaborati una serie di progetti nel tentativo di rallentare la scomparsa di questo rarissimo pesce. Il più ambizioso è sicuramente quello varato dalla regione Lombardia, nell’aprile di quest’anno, dal titolo “Life Scipione” e che prevede uno stanziamento di 2,2 milioni di euro, per metà finanziati dall’Unione europea, con l’obiettivo di ripopolare il lago con carpioni allevati in cattività.  

 


 

Talvolta però i tentativi per “metterci una pezza” potrebbero perfino peggiorare la situazione tanto che alcuni hanno iniziato a parlare di “pesci mutanti”, in tal senso Davide Boni, consigliere comunale di Toscolano Maderno ha presentato una petizione al Parlamento Europeo per chiedere maggiore chiarezza sui fondi stanziati e sulle strategie che stanno alla base del progetto Life Scipione.

 

Richiesta che a quanto pare è stata accolta da momento che la Commissione europea ha annunciato che avvierà un’indagine preliminare sulla questione sollevata da Boni, occhi puntati dunque sul progetto Life Scipione. Alla base delle preoccupazioni sollevate dal consigliere comunale c’è il rischio che gli esemplari allevati in cattività e liberati nel Garda possano “inquinare geneticamente” la specie autoctona indebolendola ulteriormente o peggio, creando una specie “mutante”.

 

A supporto di questa argomentazione si cita il singolare episodio, documentato nel 2016 (quando erano già stati avviati dei programmi per il reinserimento della specie), di una femmina di carpione intenta a deporre le uova nel letto nel fiume Toscolano, comportamento mai riscontrato prima nella specie, ciò ha insospettito gli studiosi che ora stanno indagando sull'accaduto per cercare di inquadrare meglio questo fenomeno.

 

“Non sappiamo se ci troviamo di fronte a carpioni mutanti – spiega Boni – ma se si vuole fare conservazione nel modo giusto è un tema che deve essere affrontato in maniera seria e soprattutto con le opportune valutazioni scientifiche”. Per il fatto di essersi trovati di fronte a un comportamento mai registrato sarebbe opportuno fare delle verifiche, “bisogna capire se si tratta di comportamenti normali ma mai riscontrati prima, oppure se ci si trova di fronte a un ibrido derivante dagli incroci di carpioni domestici e poi liberati nel lago”. Per la cronaca l’esemplare scoperto mentre risaliva il fiume è stato catturato e analizzato, secondo alcune indiscrezioni non presenterebbe anomalie genetiche. Quindi almeno su questo fronte si dovrebbe poter tirare un sospiro di sollievo.

 

“Ad ogni modo – accusa Boni – i 23 anni trascorsi fra la diagnosi del problema e l’assunzione di provvedimenti coerenti per l’intero lago rappresentano il miglior indicatore della superficialità con la quale gli enti incaricati si sono approcciati al problema della conservazione di questa specie che non solo è endemica del bacino gardesano, ma è addirittura soggetta ad un processo d’estinzione che pare sulla soglia dell’irreversibilità”.

 

Il consigliere comunale infine, punta il dito anche sul possibile pericolo derivante “dall’inquinamento genetico e di ingegnerizzazione di ciò che è selvatico” oltre al fatto che l’immissione di esemplari nati in cattività potrebbe risultare “ininfluente sul restocking della residua popolazione selvatica, se non addirittura una minaccia per l’integrità della specie stessa”.

 

Si spera che con il supplemento di indagine disposto dalla Commissione Europea si possa arrivare ad avere delle risposte certe, in grado di fugare ogni dubbio sul progetto, d’altro canto bastano e avanzano i fattori, umani e ambientali, a minacciare la specie. Sarà solo grazie a progetti strutturati e ben pianificati se si potrà invertire la rotta, altrimenti il carpione del Garda rischierà essere ricordato solo grazie a vecchie fotografie.

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