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Rossi mette alle strette Fugatti: ''Riferisca in aula sulla 'storiella' del lupo''. O mentivano dirigenti e scienziati o le ''barzellette'' le raccontava l'attuale presidente

Il video mostra chiaramente cosa pensava il consigliere leghista prima di diventare presidente e cioè che per un decennio tutti abbiano mentito sul ritorno del lupo in Trentino (pensiero confermato dalla parlamentare Cattoi pochi giorni fa). Ora che è alla guida della Pat ha accesso a documenti e studi e può parlare con quegli stessi dirigenti che definiva con una ''impostazione ideologica''. Interrogazione di Ugo Rossi ''al fine di meglio tutelare l’immagine dell’istituzione che rappresenta''

Di Luca Pianesi - 20 febbraio 2019 - 19:01

TRENTO. Adesso Fugatti dovrà spiegare a tutti la verità sul ritorno del lupo in Trentino. Dovrà farlo in via ufficiale andando a riferire in aula e i casi sono due: o aveva ragione lui e il sistema scientifico ha mentito al mondo per anni, oppure era lui che mentiva ai cittadini basandosi su dei sentiti dire, su percezioni personali e sbagliate, su dicerie che male hanno fatto al sistema e alla società acuendo i contrasti e diffondendo falsità. Dovrà farlo perché l'ex presidente della Provincia Ugo Rossi oggi ha depositato un'interrogazione che non gli lascia molte vie d'uscita se non prendersi le sue responsabilità.

 

E quindi rivoluzionare il concetto di ''ritorno del lupo'' sulle nostre montagne, magari andando a spiegare che sono stati paracadutati da fantomatiche lobby animaliste o sono stati voluti da quelli che producono i binocoli, o spiegare che quel che lui definiva una ''storiella'' era in realtà la verità e che a raccontare le storielle era lui. Lui e buona parte della Lega visto che non più tardi della settimana scorsa la parlamentare leghista Vanessa Cattoi con tanto di comunicato stampa dava sfoggio delle sue conoscenze in materia deridendo ancora quanto documentato da studiosi e ricercatori e parlando di storia del ''lupo, il docile lupo, che dopo circa centocinquant’anni era arrivato dai lontani paesi dell’est (formidabile spostamento di un lupo dalla Slovenia per oltre mille chilometri) - così si legge nel comunicato stampa della parlamentare - per procreare con una lupa proveniente dalle Alpi occidentali Italiane proprio sui monti della Lessinia lato Trentino (e non Veneto) dando vita al primo branco nelle Alpi Orientali. Se questa non è demagogia? Ma tuteliamo la sicurezza dei cittadini Trentini o ci raccontiamo le favole belle alle quali credono ancora in pochi per sostenere un business del turismo del lupo''. 

 

Cattoi poi parla di predatori del lupo facendo riferimento a tigri e iene e aggiunge che bene sarebbe dotare le forze dell'ordine di taser per fermare i grandi carnivori alle porte dei nostri paesi (QUI ARTICOLO). Stendendo un velo pietoso su tutto ciò emerge con chiarezza che davvero parte della Lega che oggi governa e deve gestire temi complicati e articolati come questo, è convinta che quel che è stato certificato ad ogni livello (ricordiamo che il primo lupo tornato in Trentino era addirittura radiocollarato ed è stato seguito passo passo dalla Slovenia ai monti Lessini dall'Università di Lubiana) sia una ''storiella''.

 

''Fugatti in data 7 novembre 2017 nel corso di un suo intervento in consiglio provinciale in merito al tema 'lupo' definiva una 'barzelletta' e 'storiella' quanto riportato nel sito istituzionale grandicarnivori.provincia.tn.it, alla sezione 'storia del lupo in italia sull’arco alpino'. Diceva - scrive Ugo Rossi nella sua interrogazione - testualmente che tale 'barzelletta' e 'favola' sarebbe stata raccontata dalla provincia e dai suoi dirigenti e funzionari agli allevatori in giro per il territorio. Aggiungeva anche che i 'vostri riferimenti dirigenziali hanno questa impostazione ideologica… che oggi ci dovrebbero dire come difenderci dal lupo e prima dall’orso e che sono gli stessi che ci hanno detto per anni che il lupo non era un problema…. e che hanno anche accusato l’ultima persona aggredita dall’orso di aver reagito e di essere per questo colpevole…''

 

Tutto ciò premesso, Rossi chiede a quello che ieri era il consigliere provinciale che parlava di 'storiella' e oggi è il Presidente della Provincia che deve gestire certi temi con responsabilità e professionalità ''se sia ancora dell’opinione che quanto ancora oggi pubblicato sul sito grandicarnivori.provincia.tn.it alla sezione “storia del lupo in italia sull’arco alpino” costituisca una “ barzelletta” o “ favola” o “ storiella”''. ''Se ritenga che quanto riportato in detto sito sia quindi privo di ogni valenza scientifica e tecnica e se, in caso affermativo, non ritenga di dover provvedere alla rimozione di tale informazioni''. ''Se sia ancora dell’opinione che i dirigenti/funzionari preposti al settore e citati nel suo intervento abbiano, come dichiarato, una 'impostazione ideologica' e quindi se a suo giudizio si siano per questo resi protagonisti di una diffusione di informazioni sul lupo priva di fondamento e anzi volta a propagandare 'barzellette' o 'storielle' o 'favole' circa la diffusione e presenza del lupo in Trentino''. 

 

''Se - conclude Rossi - in caso di risposta affermativa al quesito precedente, non ritenga di dover assumere provvedimenti volti a verificare se i dirigenti/funzionari preposti al settore siano o meno animati da “impostazioni ideologiche” o viceversa siano invece rispettosi della verità scientifica e rigorosi nell’osservare i principi di correttezza e imparzialità cui si attengono i pubblici funzionari; se non ritiene, alla luce del ruolo oggi rivestito di Presidente della Provincia autonoma di Trento, di dover rettificare o meglio precisare quelle dichiarazioni fatte in veste di consigliere provinciale, anche al fine di meglio tutelare l’immagine dell’istituzione che rappresenta, sgombrando così il campo da ogni equivoco o retropensiero circa la correttezza e imparzialità dell’operato dei dirigenti/funzionari preposti al settore e, in conseguenza della stessa Provincia autonoma di Trento''.

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