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Temperature più alte e aumento densità della neve, gli ingegneri: ''Ci saranno sempre più valanghe da slittamento. Servono opere ad hoc''

Un manto nevoso che si scioglie velocemente con il caldo, aumentando le valanghe, in particolare quelle da slittamento: si tratta di un fenomeno nuovo provocato quindi da fattori ambientali in primis ma anche, in parte, dall’uomo (i pascoli di alta quota non vengono curati come un tempo e i fili d’erba lunghi facilitano l’innesco di una valanga a slittamento)

Pubblicato il - 28 novembre 2019 - 16:18

BOLZANO. Crescono le temperature e cresce la densità della neve: due condizioni che messe insieme si traducono in rischio altissimo di valanghe, anche molto impattanti, e necessità di creare opere che siano in grado di contenerle. E' quanto emerso durante le ''Giornate Geotecniche'' organizzate a Bolzano, mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia Autonoma di Bolzano, in collaborazione con l’Associazione Geotecnica Italiana.

 

E allora si è partiti proprio dalle grandi nevicate di questi giorni e dalle impressionanti valanghe (come quella in Val Martello ma altre se ne sono verificate in tutta la regione) provocate da enormi distacchi, per affrontare il tema. Un fenomeno nuovo provocato quindi da fattori ambientali in primis ma anche, in parte, dall’uomo (i pascoli di alta quota non vengono curati come un tempo e i fili d’erba lunghi facilitano l’innesco di una valanga a slittamento). Tra le grandi sfide degli ingegneri che gravitano sulla cintura delle Alpi, allora ne arriva una nuova: creare opere antivalanga pensate ad hoc per il territorio e le sue peculiarità.

 

 

 

 

''L'effetto del cambiamento climatico avrà conseguenze anche per quanto riguarda gli aspetti geotecnici relativi alle costruzioni – spiega Giorgio Rossi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Bolzano –. I metodi con i quali si progettano le opere andranno rivalutati alla luce di quello che si sta osservando in natura. È evidente infatti che fenomeni cosiddetti “molto rari” in realtà si manifestano con una frequenza e forza sempre maggiore. Siamo di fronte allo scioglimento del "permafrost" e la drammatica ritirata dei ghiacciai''.

''La progettazione di opere geotecniche come briglie – continua Rossi –, paramassi e opere paravalanghe, così importanti per la sicurezza del territorio, andrà così adattata sulla base di ciò che oggi accade e che si prevede possa accadere. La stessa valutazione della stabilità dei versanti andrà condotta con strumenti nuovi. L’Alto Adige, con l'applicazione dei piani delle zone di pericolo, si è dato uno strumento efficace e lungimirante al fine di gestire il rischio dai pericoli naturali. La divisione in zone ha permesso di identificare sul territorio le aree a maggiore o minore rischio. Non è detto che non si possa costruire nelle zone a minor pericolo, ma le costruzioni andranno progettate tenendo in considerazione il cambiamento in atto al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità delle persone. Gli ingegneri altoatesini hanno competenze e passione per battere il dissesto idrogeologico e aumentare la sicurezza del territorio''.

La due giorni ha affrontato anche due macrotemi: mercoledì si è parlato di argini fluviali questione molto importante in Italia e al centro dell’attenzione pubblica proprio in questi giorni. Situazioni di grande allarme, con danni e purtroppo vittime, si susseguono di anno in anno. L’apertura dei lavori è stata affidata, oltre a Giorgio Rossi, a Rudolf Pollinger, direttore della Protezione Civile altoatesina, Nicola Moraci, presidente Agi (associazione geotecnica italiana), Giovanni Ruggeri, presidente del Comitato nazionale italiano per le grandi dighe e Daniele Cazzuffi, presidente Agi-Igs. Di  «Pianificazione e progettazione» ha parlato Ornella Segnalini, già direttrice generale del MIT. Il focus pomeridiano, invece, sugli «Interventi e monitoraggio», con l’intervento finale di Paolo Simonini, docente dell’Università di Padova e membro del CNR.

Giovedì 28 novembre, invece, in collaborazione con la Protezione Civile di Bolzano si sono toccati temi propri dell’ingegneria geotecnica, a partire dall’analisi dei cambiamenti climatici in ambito alpino e la loro rilevanza sulla stabilità dei suoli, agli aspetti progettuali nella protezione dalle valanghe fino ad aspetti della modellazione numerica avanzata per la simulazione di problemi di difesa del suolo. «I cambiamenti climatici in ambito alpino e la loro rilevanza sulla stabilità dei suoli», il tema trattato da Dino Zardi, docente dell’Università di Trento.

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