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Anche il Cai Veneto dice "no" al Grande Carosello delle Dolomiti: "Bisogna porre un limite allo sfruttamento delle risorse naturali"

Dopo le tante voci contrastanti alzatesi riguardo il maxi-progetto che prevede la creazione di un'unica rete di impianti per collegare le Dolomiti, anche il Cai Veneto prende posizione. Il presidente Renato Frigo: "Se la natura, ma anche la cultura e le tradizioni, vengono distrutte, nel lungo periodo si arriverà alla distruzione economica di un territorio”

Di Lucia Brunello - 22 gennaio 2020 - 12:04

BELLUNO.“Bisogna porre un limite allo sfruttamento delle risorse naturali sulle quali si fonda il turismo. Se la natura, ma anche la cultura e le tradizioni, vengono distrutte, nel lungo periodo si arriverà alla distruzione economica di un territorio”, questo il pensiero espresso in conferenza stampa da Renato Frigo, presidente regionale del Cai Veneto, lo scorso 15 gennaio, in merito al progetto ancora in cantiere del "Grande Carosello".

 

Dopo la proposta avanzata dalla Regione Veneto di dare inizio ai lavori per dare vita ad un'unica rete di seggiovie e cabinovie che possa mettere in comunicazione tutti i comprensori sciistici più importanti dell'area delle Dolomiti (articolo QUI), ragion per cui il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha anche fatto ricorso contro i vincoli ambientali sull’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei (articolo QUI), anche il Cai Veneto ha fatto sentire la sua.

 

Sono stati valutati i costi ambientali di costruzione? Vale la pena di fare un investimento così oneroso sia in termini economici che di natura?”, sono le domande che solleva il presidente Frigo. “Come Cai Veneto riconosciamo che lo sci ha rappresentato un ruolo strategico nell'economia della montagna, e questo ha permesso ad alcune comunità di mantenere il proprio radicamento geografico e la salvaguardia di un irrinunciabile patrimonio ambientale e naturalistico. Ma non può esservi uno sviluppo di impianti a fune che sia NO LIMIT”.

 

L'associazione alpinistica non critica l'attuale gestione e ruolo del turismo invernale nelle Dolomiti, ma bensì vuole che venga messo un freno a quello che ormai sembra essere diventato un circolo vizioso di lavori e progetti colossali altamente impattanti che di questo passo, in futuro, porteranno più danni che profitto. Basti pensare a ciò che subendo la Marmolada, la “regina delle Dolomiti”, il cui ghiacciaio è ormai in fase di scioglimento irreversibile, tanto che gli esperti gli hanno dato massimo altri 30 anni di vita. Cosa resterà degli impianti che ci hanno costruito sopra, quando quella neve non ci sarà più? La stessa domanda potrebbe essere estesa a tutto il territorio dolomitico, ormai sempre più sofferente dalle anomale temperature estive che si verificano ad alte quote. 

 

E così conclude: “Il Cai Veneto esprime le proprie contrarietà in merito agli impianti e alle piste previste dal maxi-progetto, ritenendoli troppo onerosi e troppo impattanti nel contesto ambientale dove si andrebbe a collocare”.

 

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