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Colpo di fuoco, Curzel: ''La decisione di non piantare alberi nuovi mi lascia basito. Si mettano i nostri patologi e i nostri esperti frutticoli intorno a un tavolo''

Lettera dell'agronomo ed esperto di frutticoltura internazionale che analizza la risposta arrivata dall'Ufficio fitosanitario provinciale in merito al divieto di impianto di nuovi frutteti professionali di Pomoidee, per un anno, deciso con una determina provinciale per ''contenere'' il colpo di fuoco batterico

Di Luca Pianesi - 22 luglio 2020 - 21:07

TRENTO. ''La motivazione data dal competente ufficio (si vuole prevenire l’eventuale esposizione all’infezione batterica delle piante giovani) mi ha lasciato basito: e se per caso - probabile - dovesse esserci qualche nuovo focolaio anche i prossimi anni, continueremo a fermare gli impianti nuovi?''. Così Giancarlo Curzel agronomo ed esperto di frutticoltura internazionale analizza la risposta arrivata dall'Ufficio fitosanitario provinciale (e pubblicata su il Dolomiti nel blog di Sergio Ferrari) in merito al divieto di impianto di nuovi frutteti professionali di Pomoidee, per un anno, deciso con una determina provinciale per ''contenere'' il colpo di fuoco batterico.

 

Nella risposta data da Lorenza Tessari che dirige l'ufficio della Provincia lo scopo della determina sarebbe ''cautelativo'' visto che il batterio si è dimostrato particolarmente virulento proprio con le piante di melo giovani. Curzel, però, è di tutt'altro parere e spiega, con questa lettera, per quale motivo visto che, giocoforza, il problema perdurerà nel tempo. O il Trentino riuscirà ad adottare strategie ad hoc come fatto già da altre regioni, come l'Emilia Romagna, magari servendosi di quella Fondazione Mach che soluzioni le sta cercando da decenni oppure i rischi all'orizzonte saranno molti. 

 

Al Direttore del “Il Dolomiti”.

 

A proposito della comparsa allarmante sul melo del batterio Erwinia amylovora (colpo di fuoco) in Trentino, avevo esposto la mia perplessità sulla disposizione della competente autorità locale, nella parte che vieta per la prossima stagione la messa a dimora di nuove piante di melo. In pratica bloccando il necessario investimento nel rinnovo dei frutteti almeno per un anno.

 

La motivazione data dal competente ufficio (si vuole prevenire l’ eventuale esposizione all’infezione batterica delle piante giovani) mi ha lasciato basito: e se per caso - probabile - di qualche nuovo focolaio anche i prossimi anni, continueremo a fermare gli impianti nuovi?

 

Evidentemente non è questa la soluzione del problema, che va meditata per il futuro, con una strategia ad hoc, come già hanno provveduto a fare altre Regioni, come l’Emilia-Romagna, che hanno dovuto affrontare Erwinia prima di noi. La pura e semplice verità è che dovremo convivere in futuro con questo batterio, controllandone il più possibile gli effetti dannosi, non per via chimica (che non esiste), ne’ con gli antibiotici, la cui efficacia è ormai al lumicino anche negli Usa, dove sono utilizzati da anni (per non parlare del loro effetto negativo sull’ambiente), ma adottando un complesso di interventi, anche agronomici, nel quale è previsto l’utilizzo del Bacillus subtilis, antagonista naturale di Erwinia. Tra l’altro, anche ammesso in coltivazione biologica. 

 

San Michele ha svolto delle ricerche molto interessanti fin dai primi anni 2000 (almeno a mia memoria), utilizzando un ceppo svizzero di B. subtilis. Non solo, ma ha anche esplorato la possibilità di diffonderlo nel frutteto attraverso gli insetti pronubi (ape mellifica ed ape selvatica), con buoni risultati, ponendo l’inoculo del B. subtilis sulle vie di uscita dall’arnia. A questo proposito, ricordo che l’infezione primaria della pianta di melo, avviene attraverso il fiore. In conclusione, ritengo che il problema Erwinia vada affrontato non col divieto di mettere a dimora nuove piante (come dire di prevenire l’infezione da morbillo, evitando di mettere al mondo un figlio), ma, in prospettiva futura, date la gravita’ di questo patogeno e l’importanza della melicoltura, si debba affrontare mettendo intorno ad un tavolo i nostri patologi ed i nostri esperti frutticoli, per mettere a punto una strategia adeguata, valida anche e soprattutto, per gli anni futuri''.

 

 

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