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Insetticida Trebon sulle viti, i vignaioli: ''Forti effetti sull'ecosistema e molto tossico per le api. Non possiamo pensare che questa sia l'unica soluzione. Puntare sulla ricerca''

Il caso nasce dal bollettino della Fondazione Mach del 16 giugno che affronta il tema della "Flavescenza dorata". Lì vengono indicati due interventi sulla vite da portare avanti in fasi successive. I vignaioli: "Parlare di un prodotto piuttosto che di un altro in questo caso è però forse riduttivo. Servono ricerca e coinvolgimento delle parti"

Di Luca Andreazza - 19 June 2021 - 20:29

TRENTO. "Gli insetticidi di origine chimica possono essere molto specifici ma hanno un elevato potere abbattente e sono molto tossici". Queste le parole di Clementina Balter (presidente del Consorzio vignaioli del Trentino) e Matilde Poggi (presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti Fivi). "Parlare di un prodotto piuttosto che di un altro in questo caso è forse riduttivo. Gli effetti sono così forti sull'ecosistema che non possiamo pensare che questa sia l'unica soluzione. La via principale deve essere quella di un immediato rafforzamento della ricerca sulla flavescenza".

 

Il caso nasce dal bollettino della Fondazione Mach-Centro trasferimento tecnologico del 16 giugno che affronta il tema della "Flavescenza dorata". Lì vengono indicati due interventi sulla vite da portare avanti in fasi successive. La Fem inserisce tra gli insetticidi da usare il Trebon, sostanza molto forte e con effetti sulle api (Qui articolo).

 

Non solo la tossicità della sostanza, un problema sollevato dagli apicoltori è quello relativo alle tempistiche per poter postare le api e metterle a distanza di sicurezza dalle zone di trattamento. "La lotta alla flavescenza dorata - dicono Balter e Poggi - è molto complessa e ci riguarda molto da vicino. E' necessario sviluppare una strategia condivisa per fronteggiare questa malattia perché le azioni che vengono messe in campo incidono giocoforza in modo ampio e vanno a interessare tutti gli operatori del mondo agricolo che devono essere coinvolti".

 

Questo argomento è stato centrale nel seminario "Flavescenza dorata della vite. Riflessioni per una strategia di intervento condivisa" organizzato dalla Federazione italiana dei vignaioli indipendenti a cui hanno partecipato Gian Marco Centinaio, sottosegretario del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, tecnici esperti della Fondazione Mach, Dipartimento di scienze Agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine e del Centro di ricerca per la viticoltura e l’Enologia Crea di Conegliano.

 

"Parlare di un prodotto piuttosto che di un altro in questo caso è però forse riduttivo. Gli insetticidi di origine chimica, come il Trebon, possono essere molto specifici - evidenziano la presidente del Consorzio vignaioli del Trentino e la presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti Fivi - ma hanno un elevato potere abbattente e sono molto tossici per le api, come sottolineato in questi giorni dagli apicoltori. Anche i piretroidi, che sono di origine naturale, agiscono ad ampio spettro e sono comunque insetticidi. Questi prodotti hanno insomma effetti negativi così forti sull’ecosistema che non possiamo pensare siano l’unica forma di lotta alla flavescenza".

 

Un’altra soluzione è l’estirpo immediato delle viti sintomatiche e dei vigneti abbandonati. "In questo senso, come abbiamo recentemente proposto anche alla Provincia di Trento - proseguono - crediamo che le risorse allocate per la misura Ocm di ristrutturazione e riconversione dei vigneti dovrebbero essere destinate in larga parte a sostenere la sostituzione delle fallanze per moria, contribuendo in tal modo a preservare non solo la produzione, ma anche la storicità di alcuni vigneti".

 

Oltre a un maggior coinvolgimento degli attori in causa, come anche evidenziato dall'ex assessore Michele Dallapiccola (Qui articolo), c'è la forte spinta a implementare e rafforzare la ricerca per contrastare questa malattia che colpisce la vite.

 

"La ricerca è la via principale, necessario tracciare il sequenziamento del fitoplasma di questa malattia e creare nuovi agenti di lotta più rispettosi dell’intero ecosistema, e magari anche viti geneticamente più forti e resistenti. La Fem è già impegnata in questa direzione, ma è fondamentale a nostro avviso potenziare le risorse in termini di finanziamento e di organico, tanto per la parte di ricerca quanto per quella di trasferimento sul territorio. Si devono incentivare la collaborazione e le sinergie tra i vari istituti già attivi in questo campo", concludono Poggi e Balter.

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