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Il colpo di fuoco minaccia val di Non, Vallagarina e Basso Sarca: “Misure emergenziali estese a tutto il Trentino”

La malattia può diffondersi molto facilmente e dopo la Valsugana è stata rilevata anche in alcuni meleti di val di Non, Vallagarina e Basso Sarca (dov’è stato colpito un nespolo). La Fem mette a disposizione un numero verde per le segnalazioni e una “diagnosi in diretta”

Di Tiziano Grottolo - 20 luglio 2020 - 11:10

VAL DI NON. Il colpo di fuoco batterico, che sta allarmando l'intera Valsugana, si sta diffondendo in altre zone della provincia di Trento (articoli QUI e QUI). È questo l’allarme lanciato dalla Fondazione Edmund Mach i cui tecnici sono costantemente impegnati nei monitoraggi. Purtroppo gli stessi tecnici hanno scoperto dei casi anche in valle di Non, Vallagarina e Basso Sarca. Considerando che il batterio, che provoca la malattia, si diffonde molto facilmente la situazione è potenzialmente esplosiva, tanto che l’ufficio fitosanitario della Pat ha fatto sapere che in settimana saranno estese a tutto il territorio provinciale le misure emergenziali individuate il primo giugno per la Valsugana.

 

Fra i nuovi casi uno è stato individuato a Pomarolo (la varietà colpita è la Cripps Red Joya) e 9 in Val di Non (varietà: Gala, Golden D., Gradisca Enjoy, Roho 3615-Evelina, Fengapi-Tessa, Fuji e Kizuri-Morgana), di questi 6 sono frutteti messi a dimora nel 2020, mentre i restanti sono impianti in produzione. In tutte le situazioni i sintomi riguardavano una parte della pianta, per cui si sono asportate alcune branchette e non è stato necessario estirpare l'intera pianta sintomatica. Nessuna segnalazione su melo è pervenuta dalle altre aree frutticole, mentre un campione sintomatico su nespolo è stato riscontrato nella zona di Arco.

 

In queste settimane sono stati effettuati centinaia di controlli oltre ai 234 nei punti inseriti nella rete di monitoraggio ufficiale. All’azione di sorveglianza si affianca l'attività del Laboratorio di Diagnosi Fitopatologica necessaria per verificare la presenza del batterio Erwinia amylovora, mediamente bastano 4-5 giorni per avere un risultato diagnostico. Ad oggi sono stati analizzati 162 campioni tra melo, pero, rosacee ornamentali (rosa, sorbo, cotogno, nespolo, cotognastro, biancospino, piracanta). Il 48% delle 145 analisi concluse è risultato infetto da colpo di fuoco batterico. I risultati dei monitoraggi mostrano, oltre alla diffusione su melo e pero, anche un aumento sulle specie ornamentali e spontanee trovate infette in giardini, aiuole, parchi e alberature: si tratta, soprattutto, di sorbo, nespolo, biancospino, cotogno, cotognastro, rosa.

 

“La sorveglianza dei frutteti è di fondamentale – spiega la Fem – ma anche monitorare giardini e bordure. Inoltre è obbligatorio l’asporto delle parti vegetali colpite dalla malattia che vanno distrutte bruciandole sul posto, senza la necessità di analisi batteriologiche di conferma. Eventualmente – aggiunge la Fondazione – in attesa della bruciatura, il materiale asportato non va abbandonato all’aperto ma casomai chiuso in sacchi ben sigillati per non disperdere il batterio”. In più, è bene controllare nuovamente tutti i frutteti dopo alcuni giorni dopo il rinvenimento della malattia. Ad ogni modo la presenza di piante sintomatiche o sospette va segnalata al tecnico di zona. Al termine delle operazioni di taglio e potatura è invece di fondamentale importanza la pulizia e il lavaggio con prodotti disinfettanti degli strumenti utilizzati.
 

Per far fronte a questa emergenza Fem e Ufficio fitosanitario della Pat hanno messo a disposizione un sito dedicato e un numero Whatsapp (335 8484120) dove inviare le fotografie dei sintomi e altre informazioni utili per il riconoscimento per ricevere in breve tempo la risposta degli esperti ed eventuali indicazioni

 

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