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| 20 feb 2020 | 15:37

Dalla Calabria arriva il collare anti-lupo (VIDEO) che tiene lontani i predatori con gli ultrasuoni

L’invenzione ha ricevuto l'Oscar green 2019 da Coldiretti: “La nostra lotta – ha spiegato il pastore – non è quella di uccidere il lupo, ma di salvaguardarlo perché il lupo deve stare lontano dagli animali e vivere come viveva una volta”

di Melissa Bertagnolli, Emily Manica, Emanuele Sassudelli e Elsa Franzoni (Liceo Prati)

TRENTO. Pietro Orlando è quello che potrebbe essere definito un pastore 2.0, 19 anni calabrese, è stato in grado di brevettare uno speciale collare anti-lupo, invenzione che gli ha permesso di conquistare “l’oscar green 2019”, premio conferitogli da Coldiretti Giovani.

 

Ma facciamo un passo indietro, in Aspromonte (terra di origine di Orlando), come in tutto l’arco alpino la presenza del lupo preoccupa gli allevatori che spesso entrano in conflitto con questi animali. Per certi versi una situazione simile a quella che si registra in Trentino e più in generale in tutte le Alpi orientali, dove i lupi sono tornati in pianta stabile dopo 150 anni (QUI articolo).

 

Ciò che unisce il Trentino con la Calabria è appunto la presenza dei canidi che entrano in conflitto con gli allevatori locali, il giovane pastore però potrebbe aver trovato una soluzione in grado di far convivere lupi e bestiame. Una possibilità sostenuta anche dai tecnici provinciali (QUI approfondimento), ovvero che con i giusti accorgimenti è possibile ridurre, se non addirittura eliminare, i danni.

 

 

Ad esempio, in Trentino si è sperimentato con successo l’utilizzo di cani da guardiana e box abitativi per i pastori, ma anche delle reti elettrificate che la Pat fornisce a titolo gratuito o tramite contributo. In questo modo si è riusciti a ridurre notevolmente le predazioni. Ciò però non avviene in Calabria, anche perché la Regione può mettere sul piatto meno contributi e, come spiega il giovane pastore, per realizzare una recinzione elettrificata per 40 capre aspromontane bisogna proteggere un’area 80 ettari, con costi che possono essere anche molto elevati. Spese che a differenza di quanto accade il trentino ricadono spesso sugli stessi allevatori.

 

È proprio per trovare una soluzione a questo problema che Orlando ha inventato uno strumento per prevenire gli attacchi alle greggi. Il collare anti-lupo sfrutta un processore ad ultrasuoni per tenere a distanza i predatori, ma senza arrecargli alcun danno. Infatti gli ultrasuoni provocano ai lupi solo un lieve fastidio, comunque sufficiente a tenerli lontano dalle greggi. Allo stesso modo anche i cani da guardia ne vengono disturbati così si mantengono a distanza creando una sorta di secondo perimetro difensivo, allontanando ulteriormente i lupi dalle loro prede.  

 

In questo modo il pastore 2.0 unisce tradizione e innovazione, il processore è inserito nei collari in legno delle capre, tradizionalmente costruiti a mano dagli stessi pastori, ma che adesso servono anche a salvaguardare le greggi dissuadendo i predatori dall’attaccarle. “La nostra lotta – racconta Orlando – non è quella di uccidere il lupo, ma di salvaguardarlo perché il lupo deve stare lontano dagli animali e vivere come viveva una volta”.

 

 

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