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Dopo la "forzatura" del recinto, nel fronte a favore degli orsi si fa un bilancio. Dorigatti (Oipa): "Azione controproducente. Ci si deve battere per vie legali"

Nel giorno successivo alla manifestazione organizzata tra gli altri da CSO Bruno e Fridays for Future per protestare contro le condizioni degli orsi al Casteller, nel fronte favorevole ai plantigradi si tirano le somme. La scelta di abbattere parte delle recinzioni non è piaciuta a tutti, tra questi anche a chi da anni si batte come la responsabile di Oipa Trentino Ornella Dorigatti: "Azioni incoscienti che non giovano alla causa. Propongo un tavolo con animalisti e allevatori per trovare una soluzione"

Di Davide Leveghi - 19 ottobre 2020 - 12:44

TRENTO. “E' un'occasione sprecata, che rischia di fare danni alla causa animalista e agli animali”. E' amara, Ornella Dorigatti. La scelta dei manifestanti, che hanno marciato e protestato di fronte al Casteller per denunciare le condizioni degli orsi rinchiusi, di “forzare” le recinzioni non è stata condivisa da uno dei volti più in vista dell'animalismo trentino. La responsabile della sezione Oipa di Trento, presente come normale cittadina alla protesta organizzata da Centro sociale Bruno, Assemblea antispecista, Fridays for Future e Coordinamento Studenti Medi, considera decisamente più funzionali le armi giuridiche delle cesoie.

 

Nell'apice della manifestazione, infatti, alcuni manifestanti hanno abbattuto la parte esterna delle recinzioni, rendendosi protagonisti anche di un blitz volto a tagliare il recinto vero e proprio in cui sono tenuti M49, Dj3 e M57, i tre plantigradi catturati finora dalla Provincia di Trento dopo le numerose predazioni di cui sarebbero “colpevoli”. Tale azione, testimoniata da un video diffuso dagli stessi partecipanti, non trova il sostegno di chi, da anni, conduce la battaglia a favore degli orsi su tutt'altro campo.

 

 

Ognuno è libero di manifestare come vuole – spiega Dorigatti, raggiunta al telefono da ildolomiti.it - ma il nostro scopo deve essere quello di far uscire gli orsi senza utilizzare la violenza e nella legalità. Non possiamo entrare e metterci gli orsi in macchina. Mi sono illusa che la manifestazione potesse essere pacifica, ma così non è stato. Sono degli incoscienti, perché non si può pensare nemmeno di liberare degli orsi nelle vicinanze di una zona abitata. Anche se sono animali intelligenti, e avrebbero preso la strada della montagna, non si sa mai cosa può succedere. E' una follia”.

 

Presente, come detto, come libera cittadina – le sigle animaliste infatti non erano presenti in quanto tali – l'animalista trentina aveva preso il megafono per invitare i partecipanti a fare attenzione. “All'interno del recinto – ci ribadisce al telefono – ci sono degli animali selvatici che sono molto sensibili ai rumori. Se si fossero agitati, i veterinari avrebbero dovuto ulteriormente sedarli con dei farmaci. Io ero lì per il rispetto che provo verso questi animali, ma mi sono sentita da sola contro 150 persone. Incontrati la sera prima, gli organizzatori mi hanno detto che sarebbero stati tranquilli. Invece non è andata così. È un'occasione sprecata che rischia di fare danni alla causa animalista sono comportamenti estremi che non giovano alla causa. È dal 2014 che noi ci battiamo per vie legali ed è su questo campo che si combatte la battaglia per liberare gli orsi”.

 

 

L'ultima decisione del Consiglio di Stato che ha bloccato la cattura di Jj4, accettando il ricorso degli animalisti, dimostrerebbe la bontà di questo approccio, sostiene Dorigatti. “Attendiamo il pronunciamento del Tar - aggiunge cauta – per ora ho riscritto a Costa, noi dobbiamo riuscire a far uscire gli orsi rinchiusi al Casteller prima del letargo. D'altronde M49 non si è mai avvicinato alle persone, né mai si è dato prova delle sue predazioni. È la vicenda su cui nutro maggiori perplessità. M57 è invece un orso ancora giovane, che dovrebbe stare con sua madre. Del carabiniere aggredito, e che l'ha infastidito, non si sente più parlare. Dj3, infine, continua a essere spostata nemmeno fosse un pacco”.

 

Ma quale sarebbe la soluzione secondo la responsabile dell'Oipa?Dobbiamo iniziare a confrontarci con gli allevatori e gli agricoltori – risponde – sono questi che devono accettare la presenza degli orsi. Per questo è necessario dar vita ad un progetto assieme. I pastori sono portati in palmo di mano dalla Provincia, noi no e andiamo avanti con le nostre risorse. Eppure noi viviamo e presidiamo la montagna come loro. Propongo a questo punto un tavolo pacifico di confronto in cui si trovino delle soluzioni, a patto che si includano le sigle animaliste e ambientaliste e i veterinari. Smettiamo di alzare bandiere e diamoci da fare per tirare fuori qualcosa di buono”.

 

Niente politica, dunque, quando si parla di orso. È questo un aspetto ribadito da Dorigatti. Anche perché, di fronte alle contestazioni e alle azioni dei manifestanti di domenica 18 ottobre, la reazione della Provincia è stata quella di contrapporre ancora una volta la presenza dei grandi carnivori con gli interessi degli allevatori. “Il rispetto delle idee di tutti è sacro, ma non è tollerabile che per affermare le proprie idee si danneggi la proprietà pubblica – ha scritto in una nota l'assessora all'Agricoltura Giulia Zanotelli – al clamore inscenato oggi (si riferisce alla giornata di domenica, ndA) noi preferiamo il continuo impegno a sostegno degli allevatori e degli agricoltori che i problemi della montagna li vivono ogni giorno, non solo nei fine settimana in cui si organizzano raduni che sembrano richiamare più supporter che reali conoscitori del nostro territorio e dei suoi reali problemi”.

 

Cara assessora Zanotelli, ovvio che è sbagliato ma chi ha dato il consenso per manifestare là?”, aveva replicato sui social la stessa rappresentante dell'Oipa.

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